Home > Recensioni > Os Maias (Alguns) Episódios da Vida Romântica
  • Os Maias (Alguns) Episódios da Vida Romântica

    Diretto da João Botelho

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:

Il maestro del cinema portoghese João Botelho porta in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2014 nella sezione Cinema d’Oggi l’ultimo film “Os Maias (Alguns) Episódios da Vida Romântica“, tratto dall’omonimo classico della letteratura lusitana, pubblicato da Josè Maria de Queiròs nel 1888, ed è un vero regalo di Marco Müller alla comunità cinefila che gravita intorno alla manifestazione capitolina.

Perché non stiamo parlando di un film “per tutti”, ma per chi ha il gusto e la cultura necessari per apprezzare le intense suggestioni visive, narrative e musicali che l’opera dissemina nelle sue due ore e un quarto di durata. Nelle quali si stenta per un po’ ad entrare in sintonia con i personaggi sullo schermo, ma solo per la densità di avvenimenti ed ellissi temporali, narrati da una voce fuori campo classicamente legata al testo originale, che fanno da premessa a quanto accadrà in seguito: sul piano delle immagini, invece, l’innamoramento verso le composizioni di Botelho è immediato e folgorante.

Avete visto il capolavoro assoluto di Eric Rohmer del 2001 “La nobildonna e il duca“? Ecco, siamo da quelle parti, un mondo ottocentesco ripreso in interni dove ogni fonte di luce è controllata e significante, come in un’installazione museale, e gli esterni rappresentati in forma di dipinti impressionisti, la corrente pittorica  che definisce quell’epoca, che ne riporta sulla tela gli umori e le sensibilità esistenzialiste e “romantiche”.

In compagnia del suo migliore amico João da Eca (Pedro Inès), presunto scrittore di talento, Carlos de Maia (Graciano Dias) conduce un’oziosa esistenza da aristocratico. Passa il suo tempo a divertirsi tra amici e amanti, beandosi nel dolce far niente. Finché non s’innamora. Convenzioni borghesi e arrivo della modernità, in un affresco storico che parla di un mondo e di una classe sociale in un’epoca di transizione e di cambiamento.

L’epopea di una famiglia (i Maia) e insieme della classe alla quale appartiene, quell’alta borghesia che alla metà dell’Ottocento vive i rivolgimenti rivoluzionari e sociali che hanno scosso e scuoteranno l’Europa con un senso d’ineluttabilità che sfocia comunque in un insopprimibile vitalismo: la sopravvivenza prima di tutto, come il finale del film meravigliosamente illustra.

L’antefatto della vicenda è presentato in un bianco e nero fortemente contrastato, per poi passare al colore con un artificio poetico: lo scorrere di un fiume, foglie secche a pelo d’acqua che pian piano assumono colori autunnali, poi un verde vivido. La teatralità degli esterni e della recitazione è messa in contrasto con ogni sottolineatura che una regia cinematografica riesce a dare: e allora è tutto un florilegio di primi piani, lente carrellate laterali, attenzione ai dettagli, la possibilità di orientare lo sguardo dello spettatore usata al meglio.

La passione romantica che pervade la storia si chiude nella più innominabile delle perversioni, che naturalmente non vi anticipo. Una perversione che ha soltanto la rigida attenzione alle convenzioni come causa scatenante. Impareranno qualcosa da tutto questo i nostri borghesotti? No, correranno all’ennesima festa, mentre il tempo è passato invano, mentre corrono verso un tram a cavalli, mentre l’arrivo della modernità non sembra averli nemmeno scalfiti.

Pro

Contro

Scroll To Top