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Oscar 2009: La favola indiana di Danny Boyle conquista tutti

Tutta contornata di chiacchiere e crisi (quella finanziaria che pare essere il tema della festa di quest’anno) è arrivata l’81esima edizione degli Oscar.

Due i giganti tra i film in gara, uno che volta le spalle ad Hollywood per guardare verso l’India e un altro che ha il volto invecchiato di Brad Pitt: “The Millionaire” e “Il Curioso Caso di Benjamin Button”. A loro si affiancano titoli come “Milk”, “Wall-E”, “The Reader” e “Frost/Nixon”.

Un’edizione niente male, dato il calibro delle opere in gara. La prima nell’era Obama e la prima con un reale taglio di budget da parte dell’Academy. Un’edizione messa in discussione da scioperi e polemiche. Una festa che ricorderà chi non c’è più come il giovanissimo Heath Ledger e il volto storico di Hollywood Paul Newman.

Tanti gli ingredienti per far sì che questa ottantunesima si ricordi a lungo.

Hugh Jackman presenta la serata e le sue doti da attore-cantante sembrano fare ombra sugli ospiti che insieme a lui si cimentano in piccoli musical creati apposta per l’occasione. Anche se quegli ospiti hanno i nomi di Beyoncè, Vanessa Hudgens, Zac Efron, Amanda Seyfried o Dominic Copper.

È d’obbligo passare ai premi, pur non commentando l’abbigliamento di ognuno degli ospiti che ha sfilato sul red carpet più invidiato del mondo.

Il sapore di favola indiana di “The Millionaire” è piaciuto così tanto che l’opera di Danny Boyle si è aggiudicata ben otto statuette su dieci, tra cui miglior film e miglior regia.

Le tre statuette andate a “Il Curioso Caso di Benjamin Button” sembrano essere premi di consolazione per chi non voleva tornare a casa a mani vuote. Miglior scenografia, miglior trucco e miglior effetti speciali sono riconoscimenti tanto tecnici quanto deludenti per un’opera che ha alle spalle un budget di 150 milioni di dollari.

Ma sta accadendo ciò che si è detto anche prima di questa magica notte degli Oscar: l’America sta cambiando. Si respira un’aria più dolce e la vera delusione della serata è un riconoscimento che sta un po’ stretto al magnifico “Wall-E”, premiato soltanto come miglior film di animazione.

Ma i pareggi non esistono e anche nella terra dei miracoli – quella del sogno americano – capita sempre ci sia qualcuno che ci resti male.

A bilanciare la piccola insoddisfazione della serata, però, ci pensano i nomi che salgono sul palco per premiare gli attori: Ben Kingsley, Adrien Brody, Robert De Niro, Michael Douglas ed Anthony Hopkins consegnano a Sean Penn il premio come miglior attore per “Milk” di Gus Van Sant. Una statuetta che vuole andare contro chi ostracizza i matrimoni gay e dedicata, con un elegantissimo stile pungente, a quel Mickey Rourke – sconfitto inatteso – che l’aveva definito mediocre e omofono.

Sofia Loren, Shirley McLaine, Halle Berry, Nicole Kidman e Marion Cotillard arrivano per premiare una degna collega come Kate Winslet che riceve il premio per la miglior attrice protagonista grazie al tanto discusso “The Reader”.

Gli attori non protagonisti giungono come una rivendicazione, quella di Penelope Cruz per “Vicky Cristina Barcelona” – passata ingiustamente per l’uscita secondaria nel 2006, anno della sua interpretazione in “Volver” – e del Joker de “Il Cavaliere Oscuro” Heath Ledger, l’attore scomparso nel gennaio 2008 che riceve il secondo Oscar postumo della storia del cinema (dopo quello a Peter Finch per “Quinto Potere”).
Lacrime di Sean Penn e silenzio in sala per la consegna del premio nelle mani dei genitori e della sorella.

A sorpresa, poi, arriva il riconoscimento che tanto aveva deluso noi italiani con l’eliminazione di “Gomorra” nella cinquina dei candidati. È firmato dal giapponese Yojiro Takita il “Departures” che si aggiudica il titolo di miglior film straniero per questo 2009.

Miglior documentario, come ci si aspettava, a “Man On Wire“.

E se di sceneggiature importanti si cibano tutte le opere citate, c’è da ricordare che è “Milk” a trionfare per la miglior sceneggiatura originale e “The Millionaire” a portare a casa la miglior sceneggiatura non originale.

Che ce ne pare di tutto ciò?

Bisogna riconoscere che ognuna delle luccicanti statuette consegnate in questa notte è una possibile sintesi della situazione mondiale. Il buon cinema c’è, e sempre più spesso parla di attualità. La realtà, in sala, la preferiamo condita di dolcezza e – come sempre – le grandi opere si rincorrono l’un l’altra.

Ma queste, in fondo, sono le uniche guerre che ci piacciono. Giusto?

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