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Offlaga Disco Pax: Si stava meglio quando si stava meglio

In un’intervista eroica i tre partigiani reggiani ci permettono di scostare il colorato involucro ideologico che li avvolge per assaggiare un gustoso cuore di wafer; li ringraziamo sentitamente per la disponibilità e per la pazienza. Se pensate che i discorsi alla nazione di Fidel Castro fossero lunghi, non avete ancora letto questo articolo. Benvenuti nel plastico del mondo in scala 1:1 gentilmente donatoci dagli OfflagaDiscoPax.

Ciao, innanzitutto complimenti per “Bachelite”. La prima cosa che ho notato ascoltando il disco è una maggiore profondità degli arrangiamenti e dei suoni rispetto a “Socialismo Tascabile”. Come avete ottenuto questo risultato?
Enrico) Comporre con la consapevolezza di avere una certa visibilità ha imposto un rimboccarsi le maniche del tutto naturale. Ci siamo dati più tempo, che matematicamente consiste nel rischiare più risorse economiche, e un minimo di piano lavorativo, senza mettere in discussione quanto fatto precedentemente, cercando di mantenere quanto di caratteristico e di migliorare forme e contenuti. Il 75% dell’album è registrato su nastro.
Daniele) Abbiamo dedicato molto più tempo a quello che era il lavoro di studio e quello di preproduzione. Con Socialismo Tascabile arrivavamo a registrare brani suonati e provati dal vivo negli anni precedenti, con Bachelite alcuni brani sono nati poco prima delle registrazioni e questo ci ha permesso di lavorare in maniera differente e in alcuni casi più attenta.

Mi sembra anche accresciuta l’organicità nel rapporto tra musica e testi. Cosa comporta in fase di composizione e arrangiamento il fatto che le vostre canzoni non siano strutturate in modo classico? Come vi suddividete i compiti, se lo fate?

Enrico) Prima di tutto c’è una sorta di spartizione dei testi tra me e Daniele, una sorta di corsa all’oro, ovvio che Max debba essere d’accordo con noi e viceversa sulla scelta di questi. Indicativamente uno dei due scrive la melodia di base e l’altro si dedica agli arrangiamenti, ma c’è molta mobilità man mano che la musica cresce ad avvolgere il testo di turno, mobilità che in studio rischia di farti mancare il punto, viste le possibilità legate all’attrezzatura disponibile.

Pensate che il vostro modo di fare musica possa presentare qualche attinenza con la stesura di una colonna sonora? Avete mai pensato o fantasticato di lavorare in questo ambito?
Daniele) L’idea iniziale, dalle prime prove del gruppo, era cercare di creare una colonna sonora alle storie e racconti di Max, che si adattasse e integrasse ad esse. Fare colonne sonore anche in altri ambiti sarebbe bellissimo.
Enrico) Abbiamo rischiato di farlo la scorsa estate per una piccola produzione, peccato che i loro tempi non fossero i nostri e che questi andassero a scontrarsi col nostro rientro in studio. Ogni tanto riceviamo qualche proposta nuova, io sto terminando le musiche per un dvd di presentazione del ponte di Calatrava, ad esempio. Questo per arrivare a dire che l’attinenza è assolutamente insita nel progetto da subito ed è l’unico paletto reale fissato.

Max, nei testi di “Bachelite” sembra che tu dia un risalto ancora maggiore a episodi molto privati e a volte dolorosi della tua vita. Cosa comporta questo quando si ha a che fare con un pubblico che è affascinato dalle tue parole, che le impara e che magari le ripete ai concerti? Come si bilanciano la volontà di scrivere un bel testo e l’umana tendenza di autoconservazione costituita dal timore di esporsi troppo?

