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Nuotando nell’aria, davvero

Sono i versi di Nabokov la premessa al nuovo spettacolo dei Marlene Kuntz. Un tour teatrale che concede alla signora Marlene la possibilità di indossare il suo abito più elegante e lasciarsi ammirare con pacato stupore, tra le note di brani nuovi, lenti, bellissimi. Nuovi anche i musicisti, oltre a Riccardo Tesio alle chitarre e Luca Bergia alla batteria, stavolta accompagnano Godano Luca Saporiti al basso e al contrabbasso e Davide Arnodeo alle tastiere e al violino. La squadra è convincente, i suoni che ne vengon fuori lasciano finalmente nuotare nell’aria, come cantava la band anni fa. È una dimensione che calza a pennello agli intenti di un gruppo che cresce secondo un percorso artistico raffinato e lungimirante.
“Stato D’Animo” apre la serata e Godano, sul suo sgabello da cantastorie, diffonde le parole come profumi in un Palapartenope ansioso di scoprire che ne sarà di quell’Ape Regina ora catturata dal Sapore Di Miele. Il secondo brano è già una sorpresa: una cover. “Diaframma” dei Siberia è il primo piccolo regalo della serata. Non sono una band da cover i Marlene, evidentemente stavolta l’obiettivo è stupire. “Fantasmi” e “111″ sono gli assaggi più consistenti del loro ultimo lavoro. Finché non arriva “Canzone Ecologica” e Godano posa la chitarra e si immedesima nei panni di maestro. Una lezione di scrittura, o di tessitura, quella delle parole che si fanno emozione e Cristiano è delicato, dolce eppur autorevole. “Musa” e “Uno” precedono un’altra cover; stavolta tocca a Giorgio Gaber, e la sua “Libertà” che è interpretata in modo forse poco convincente, in una forma che si lascia perdonare solo per le due gemme preziose che seguono. “Nuotando Nell’Aria” e una versione piano e voce di “Schiele, Lei, Me” –splendida- fanno fare un salto indietro, non ai tempi della scatenante “Overflash”, nemmeno ai tempi della strumentale premessa di “Sonica”, ma ai tempi di quel “Senza Peso” che ha dato la svolta alla loro poetica. “Amen”, “Ricordo” e la magica “Ineluttabile” lasciano ricordare, ma non rimpiangere, perché l’atmosfera di questa serata è densa, ammirevole e fantastica.

Cristiano sul palco sembra esser solo in certi momenti, cattura l’attenzione e quei gesti, quel muoversi danzando al ritmo della sua musica, sono leggiadri. Raccoglie i suoni e li fa propri, li rende fisici, ricostruisce un’armonia che da musica diventa piacere. E conquista, sì, lo si capisce dalle voci che chiamano fuori i Marlene dopo la prima pausa, come per non sprecare un solo attimo dello spettacolo, come per non lasciar evaporare quel clima. “L’Esangue Deborah”, “Bellezza” e “La Canzone Che Scrivo Per Te” – in un testo che senza la presenza di Skin e dell’inglese ne guadagna in bellezza- compongono un rientro in scena breve e che lascia capire che si è quasi giunti alla fine. Giusto il tempo di un’altra brevissima pausa e poi la conclusione c’è davvero, ma non prima di “Negli Abissi Fra I Palpiti”, di “Sapore Di Miele” – che scatena Godano in una fisica empatia con la sua musica-, non prima dell’ultima cover: “Impressioni Di Settembre” dei PFM.
Peccato, due ore son poche quando senti di respirare lo stesso ossigeno dell’artista che hai di fronte. Due ore son davvero poche quando stai per entrare in quel cuore, in quell’anima e una chiusura di scena deve stronca il cammino. Ma forse quella voce, quei suoni sanno restar dentro e guidare verso la giusta interpretazione di questa nuova Marlene che in molti faticano a scoprire. Sarà che la bella signora non ha fretta, ma la lenta, carezzevole scoperta ha un che di incanto. Magici, finalmente, i Marlene Kuntz rientrano in gioco.

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