Home > Recensioni > Offlaga Disco Pax: Socialismo Tascabile

Un conforto, una bandiera, una linfa vitale

Per tutti gli orfani di Jack Frusciante, per tutti gli orfani di un comunismo svanito con un muro, o meglio di un socialismo svanito con un soffio, per tutti gli orfani di una gioventù alimentata da ideali all’argento vivo, per tutti coloro che la provincia emiliana l’hanno quantomeno vista, se non addirittura vissuta. Per tutti questi, e non solo per gli ultimi della lista, come loro stessi ardentemente e autarchicamente cercano di rivendicare, per tutte queste anime ebraicamente sparse per un mondo adulto e perbenista, ma unite da un fil rouge, che di altro colore certo non poteva essere, per tutti questi cuori che ancora palpitano al ricordo della propria gioventù e del suo vigore, oppure cominciano ora a palpitare alla visione di ciò che sarebbe potuta essere e non è stata, per le gabbie di solido acciaio con cui famiglie-vicini-quartieri-città-regioni-nazioni-convenzioni hanno stordito l’argento sopito che ricopriva i loro animi rivoluzionari. Per questo popolo nascosto, gli Offlaga Disco Pax sono un conforto, una sveglia, un amico, un ricordo, una bandiera, una linfa vitale.
È più la musica parlata che quella suonata, su “Socialismo Tascabile”. Più che un album, un cantastorie di quelle che ora sono fiabe, ma solo venti anni fa sono state storia, e oggi si fa fatica a crederlo. Ma è proprio nell’abilità di tenerle così in bilico che sta il segreto che rende universali (quantomeno per l’orfanotrofio di cui sopra) le parole di Max Collini, accompagnate da un’elettronica spesso minimale a opera di Enrico Fontanelli e Daniele Carretti, perfetti nello spaziare dal mood ottantiano della Praga di “Tatranky” all’allegria da cartoon di “Robespierre” (hit da urlo per le disco anni ’80, dell’Emilia quantomeno), fino alla ballata da rocker al tramonto di “Piccola Pietroburgo”.

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