Max) Quando scrivo queste domande non me le pongo. La riflessione nasce quando avviene la scelta di quali testi usare per il gruppo, il come, il perché. In generale non ho problemi ad espormi, l’aspetto autoironico spesso presente nelle storie che raccontiamo aiuta a sdrammatizzarne le parti più dolorose e a non prendersi troppo sul serio. Alla fine solo per “Venti Minuti” mi pare di essere andato un po’ oltre i limiti che di solito di mia natura mi impongo e in questo senso è stato il gruppo a sostenere la scelta di un brano così difficile e personale, da solo non avrei avuto la forza di cimentarmi con esso pubblicamente.

Un’altra cosa che emerge dai tuoi testi è secondo me la capacità di guardare al tuo (vostro e nostro) passato politico con ironia e distacco ma anche con grande affetto. Che manchi proprio questa capacità ad alcuni personaggi di spicco delle sinistre italiane che non riescono ancora a superare il complesso del “dover chiedere scusa” sempre e comunque?
Max) La storia in cui mi riconosco è quella del PCI. È stata una storia bellissima nonostante i suoi inevitabili errori. Non sopporto molto chi pubblicamente fa finta di non sapere di che storia è figlio e da dove viene ma ancora più fastidio mi dà chi quella storia oggi rivendica orgogliosamente quando ai tempi del PCI probabilmente passava la vita a criticarne ogni aspetto. Sparare sul PCI (anche letteralmente) è stato uno sport molto diffuso negli anni settanta e ottanta, oggi però molti di quelli che lo facevano lo rimpiangono di sicuro. Decisamente si stava meglio quando si stava meglio.
[PAGEBREAK] Il brano “Robespierre” ha funzionato benissimo per farvi conoscere, anche presso un pubblico pericolosamente vicino alle ragazze dalle Superchiome. Che rapporto avete oggi con questa canzone?
Enrico) La nostra “Smells like teen spirit”, circa eh… ogni tanto faremmo anche a meno di proporla dal vivo, se non fosse che qualcuno sia sotto che sul palco scalpita. Per accontentare tutti abbiamo cercato di renderla un attimo più movimentata nella musica paradossalmente abbassando i bpm…
Max) Ho sempre vissuto quel brano come una sorta di manifesto ideologico “a bassa intensità”, divertente e scanzonato quanto basta ma anche pieno di ironia affettuosa per un’epoca che non c’è più. Personalmente credo che non mi stancherò tanto facilmente di farla dal vivo.
Daniele) Io ho già cambiato lo strumento con cui lo propongo live… ora mi diverte molto di più suonarla.

A proposito di Carlotta. Mi sembra un esempio, e una vittima, del fatto che oggi sembri imperativo esprimere la propria individualità, urlandola, anche se si ha ben poco da esprimere. Era questo l’intento?
Max) Carlotta nel frattempo di anni ne ha fatti trenta, si è sposata e della scapigliata pattinatrice di allora temo sia rimasto poco. L’intento era quello di scrivere il ritrattino spiritoso di una ragazza degli anni novanta piena di entusiasmo e voglia di fare inconsapevole o quasi di annaspare nel vuoto. Anche se poi quello che è rimasto col cerino in mano sono io…

Daniele e Enrico, mi dite qualcosa sui vostri progetti paralleli? Vedrà mai la luce un’uscita a nome Giardini Disco Pax?

Enrico) In caso sarebbe OfflagaDiscoMirò… Da quando suono ho sempre mantenuto due o tre attività parallele, mentre da quando nascono gli ODP preferisco concentrarmi su questo prima di tutto, mantenendo per il momento il parallelo allenato a livello mentale. Ogni tanto esce qualcosa, come VolvoTapes che ho condiviso dal vivo con Francesco Donadello in una sorta di prosecuzione del lavoro in studio. Sicuramente continuerò ad ammattire dietro a diavolerie analogiche.
Daniele) Con i Giardini sarebbe molto bello poter collaborare… in quale modo ancora lo ignoriamo, ma siamo fiduciosi. Per quanto riguarda attività parallele io coltivo i Magpie, mio gruppo da prima degli Offlaga. Speriamo vedrà presto la luce il cd, che teoricamente è già pronto… e ci sono buone probabilità. Difficile stare fermo musicalmente, credo ci sia troppo da suonare ed imparare suonando per stare fermi. Chiaramente l’attenzione maggiore se non quasi totale sono gli ODP, ma mi riservo ancora qualche libera uscita.

