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Ortigia Sound System 2018: l’isola felice

C’è un pensiero martellante che tormenta la maggior parte dei siciliani ogni qual volta ci si ferma a riflettere, magari mentre si percorre in autostrada la meravigliosa costa che affianca la A18, a come possa essere possibile che una terra così piena di storia, cultura e bellezza come la Sicilia sia miseramente povera, gretta, abbandonata, dimenticata. Eppure ci sono delle realtà che si impegnano ogni giorno affinchè quest’isola ritorni ad essere quella che era una volta: un territorio naturale di scambio di culture, di esperienze, di sogni. Proprio in questa ottica è da lodare l’ottimo lavoro dell‘Ortigia Sound System, giovane festival siciliano con base nella meravigliosa isola siracusana, giunto alla sua quinta edizione in un processo di crescita costante. Dopo aver infatti ospitato nella passata edizione artisti del calibro di Sevdaliza e Mount Kimbie, quest’anno la proposta musicale si è allargata ulteriormente, spaziando dal jazz contemporaneo di Kamaal Williams ai ritmi siriani e frenetici di Omar Souleyman, passando per lo spiritualismo di James Holden e la precisione cibernetica degli Hot Chip (in questa occasione formato Magamix con una performance a metà strada tra il live e il dj set) e l’elettronica partenopea di Nu Guinea. Ma l’Ortigia Sound System è soprattutto un festival devoto alla dancefloor. Si balla sempre, praticamente ovunque. Dai divertentissimi Boat Party in mezzo al mare, vero cavallo di battaglia della rassegna, fino al piazzale dei Fratelli Burgio al porto (noto locale in cui  nei cinque giorni ha stazionato il track di Automat Radio ospitando dj di ogni tipo e soddisfando palati di ogni genere) passando per gli After Party fino al mattino presso il Km 0. Paradossalmente però è proprio questa centralità dance a far emergere l’unico neo del festival: se i dj set infatti godono sempre di una grande affluenza di gente, lo stesso non si può dire per i live degli artisti “minori”. Personalità talentuosissime come l’argentina Nathy Peluso (protagonista di un live set formidabile) o la spagnola Bad Gyal (sorprendentemente ancora acerba sul palco nonostante una sensualità da capogiro) non hanno purtroppo ricevuto l’affetto del pubblico delle grandi occasioni, in quanto collocate forse troppo presto nella scaletta, quando gli spettatori “danzerini”, esausti da notti insonni e pomeriggi in barca, non si erano di fatto ancora presentati. Nonostante questa piccola e risolvibile problematica, il Festival ha confezionato una quinta edizione con i fiocchi, partendo subito fortissimo con il concerto in barca dei Nouvelle Vague, di cui le foto scattate al tramonto sono ormai storia, battezzato dalla band stessa come il miglior live della loro carriera, proseguendo con quattro giorni di divertimento puro,in cui Ortigia è stata letteralmente invasa da giovani provenienti da tutta Italia e catturando l’attenzione dei turisti occasionali, entusiasti di passare una serata diversa nella fantastica location del Castello Maniace. Un lavoro formidabile da parte degli organizzatori, i quali sono risuciti a compiere l’operazione più ovvia ma allo stesso tempo più complessa: unire la bellezza e la cultura siciliana con la modernità, trasformando Ortigia, isola felicissima, in una Boiler Room all’aria aperta. La Sicilia ha un disperato bisogno di eventi come questi. #WOSS

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