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Ombre Di Luce: Gruppo di scrittura creativa in un interno

Premesso che è difficile seguire un film con un audio pessimo, parliamo di “Ombre Di Luce“, prodotto in collaborazione con la facoltà di Scienze Umanistiche de La Sapienza di Roma e il Centro Digilab. L’intento dichiarato è quello di analizzare la realtà universitaria dall’interno. E siccome all’interno dell’università si tengono corsi, il regista Massimo D’Orzi sceglie di portarci in un’aula in cui si tiene un corso di scrittura creativa. Ma siamo nell’estate 2010, nel pieno della contestazione universitaria, sta per essere approvata la manovra finanziaria che taglia ulteriormente fondi all’università pubblica, il movimento studentesco de “l’Onda” trova ampi consensi anche tra i docenti, che si mobilitano con un comunicato ufficiale e azioni dimostrative, come fare lezione in piazza, o di notte.

Le immagini della contestazione, poche e decontestualizzate per la verità – a meno che non si voglia attribuire ad esse un recondito significato imperscrutabile, ma è più probabile che siano immagini messe lì un po’ a caso – si alternano a quelle dell’”aula di vetro”, una specie di alcova dove si tengono le lezioni di scrittura creativa di una coppia di insegnanti: lui, che parla poco, e lei, che invece sciorina i suoi flussi di coscienza lentamente, scandendo ogni singola parola, con un tono di voce a metà tra un medium che ha trovato il canale di comunicazione diretta con “la sorgente del vero” e uno che sta raccontando una favola ai bambini, solo che anziché raccontare favole, non si sa di cosa stia parlando. Gli studenti presenti alle lezioni sapranno certamente illuminarci con tutti i particolari, ma il semplice spettatore si ritrova sullo schermo una “protagonista” che non si sa se filosofeggia o vaneggia, declamando cose tipo: “la realtà o la verità? Il sogno o l’illusione?”
Il dubbio che stia prendendo in giro, anche se molto convinta di quello che dice, viene, e le facce sconsolate e annoiate degli studenti, quelli rimasti ancora svegli, sono eloquenti.

Per completare il quadro di questo “racconto”, per dovere di cronaca, resta da analizzare un altro gruppo di sequenze: una ragazza che prende il tram e si incontra con un’altra ragazza, stop. E delle interviste fatte agli studenti del corso, sulle loro aspettative, i loro desideri, le loro impressioni; uno di loro viene seguito anche un po’ nel suo privato, lo vediamo che si reca in un hotel dove lavora come receptionist, ma anche qui la cosa non ha un seguito, è decontestualizzata, che cosa si vuole dire? Gran finale sui quadri di Mery Tortolini, l’insegnante di scrittura creativa, che ci mostra il suo modo di lavorare. Il film finisce, lo spettatore rimane perplesso.

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