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Della sintesi e della godibilità

Quasi senza dubbio, se non avessimo avuto “Everyone Into Position” da sopportare, non ci sarebbe mai stato “Frames”. La band di Manchester ritorna a fuoco in otto (lunghi) scatti ritraendo se stessa come in un book fotografico. I controluce, i primi piani, la saggia amministrazione delle luci fanno di questo terzo lavoro un passo in avanti deciso ricollegandosi per lo più al superbo EP “Music For Nurses”.
Meglio assorbite le influenze mostrate in “Effloresce”, “Frames” si dimostra come un disco che ha cose da dire. In un periodo in cui tutto deve necessariamente essere stereotipato per piacere anche ai “cvitici”, loro semplicemente se ne fregano. Partono giocando in casa per poi montare il grandangolo sfruttandolo per il panorama di “Unfamiliar”. Le reflex sono ancora così. Basta cambiare obiettivo ed entrare nelle impressioni intime di “Savant”.
Se ne fregano perché alla faccia di tutti, mollata la Rough Trade consegnano un disco arrogante, che richiede numerosi ascolti prima di entrare sotto pelle come ormai troppo di rado capita (nemmeno i Tool ci sono riusciti) e che costantemente strega e stupisce con particolari solo apparentemente secondari.
“An Old Friend to the Christies” ci consegna il lato più oscuro prima di spiazzare con una storta e complessa “In Sleeping Dogs And Dead Lions” dove i nostri si divertono a ritoccare paesaggi e fotografie – appunto – sino a mutarne la natura.
“The Frame” è la conclusione, come un dolce passaggio dalla quotidinaità ad un meritato riposo senza mai dimenticare che anche il silenzio che la segue profuma di Ocean(size)o.
Sollevate le responsabilità di un post Radiohead o di un Post Quelcavolochesivoglia c’è da aggiungere, come chiosa, che gli Explosions In The Sky con questo materiale avrebbero campato almeno vent’anni. In barba anche a loro, insomma.

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