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Il tesoro sotto la cenere

“Se vedi solo ciò che la luce rivela e ascolti solo ciò che il suono annuncia, allora in verità non vedi e non senti”. Bastano le poche parole del profeta Gibran per sintetizzare il commento su questo piccolo capolavoro, proveniente niente meno che dalla Siria e che, ad un primo frettoloso ascolto, potrebbe sembrare un prodotto di scarsa qualità. Un lavoro, infatti, che risente troppo della pessima produzione e di una voce assolutamente priva di incisività (a volte addirittura inesistente). Ma poi si scava oltre e si nota che è forse la prima heavy-metal band musulmana, di inspirazione Petrucci & Co., con tanto di concept e testi in inglese (chi ha detto che gli arabi odiano gli americani?). Il gradino successivo riscopre la parte strumentale (fortunatamente più estesa rispetto a quella cantata), il songwriting, la personalizzazione e la creatività. E si rimane davvero affascinati! Otto tracce in 60 minuti (circa 8 minuti l’una), con strumentazioni baroccheggianti, intricate melodie di ogni tipo, richiami alla musica classica settecentesca ed al prog- rock anni ’70. Il risultato è una intricata mistura di prog-symphonic-power-melodic, di alta estrazione, suonata col cuore. Non ci sono schemi e la band sorprende con continue inversioni di tempo e di melodie. Ultimo passo è lo studio del book interno, che sembra l’opera di una major, con testi, foto e sfondi di perfetta fattura. Si scopre in “Poem Of A Knight” un perfetto concept, sul travagliato amore fra la figlia del re, erede al trono, la principessa Anna, e Luis, cantante lirico: un amore tanto ostacolato dalla famiglia reale quanto resistente alle avversioni ed agli orrori della guerra.
A conferma delle capacità del gruppo, il demo oggi non è più tale, perché i diritti di pubblicazione sono stati acquistati per la diffusione dalla francese “Brennus Music”.

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