In molti si sono sbizzarriti nel tracciare paragoni con altri gruppi per tentare di raccontare le vostre sonorità, quindi ci provo anch’io. Che ne dite di un’affinità con i Lali Puna e con un certo modo di intendere la musica elettronica interpretato dalla Morr Music? Cosa ascoltate ultimamente?
Enrico) Ho amato molto le produzioni della Morr al punto da portare in Italia per la prima volta e in assoluto D.I.Y. Styrofoam e Phonem, si parla di circa 8 anni fa. Adoravo il primo disco dei Lali Puna ma non i seguenti. Di conseguenza ho trovato nel tempo un poco stantie le produzioni di tutta l’etichetta. Da tre anni sono in trip Brian Eno, produzioni e musiche, ho scoperto da poco Raymond Scott e Bruce Haack, assoluti pionieri, continuo ad adorare i Broadcast di cui aspetto il nuovo album, sempre da poco ma con intensità Robert Wyatt, mentre nel nuovo dove ormai navigo a fatica, sarà l’età, ho trovato spettacolare White Chalk di PJ Harvey, le atmosfere di Colleen, Deerhunter e Panda Bear. Dimenticavo l’ultima ossessione, Rino Gaetano, stupefacente nei testi.
Daniele) La Morr music ha fatto un interessante tributo ad uno dei miei gruppi preferiti di sempre, gli Slowdive… ultimamente ascolto molto Giuni Russo, credo che Energie sia un disco immenso e incredibile. Ascolto molto anche i Fou, gruppo di Milano che spero faranno presto parlare di loro, incredibili e bravissimi. All’estero molto belli i nuovi lavori di Helio Sequence e Breeders…
Max) Al momento gira parecchio nel mio stereo il nuovo disco di Paolo Benvegnù e confesso il mio debole per Amen dei Baustelle. Non mi dispiace anche il nuovo Goldfrapp. Segnalo anche un libro: Minimum Fax ha appena ristampato l’autobiografia di Angela Davis, molto interessante.

