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Nuovo horror italiano

Uscito in anteprima al Fantasfestival l’anno scorso, questa antologia di cortometraggi è ora riproposta in versione ridotta in vista dell’uscita in sala il prossimo 7 giugno con Distribuzione Indipendente (QUI l’elenco delle sale).
I corti, tutti ispirati alle opere di Edgar Allan Poe, rappresentano una fetta interessante del nuovo cinema italiano indipendente.

I nomi che spiccano, in “P.O.E. – Poetry of Eerie“, sono quelli dei fratelli Capasso, autori di “Silenzio”, corto pervaso da un’atmosfera cupa e opprimente, e di Edo Tagliavini, regista del divertente e originale “La verità sul caso Valdemar”, dotato di un’ironia leggera e pungente. Ma nessuno è da meno in questa bella collezione e così scopriamo come sia difficile sconfiggere una “macchina” in un gioco di intelletto nel sottile “Il giocatore di scacchi di Maelzel” di Domiziano Cristopharo, o di come ci si possa sentire perduti in mezzo agli altri ne “L’uomo della folla” di Paolo Fazzini.

Crudo e sanguinolento il corto “Le avventure di Gordon Pym” di Giovanni Pianigiani e Bruno Di Marcello in cui si affronta il tema dell’isolamento – o della solitudine – così come succede anche in “La Sfinge” di Alessandro Giordani, che tuttavia gioca su tutt’altre posizioni, presentando uno spaccato sul rapporto padre–figlia che spinge a riflettere. Menzione speciale, infine, per “Il gatto nero” di Paolo Gaudio, un pezzo di animazione che lascia estasiati per poesia e raffinatezza. Chiude l’antologia “Canto” di Yumiko Sakura Itou, più che un cortometraggio un tuffo in suoni e immagini che lasciano vagare la mente quanto basta per assimilare quanto visto in precedenza.

Si segnala che la versione integrale sarà disponibile on demand dal 14 giugno su Own Air.
Quel che stupisce è che la Commissione di Revisione Cinematografica abbia assegnato al film il divieto di visione ai minori di anni 18, quando in sala si vedono ogni giorni lungometraggi ben più cruenti con divieti ai minori di soli anni 14.
A parte questa stranezza, la qualità non si discute.
Se il panorama italiano può contare su registi capaci e intraprendenti come quelli che compongono “P.O.E.” allora forse per il nostro cinema, da troppo tempo in caduta libera, c’è ancora una speranza.

Daniele PicciutiNero Cafè

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