Home > Recensioni > OMD – Orchestral Manoeuvres In The Dark: History Of Modern

Era meglio prima di Colombo

Dal 1978 ad oggi gli Orchestral Manoeuvres In The Dark – conosciuti anche con le abbreviazioni OMD e OMITD – hanno fatto molta strada nel campo della musica synth pop. È pure vero, però, che i percorsi spesso possono divenire accidentati: il loro, in questo caso, è pieno zeppo di buche e coni di segnalazione grossi come case.

La storia della modernità, raccontata dai dinosauri dell’elettronica, è paradossalmente il ripescaggio di ere geologiche trite e ritrite, incise su un supporto ed infine poste su un piatto rotante che continua a riprodurre sonorità per nient’affatto originali. Da aggiungere, inoltre, ci sono le voci femminili che tentano di essere suadenti, ma finiscono per risultare (sempre) volgari.

A tal punto, forse, era meglio darsi all’ippica.

È indiscutibile che il duo formato da Andy McCluskey e Paul Humphreys, ovvero il nucleo primordiale della band new wave, sia stato un grandioso innovatore della musica negli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso. Nonostante siffatto enorme merito, ci viene spontaneo chiederci cosa sia mai potuto accadere al loro convoglio di genialità, persosi durante il tragitto o, ancor peggio, deragliato negli oscuri meandri dell’ignominia.
Purtroppo questo non sembra essere uno di quei casi in cui il tracollo viene scongiurato.
Sigh.

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