È difficile pensare ai propri album preferiti senza pensare al supporto e alla situazione in cui sono stati ascoltati. Pensate che i file mp3 siano un passaggio evolutivo obbligato o che comportino una perdita di aura della musica? Chi inizia ora ad ascoltare musica un giorno ricorderà la sensazione di sfiorare la rotellina dell’iPod con lo stesso trasporto con cui altre generazioni ricordano la puntina sui solchi?
Enrico) Mi sono trasferito da poco più di una anno lasciando il grosso dei dischi da mia madre, portandomi appresso un ipod che al momento contiene 15 giorni di musica e che utilizzo in tour o a casa per lo più come sorta di radio, in random. Da questo punto di vista lo trovo un ottimo veicolo, certo è che se voglio ascoltare attentamente una cosa non rinuncio al vinile mentre tra i due è rimasto schiacciato ed un pochino in disparte il cd. Ho la fortuna di percepire la differenza tra un tipo di ascolto e l’altro, accetto ciò che di nuovo posso sfruttare, ma non accantono in poco tempo l’abitudine ad un ascolto che esigo essere di qualità, di fronte ad un vero e proprio stereo. Non me la sento di giudicare chi fa diversamente da me, piuttosto mi spaventa rimanere ghettizzato nel tempo, mi spaventa l’idea di non poter cercare e trovare fisicamente un album in un negozio di dischi, polvere compresa.
Daniele) Credo che l’mp3 svaluti la musica e ne inibisca il valore. Avendo tutto a portata di mano e gratuitamente impedisce la valorizzazione di quello che si ascolta. Poi sì, ok, il veicolo pubblicitario del “prima ascolto e se mi piace compro” va bene, ma è una prerogativa di una piccolissima percentuale di ascoltatori. I giovani oggi scaricano le suonerie e discografie intere che neanche mai ascolteranno in formati con qualità ridicola e che vanno random sui lettori mp3, come possono apprezzare veramente il piacere di ascoltare un disco? Io continuo a preferire alzarmi dalla sedia per girare un vinile, almeno mi rende partecipe di quello che sto ascoltando.
Max) Io praticamente nemmeno ascolto i cd masterizzati, figuriamoci un mp3 o cose del genere. Non posseggo un Ipod e le mie esperienze di ascolto da lustri si limitano a dischi originali e concerti. Non è per snobismo ma per una banale questione generazionale: capisco perfettamente chi oggi non ha alcun legame col supporto fisico dei dischi ma ad ascoltare musica sul computer attraverso due diffusori gracchianti sei watt non provo alcun godimento.
[PAGEBREAK] Con i suoni posti in apertura e in chiusura del disco emulate una musicassetta. Innanzitutto, perché? E poi, sarebbe così impensabile fare oggi un’uscita in cassettina, che so, un’edizione limitata per un singolo?
Enrico) Ho vissuto la scomparsa della cassettina come un lutto da un lato, mentre dall’altro traevo profitto nel comprarne ad un euro al pezzo, magari accaparrandomi cose per cui non avrei speso una lira, spinto da curiosità. Il suono iniziale/finale vuole esortare ad una ciclicità d’ascolto, e al tempo stesso celebrare amorevolmente la scomparsa del mezzo, avvenuta in un arco di tempo che è lo stesso a separare la distanza d’uscita tra il primo ed il secondo album. Solo tre anni. Una delle ultime idee era di spedire ai giornalisti l’album promo in MC, figuriamoci se loro non possiedono un mangianastri. Con VolvoTapes pensavo ad uscite solo in cassetta, per capirci. Non lo escludo, anche tra tre anni.
Daniele) Io voglio portare live le basi di alcuni brani con il mangiacassette… sarebbe bellissimo avere la valigetta con le cassettine di scorta.

Avete qualche opinione esprimibile in pubblico su Giovanni Lindo Ferretti? Come avete vissuto le sue svolte più o meno recenti?
Enrico) Pare ci abbia definito metadone, in rapporto agli ex fan Cccp, si suppone. Mai trovato riscontro su carta. Tempo fa siamo entrati contemporaneamente da due porte diverse nello stesso bar a prendere un caffè, ritrovandoci fianco a fianco al bancone. Lungi da me l’idea che potesse associarmi ad Odp, non credo abbia i poster in cameretta, mi ha divertito l’immagine, lui vestito di nero da capo a piedi, io in eskimo. Divertito al punto che ho bevuto e pagato in fretta e furia per uscire e liberare un sorriso. Ciao Lindo.
Max) Nella mia adolescenza vissuta negli anni ottanta Lindo Ferretti era un eroe assoluto. La forza di quelle parole nei CCCP prima (e anche nei CSI dopo) era talmente grande che non potevo credere che quel gruppo fosse figlio della mia stessa terra e della stessa città. Ancora adesso se metto su quei dischi mi risale tutta l’adolescenza inquieta che devo avere dimenticato di vivere da qualche parte. Ho letto il suo libro “Reduce” e l’ho trovato scritto benissimo, ma il contenuto è molto lontano da me come lo sono le sue attuali posizioni etiche e religiose.
Daniele) Vissute? Svolte?

L’intervista è finita, grazie per la vostra disponibilità. Sfruttate pure questo spazio democratico per dire ciò che vi pare.
Enrico) Andate a votare, anche se preferirei molti di voi rimanessero a casa. Quasi tutti.
(NB: questa risposta risale ai giorni appena precedenti alle elezioni 2008)
Max) Prima della fine del mondo avremo in Italia una sinistra unita col 51% dei voti. Probabilmente un secondo prima.
(NB: questa risposta risale ai giorni appena successivi alle elezioni 2008)
Daniele) Più soldi per “Bologna Violenta”.

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