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Oggi torna al cinema

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Sì! Si può fare! Riportare al cinema “Frankenstein Junior“, il capolavoro di Mel Brooks, in versione restaurata digitalizzata. Ridare nuova linfa vitale ad un film cult immortale, solo per un giorno: il 26 novembre. L’evento viene ospitato da una serie di sale in tutta Italia, il cui elenco completo è disponibile sul sito della Nexo Digital, azienda specializzata nella produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi digitali ad alta definizione (2K), e principale promotore della Frankenstein Junior Week.

In attesa del 40esimo anniversario dell’uscita del film negli Stati Uniti, è stata organizzata un’intera settimana di festeggiamenti, ricca di appuntamenti che dal 19 al 26 novembre coinvolgono tutti gli appassionati della geniale pellicola comica. Iniziata con il ritorno del musical “mostruosamente divertente” della Compagnia della Rancia, in scena al teatro Brancaccio di Roma dal 19 novembre, la Frankenstein Junior Week è proseguita con l’uscita, il 20 novembre, della “Frankenstein Junior – On Stage Edition“, una nuova edizione limitata disponibile sia in formato bluray che in dvd, ricca di contenuti extra e novità. Tra le chicche imperdibili: scene tagliate e inedite e gli errori degli attori, un commento audio del regista, un documentario di 36 minuti con il making of e le interviste agli attori e alla troupe; nella versione bluray sono disponibili, in più, anche degli esilaranti contenuti interattivi: la “Funzione Blücher“, che permette di ascoltare in qualsiasi momento del film il famoso nitrito di cavalli che parte ogni qual volta si pronunci il nome “Frau Blücher”, e “l’Opzione Interattiva Picture in Picture” che permette di scoprire nel laboratorio di Frankenstein Junior le formule segrete della creazione della pellicola.

“Frankenstein Junior” è un capolavoro di comicità, parodia del celebre romanzo di Mary Shelley e dei film degli anni 30 che ne sono stati tratti: “Frankenstein” (1931), “La moglie di Frankenstein” (1935) e “Il figlio di Frankenstein” (1939).Una ricostruzione filologia ci porta ad un confronto continuo e ricco di citazioni tra le pellicole drammatiche e il film di Brooks, che dal primo film riprende i personaggi, la storia base, la scenografia e la scena della bambina, rielaborandola in chiave comica; dal secondo la scena dell’eremita con il grande Gene Hackman, l’unico che, involontariamente, riesce a torturare il povero Frankenstein; dal terzo, infine, vengono ripresi il mitico personaggio di Igor e quello dell’incomprensibile ispettore Kemp con un braccio di legno. Inoltre, “Frankenstein Junior” è stato girato nello stesso castello del primo “Frankenstein”, e pochi sanno che le scenografie furono riutilizzate per diversi film, tra i quali “Terminator” e “Powder”. Attualmente si trovano negli Studios di Las Colinas, a Irving, Texas, dove i visitatori possono fare un tour che sicuramente vale il viaggio nel cuore della provincia americana del sud.
[PAGEBREAK] Mel Brooks, che ha scritto la sceneggiatura e lo screen story con Gene Wilder, attore a dir poco geniale, realizza con il suo personalissimo Frankenstein la più divertente parodia dei classici dell’orrore e della letteratura gotica, giocando sapientemente con l’immaginario del genere: l’ambientazione a metà tra fantastico e orrifico, il tema positivistico (tipico del periodo letterario in cui si trova a scrivere Mary Shelley) della scienza che sconfigge la morte, la brama di potere dell’uomo, una specie di “volontà di potenza” che anima gli istinti più bassi per esorcizzare fattori ineluttabili come la morte, e che pure da sempre ha suscitato nell’uomo la curiosità di andare oltre i limiti stabiliti dalla natura; e ancora il tema del “Mostro” come diverso a cui bisogna dare la caccia, sullo stile della caccia alle streghe nei villaggi medievali, ma anche capace di provare sentimenti e diventare “buono”. Scopriamo infatti che la violenza del Mostro non esiste davvero, ma viene creata ed alimentata dalla paura che le persone hanno del diverso.

A rendere unico “Frankenstein Junior” sono i personaggi fortemente caratterizzati e i tempi comici perfetti. Tra tutti, il premio al genio va ad Igor, l’aiutante gobbo e con gli occhi fuori dalle orbite che gioca sul classico motivo del deforme interpretato da Marty Feldman; la sua funzione comica è quella di “spalla” di Gene Wilder, con il ruolo di servo fedele e furbo, che cerca di arraffare le briciole del “padrone”. Ad Igor si devono le battute migliori del film, quelle diventate proverbiali: “lupo ulula e castello ulu lì”, “blücher!” rivolto ai cavalli terrorizzati al solo riecheggiare del nome della severa e sinistra Frau Blücher. Le figure femminili sono la parodia delle svenevolezze sentimentali delle dive aristocratiche del cinema muto, nelle due declinazioni del cinema hollywoodiano dell’età dell’oro: la donna intrigante e manipolatrice, e la bionda svampita.

Mel Brooks gestisce una regia sapida e disinvolta, che non ha paura di appoggiature volgarotte. Una comicità molto diversa dallo humour inglese, al limite del demenziale. “Frankestein Junior” è un ottimo esempio di comicità made in USA, forse meno graffiante e brillante della controllatissima e parossistica comicità britannica (Monty Python su tutti), ma ugualmente geniale per le sue trovate completamente senza senso, esilaranti.

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