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Ólafur Arnalds incanta l’Auditorium di Milano

Ólafur Arnalds è uno di quegli artisti che almeno una volta nella vita bisogna vedere. 
Il 16 ottobre l’Auditorium  di Milano Fondazione Cariplo ha fatto da cornice al concerto del musicista e compositore islandese classe 1986 per l’unica data italiana.
Entra in punta di piedi, con l’eleganza e la riservatezza che lo caratterizzano, accompagnato da un set costellato da due pianoforti semi-generativi e autoprodotti, quartetto d’archi e percussioni.

Ólafur è anche molto simpatico, più volte durante il live ricerca complicità dal pubblico tra una battuta e un’altra. La sua timidezza e la sua velata ironia ci conquistano. Lo show inizia proprio così. Il musicista chiede alla platea di prestargli la voce per un suo pezzo. Lui la registra trasformandola in sound. A rendere l’atmosfera più magica è il gioco di luci a led (a tratti fredde, a tratti calde) che si accendono e spengono a intermittenza durante le esibizioni più elettroniche come in “Only The Winds”. In lui c’è anche del tenero, e romantico. Suona “Lag Fyrir Ommu”: Olafur ci spiega che questo brano particolarmente toccante è dedicato alla defunta nonna. Una pausa dal piano di circa dieci minuti per assaporare un assolo del suo violinista che coccola i nostri pensieri. Personalmente credo che il violino e il pianoforte siano degli strumenti magici, hanno il potere di spedirci in un’altra dimensione. Il concerto dura un’ora e mezza, e qualche minuto in più per il “bis”. Il tempo di farci ascoltare il nuovo lavoro (nonché quarto album) uscito lo scorso 24 agosto ” re:member”.
Gli spettatori, però, non sono pronti a lasciarlo andare e richiedono ancora una volta la sua presenza sul palco. Pochi secondi di attesa e poi eccolo tornare, accolto da forti applausi che rieccheggiano in tutto l’Auditorium.

Ascoltiamo così l’ultima carezza prima di andare a dormire. Una carezza di una bellezza semplice e senza pretese. Poi un minuto di silenzio che sembra quasi un’eternità. L’artista smette di suonare e resta seduto sul posto, dandoci le spalle che nel frattempo restiamo in attesa di un suo cenno. In realtà, apprezziamo molto questo momento. Un minuto è importante per renderci conto di quello che abbiamo appena ascoltato , di quello che abbiamo vissuto. Olafur si gira delicatamente verso di noi e ci ringrazia.

Il biondino lascia il palcoscenico allo stesso modo in cui vi è salito, in punta di piedi.

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