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Nubi di ieri sul nostro Evolution odierno

Ed eccoci al secondo giorno dell’Evolution 2008, che riserverà un po’ di sorprese, alcune gradite, altre decisamente meno, a partire dal maledetto mezzo di locomozione che, causa ingolfamento irreversibile, ci obbliga a perdere le esibizioni di Idols Are Dead e Necrodeath.
A chiudere il secondo trittico made in Italy dell’Evolution ci sono i romani Novembre. Da sempre reputata dalla critica come una delle (poche) punte di diamante del panorama estremo nostrano, la band dei fratelli Orlando si divora la scena. Il contesto è ben diverso da quello del primo giorno del festival, essendosi addensati sotto al palco un gran numero di headbanger. I feroci fan di Opeth ed In Flames godono con diritto delle pregevoli saette scoccate dai Novembre, che per l’occasione non fanno mancare le immense “Come Pierrot” e “Child Of The Twilight” e rispolverano anche le più seminali “Love Story” e “Nostalgia Platz”, con “Bluecracy” a tenere alto il vessillo della loro ultima fatica. L’ennesimo viaggio regalatoci dalla band attraverso le nostre emozioni è però rapidamente concluso per lasciare spazio alla creatura camaleontica di Daniel Gildenlöw.
Curiosa la scelta di posizionare un gruppo come i Pain Of Salvation in quarta posizione, concedendo agli svedesi solo 45 risicati minuti di esibizione. Un gruppo della loro caratura meriterebbe sicuramente un posto ben più alto (non diciamo al sole, visto che di quello durante il loro live ce n’è stato fin troppo), riprova di come quest’anno l’organizzazione dell’Evolution abbia fatto acqua rispetto alle passate edizioni.

Ad ogni modo i cinque svedesi con la loro classica umiltà salgono sul palco sulle note di “Falling”, per attaccare il concerto con una “The Perfect Element” penalizzata da un mix non esattamente ottimo, ma comunque intensissima e sentita. Daniel si riconferma istrione in grado di divertire il pubblico insieme al fido Johan Hallgren, oltre che ovviamente cantante dalle doti ultraterrene.
La scaletta, nel poco tempo concesso, spazia fino agli esordi della band con la classica “Nightmist”, per toccare l’ultima fatica “Scarsick” con “America” e la splendida “Disco Queen”, che scatena buona parte del pubblico (ormai pressoché arrostito dal caldo insopportabile). Un buon live per le condizioni nelle quali si è svolto, rimane l’amarezza nel dover vedere un gruppo come loro confinato in uno spazio così ristretto.
Giunti sul palco con la stessa potenza di uno tsunami i Death Angel sono decisi a far muovere la folla acclamante.
“Lord Of Hate”, tratta dall’ultimo lavoro, ha l’onore di aprire le danze, seguita da “Voracious Souls”. Lo stacco tra il loro primo stile di thrash e quello più attuale, in sede live, è ben attutito e si coordina meravigliosamente, tanto che alternano ancora due brani dell’ultimo disco, tra cui “Dethroned”, e pezzi più datati come “The Devil Incarnate” e “ThickerThan Blood”, entrambe dall’album più sperimentale, “The Art Of Dying”; Presenza scenica alle stelle, il gruppo riesce a gestire il pubblico, che ricambia l’energia cantando ogni singolo ritornello e respirando polvere all’interno del pogo.
I Death Angel sanno come intrattenere la folla e al contempo eseguire i brani trasmettendo entusiasmo ed energia, non stando mai fermi e dedicando tempo ad assoli e a distorsioni miste ad acuti potentissimi,
Si giunge verso la fine con “Soulless” e “The Ultra-Violence”; in conclusione un’esibizione ricca di personalità e voglia di spaccare.
[PAGEBREAK] Proprio come accaduto ieri per i Sonata Arctica, anche i Gamma Ray si ritrovano soli soletti in mezzo a tante band tipicamente death oriented (Pain Of Salvation esclusi). Questa considerazione non deve essere sfuggita a Kai Hansen e soci che, pur sfoderando una delle migliori performance della due-giorni, si ritrovano un pubblico solo parzialmente coinvolto nello show, tanto che ad un tratto il buon Kai al microfono domanda (e si domanda) se forse non siano la band sbagliata per l’occasione. I dubbi sollevati vengono però almeno in una qualche misura dissipati da un recupero di verve da parte dei fan, che incitano e sostengono un’esibizione obiettivamente da applausi. La chiusura con un’esagerata interpretazione di “Send Me A Sign” è lo scossone finale che ci lascia con un’ineluttabile certezza: i Gamma Ray sono dei veri animali da palco.
Il cielo inizia ad annuvolarsi quando gli Opeth salgono sul palco (assieme ad un’orda implacabile di zanzare) per la loro prima calata italica dopo l’uscita del controverso “Watershed”.

Stupisce tutti l’apertura con “Demon Of The Fall”, solitamente posta in chiusura dei concerti degli svedesi. Fin da subito si nota come i suoni non siano proprio stupendi: il mix non è male ma il volume degli strumenti è esageratamente alto e produce un risultato oltremodo saturo che non permette di distinguere bene le varie parti. Questo sarà il problema principale del concerto, nonostante il gruppo ci metta sicuramente dell’impegno per dare vita ad uno show che sia ricordato, anche ripescando pezzi che non si erano sentiti spesso nei loro live, come “Wreath” o “To Rid The Disease”. Ottima la forma vocale di un Akerfeldt rimesso dalla varicella e sempre buono il supporto del gruppo, sebbene il batterista Martin Axenrot continui a confermare le tesi per cui sarebbe stato molto meglio se fosse rimasto nei Bloodbath.
Splendida la chiusura con una “The Drapery Falls” da brividi, finita giusto giusto sulle prime gocce di pioggia che a breve scateneranno l’inferno sull’Evolution.
Al destino non deve mancare di certo il senso dell’umorismo. Quale miglior evento di una pioggia mista a grandine (dai chicchi enormi) per spegnere il fuoco degli In Flames? È appena terminato lo show degli Opeth quando un violentissimo temporale manda all’aria l’ultima ed attesissima esibizione dell’Evolution. L’impegno degli addetti ai lavori non è sufficiente per ripristinare il corretto funzionamento delle attrezzature sul palco. Così, intorno alle 23.00 viene dato il laconico annuncio della fine anticipata di questo Evolution 2008, che non passerà alla storia come il miglior festival estivo del secolo, ma che ha comunque offerto svariati episodi di grande musica dal vivo.

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