Home > Recensioni > Olethrio Rigma: Anthology

Un’antologia della noia

Impresa alquanto impervia quella di poter spendere almeno un paio di parole edificanti riguardo l’operato di questa, almeno dalle nostre parti, misconosciuta formazione greca. Dalle note biografiche leggiamo che questo quintetto è uno dei prime-mover della scena hardcore ellenica e, con toni sommessamente trionfalistici (quindi alquanto contenuti), si tenta si assurgerla al rango di “cult-band”.

L’imbarazzante compilation che ci viene proposta dalla Burning Records ci dice che gli Olethrio Rigma sono realmente scarsi. Punto. Limiti tecnici a profusione, canzoni lunghissime nella durata e ciò pesa come un macigno quando mancano proprio le idee nel songwriting. Non c’è ragione alcuna per poter nobilitare questi musicisti. Semplicemente orrendi e sguaiati gli interventi declamatori della singer Emi (che si affiancano ad un timbro maschile nient’affatto violento), le quali dovrebbero (vorrebbero?) conferire un taglio solenne ed ultraterreno alla furia controllata del resto della cricca.

Definire il tutto approssimativo appare in questa sede un complimento elargito a manica larga. Cantate quasi interamente in lingua madre (la seconda “I Don’t Want Your System” ha un chiaro testo in inglese), le diciassette canzoni ivi incluse sono un viaggio nella noia più totale. Non accade un gran bel nulla qui, a parte sentire questi tizi che battono ritmi parecchio semplici (alcuni passaggi di doppia cassa danno adito al sospetto che il batterista non ne sia poi tanto abile nell’impiego) e accatastano riff punk-metal che non fanno mai male. Il tutto per quasi 78 minuti!

Questi tizi hanno pure la faccia tosta di tentare di ricamare assoli nei loro brani, come quello inascoltabile della nona traccia (tutti i titoli sono in greco). Ci sembra che sia un po’ troppo, così come sono troppo evidenti i limiti di questa band. Scrittura elementare, qualità di registrazione disomogenea e sotto i livelli minimi di sopravvivenza qualitativa. Non si capisce come qualcuno si azzardi a promuovere certa roba.

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