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  • Orthrelm: Ov

    Orthrelm

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Headache remedy

Inumano. Tale è questo disco. Il duo di Washington ritorna nel loco di noi poveri mortali dopo una breve assenza, questa volta non è un EP di novantanove pezzi (il precedente “Asristir Vieldriox”) ma troviamo un’unica monolitica, assurda e meditativa traccia. “OV” è un gigantesco algoritmo astratto, dove la/le chitarra/e di Mick Barr e la batteria di Josh Blair modulano, diffamano, vaporizzano suoni e distorsioni. Math-rock, hardcore, minimalismo, prog e riff death è tutto quello che bisogna aspettarsi (e che troverete), le sensazioni primarie saranno l’ansia (se siete scontati), la lucidità mentale e la distensione (se siete deviati). “OV” consiste in un superbo riff infinito e ripetitivo che lentamente va a trasformarsi in un nuovo e ancor più terrificante riff: il risultato è un mosaico (con chiare radici metal che segue i sentieri tracciati dai Naked City) di dissonanze, di milioni di note segmentate, stuprate e distrutte.
Questa è gente che di sicuro non fa uso di droghe Fisher-Price (quelle da zero a tre anni tanto per intenderci), questa è gente che abusa della pazienza, che intende attaccare senza mezzi termini l’idea di partitura musicale, che vuole abbracciare la libertà dagli schemi mentali, che vuole rischiare la propria vita ogni volta che ha lo strumento in mano. “OV” potrà essere descritto come disco assurdo o inascoltabile (vedi “Scum” dei Napalm Death), di sicuro il duo non ha fatto nulla per evitare che questo accadesse. Ma in realtà il loro è stato un gesto tecnico sopraffino, una visione “futurista” e malata che rischia di fare molti proseliti.

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