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  • One Man 100% Bluez: Bloodshot, la recensione

    Gas Vintage Records / none

    Data di uscita: 07-04-2015

    Loudvision:
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One Man 100% Bluez non è altri che Davide Lipari, musicista super italiano che però ha una sfrenata passione per il blues, tipicamente statunitense (o per essere più precisi e politically correct, afroamericano). “Bloodshot” è il quinto album dell’artista, il quale ha nuovamente collaborato con il produttore Low Chef – incontrato a partire dal terzo disco, “Shock!”- per comporre le basi elettroniche su cui si poggiano le note rock’n’roll del disco.

Ebbene sì, il lavoro in questione si spinge oltre i canoni del blues e va a toccare anche sonorità punk e synthpunk (electropunk, se il termine vi è più familiare), con pezzi che spaziano dalla lingua inglese a quella italiana, conditi di ironia quando necessario e più seriosi se richiesto dal mood.

L’incipit rappresentato da “F.U.T.U.R.E” ci proietta nell’atmosfera che avvolge praticamente per intero “Bloodshot”, ossia il sopracitato blues con chitarre intrecciate a basi elettroniche, suoni digitali che abbracciano i parti analogici e così via. Da tale inizio, tuttavia, si preannunciano la debolezza di alcune liriche e l’andazzo generale che man mano (purtroppo) inciampa nella monotonia.

Il brano “Never Stop” è forse quello che si avvicina di più all’idea di blues-rock cui siamo abituati oggigiorno: lo stile musicale adottato dagli americani The Black Keys, che sembrano appunto rievocati da questa traccia ritmata e incalzante, dall’intaglio grezzo come potrebbe piacere a Jack White o a Daniel Auerbach. “Donna”, l’ottava e ultima canzone dell’album, presenta le medesime caratteristiche, ma imbevute di un beat elettronico che rende il brano danzereccio.

Una prova d’abilità nel fondere generi diversi indubbiamente interessante, ma che a parer mio necessita di una cura maggiore per risultare totalmente godibile ed impeccabile.

 

Pro

Contro

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