Home > Recensioni > Nymphomaniac Vol. I & II (Director’s Cut)

Finalmente completa, finalmente senza tagli di censura: ora possiamo giudicare davvero l’ultima fatica di Lars Von Trier, il tanto commentato, atteso, contestato “Nymphomaniac”. La seconda parte è stata presentata in anteprima mondiale a Venezia 71, mentre la prima era già passata a febbraio all’ultima Berlinale.

Lasciamo stare quindi ogni divisione, in questa sede ne parleremo come di un’opera unica, monumentale, onnicomprensiva, della considerevole durata di 325 minuti. L’aggressiva e geniale campagna pubblicitaria ai tempi dell’uscita “soft” nelle sale di tutto il mondo è servita a creare l’attesa, ma ha completamente spostato l’attenzione dal vero fulcro dell’opera.

Nymphomaniac” è un film rivoluzionario non per le esibite scene di sesso, ma per come rappresenta e mette in scena l’immaginario erotico delle donne che, probabilmente, non saranno corse a vederlo in sala convinte di trovarsi di fronte al lavoro pruriginoso di un misogino.

No! Non è così! Lars Von Trier ama le donne, ogni suo film ha come protagonista una donna, e le vessazioni che la protagonista femminile subisce sono ogni volta legate all’ambiente sociale, storico o metafisico in cui si muove.

Von Trier non gode a martirizzare le sue protagoniste, il suo intento è sempre quello di rappresentare l’inadeguatezza di uomini violenti, ottusi, ignoranti, di fronte ai magnifici angeli che, nel corso della sua carriera, hanno avuto volto, carne e anima di Emily Watson, Bjork, Nicole Kidman, Kirsten Dunst e, ora, Charlotte Gainsbourg.

Joe crede di essere una persona cattiva perché vive la sua sessualità in maniera sincera, goduriosa, COME UN UOMO. La società la porta a sentirsi diversa, emarginata, degna di una comunità di recupero. Perché è una donna alla ricerca del piacere, perché non crede al grande inganno romantico dell’amore sopra ogni cosa.

In una stanza, all’interno di stretti vicoli, Stigman e Joe, intelletto ed emotività, apollineo e dionisiaco, si confrontano per una notte intera. Si è tanto parlato di Joe come di una novella Sheherazade, anch’io lo pensavo ma eravamo tutti fuori strada. Quella stanza è il nostro cervello, è quello di Lars, i due emisferi si scindono e dibattono anche brutalmente. Ma la divisione non è netta, i due istinti sono correlati: il magnifico, beffardo, spiazzante finale deassolutizza tutto. Complimenti Lars, hai fatto centro ancora una volta.

Pro

Contro

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