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    Orplid

    Data di uscita: 24-11-2008

    Loudvision:
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La nuova era

Fieri portabandiera del neofolk europeo in compagnia dei colleghi Forseti, Death In June, Current 93, Sol Invictus, Empyrium ecc. ecc., gli Orplid sono oggi, con il quarto album di inediti in carriera, l’evoluzione tetra di un’indole sepolta e pronta ad esplodere in modi inattesi. Del cammino etenista restano i canti e i temi, mutuati da poeti e filosofi cari alla cultura teutonica di cui Uwe Nolte e Frank Machau sono figli e fedeli infatuati sin dagli esordi, ma i genuini inni alla gioventù notturna di “Nächtliche Jünger” vengono qui salutati per lasciare spazio a suoni e atmosfere che fanno dell’elettronica l’unica vera protagonista.

Chiuso quasi del tutto con le sognanti chitarre acustiche e le lisergiche melodie pagane, “Greifenherz” è in un certo senso la naturale prosecuzione del precedente “Sterbender Satyr” che, già spiazzante di per sé, finisce col rendere ulteriormente ostico ai fedeli del duo tedesco il suo successore, musicalmente e concettualmente. Il nuovo magma di casa Orplid diviene così scuro e travagliato, difficile ad assimilarsi e spesso incapace di flirtare con il lato più onirico del pubblico neofolk.

Di certo ci sono ancora la compattezza stilistica e la coerenza con una struttura canzone che in questo nuovo capitolo pesca a piene mani dall’elettronica, passando dalla new wave di “Totenesche” all’ambient ipnotico di “Der Anarchist”, dall’industrial marziale di “Luzifer” alle melodie sussurrate di “Des Sperbers Geheimnis”, dagli adagi strumentali di richiamo epico quali “…(1)” o “…(2)” ai canti battaglieri di “Shclaf Im Mohn” fino al recitato sinistro di “Traum Von Blashyrkh” e sospeso di “Gesang An Den Horusfalken”.

Evoluzione palese e totale di un binomio praticamente perfetto, “Greifenherz” deluderà le aspettative di chi da sempre identifica gli Orplid con un’estetica musicale ben precisa rimanendo buono come album di sperimentazione e transizione verso futuri lidi sonori che, allo stato attuale delle cose, divengono un mistero del tutto insondabile.
Curioso e preoccupante al tempo stesso.

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