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Omaggio a Heath Ledger: The dark side of …Heath

Anche se non è più tra noi Heath continua a stupirci. Che fosse uno spirito inquieto, guascone, dalla vena istrionica e dall’energia prorompente lo sapevamo, ma che avesse a cuore la regia proprio no.

Heath nasce come attore (come dimenticare la sua fantastica interpretazione nei panni di Joker nel “Il Cavaliere Oscuro”) e scompare regalandoci il ricordo di un progetto, lasciato in sospeso, portato avanti con la grande voglia di passare dall’altro lato della macchina da presa. A dargli forza e sostegno c’era il collettivo “The Masses” che l’aveva assorbito totalmente incoraggiando con determinazione la sua fervida immaginazione, la sua tenacia ed il suo lato più creativo e pittoresco.

Heath è riuscito ad essere un mito controcorrente che con profonda introspezione e riflessività nonché straordinaria emotività, a tratti controversa e provocante, ha saputo gestire in modo convincente e divertito un mondo del tutto nuovo con cui rapportarsi, fare i conti e, se necessario, scontrarsi anche aspramente pur di approdare ad un cambiamento oppure a un compromesso costruttivo ed edificante dal punto di vista artistico ed umano.
L’incontro magico con la fragilità della sua indole così velatamente nascosta e l’inverosimile audacia del suo lavoro lo rendono davvero ineguagliabile.

Il regista Matt Amato e la produttrice Sara Cline, entrambi membri del collettivo The Masses” presentano per la prima volta in un Festival i materiali inediti firmati dall’attore australiano e raccontano la loro esperienza con lui iniziata 18 mesi prima della sua tragica fine. “The Masses nasce inizialmente per gioco” – ci racconta Amato – “quando ero a New York con un amico e, complice la birra, abbiamo cominciato a parlare di socialismo di massa (socialism masses, per l’appunto). Da lì è nata l’idea di creare un progetto concreto, un vero manifesto con l’intento di collaborare insieme e condividere le stesse passioni tramite la cooperazione tra diversi elementi “. Heath sopraggiungerà in un secondo momento finanziando il collettivo, con la voglia di assecondare con intensità e trasporto il suo amore per la musica traducendola in video.

Nasce così il videoclip “Morning Yearning” di Ben Harper nel quale, con un budget limitato e pochi accorgimenti tecnici (due luci, una macchina del fumo affittata e come unica location il suo garage) ha dimostrato una sofisticata capacità pragmatica di trasformare le sue idee in immagini con estrema rapidità. Era davvero una merce rara.

Era un creativo, Heath, un trasformista di volontà, cambiava continuamente pelle. Imprimeva nella sua arte la follia della vita, la sua dolente precarietà e il suo spiazzante senso d’urgenza e imprevedibilità che lo costringeva verso l’evasione in un mondo parallelo.

Dedica alla memoria del cantautore inglese Nick Drake a cui era particolarmente legato, un biopic ispirato, un testamento spirituale (tanto da sentire l’esigenza di ripercorrere lo stesso viaggio che lui stesso fece all’età di 17 anni: andare in Marocco per ritrovare i posti da lui calcati).

Seguono “King Rat” dei Modest Mouse e “Lovers In Captivity” degli Ima Robot. Qui si alternano, inframmezzandosi, immagini psichedeliche, allucinate da fashback dalle atmosfere oniriche e visionarie:corpi danzanti, ninfee che fluttuano nel baratro della disperazione che confondono, disorientano ma attraggono e inchiodano in uno stato confusionale dettato dalla non trasparenza del duplice aspetto (uomo – donna) di una dimensione controversa e ambivalente ma non per questo meno umana e sensibile.
È proprio la dolcezza delle immagini che esige rispettosa comprensione e stima, immagini che trasudano dolore, sofferenza, fragilità, sentimenti carichi di impatto visivo che bucano lo schermo, colpiscono in pieno volto e tradiscono un sostanziale desiderio di proiettarsi verso un futuro più propositivo e adrenalinico, seppur percorso da elementi insidiosi di disturbo.

L’ultimo progetto a cui Heath stava lavorando con dedizione e convinzione era “The Queen’s Gambit” (“La regina di scacchi”, tratto dal romanzo del 1983 di Walter Stone Tevis). Era il suo film, c’erano gli ingredienti giusti da tessere insieme: amava gli scacchi per l’imprevedibilità dei loro movimenti, perché ogni mossa può essere giusta o sbagliata e compromettere tutto il proseguo; e poi le donne, quelle più scaltre, brillanti e intelligenti di cui subiva il fascino.

Heath è stata una “bestia scapitante in gabbia” che sentiva il peso della ristrettezza delle sbarre sulla sua anima e che a fatica (mal)sopportava il supplizio di un estro incompreso. Beffato dalla vita e dal suo gioco malato e perverso, è sottostato, silente, a quelle regole di cui è stato pericolosamente artefice e inesorabilmente vittima (forse consapevole).

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