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Oscar 2015 — Gli esclusi: Colonna sonora, Canzone, Attori, Miglior film

Oscar 2015, seconda parte della nostra carrellata alla scoperta degli esclusi (qui la prima): cinque nomination alternative in alcune delle categorie più competitive.

MIGLIOR COLONNA SONORA
Nomination effettive:
Grand Budapest Hotel”, “The Imitation Game”, “Interstellar”, “Turner”, “La teoria del tutto
Nomination alternative:
(“Birdman”, “Dragon Trainer 2”), “Unbroken”, “La storia della principessa splendente”, “Lo Hobbit – La Battaglia dei Cinque Eserciti”, “Noah”, “A Most Violent Year”

Anche per questa categoria c’è poco da lamentarsi. I candidati di quest’anno sono eccezionali. Quindi è con gioia ancora maggiore che andiamo a proporre altre colonne sonore eccezionali, ché ce n’è in quantità.

Partiamo con le squalificate. Nel 2010 la mitica colonna sonora di “Dragon Trainer” di John Powell ebbe una importante nomination agli Oscar (la prima per il compositore). Per il sequel l’Academy deve avere pensato a un more of the same, o forse non si è proprio posta il problema. Fatto sta che la colonna sonora di “Dragon Trainer 2” è bellissima e ricca di brani originali che meritavano il giusto riconoscimento. Squalificata (sembra che non fosse completamente originale) anche la colonna sonora particolare di “Birdman”, una partitura tutta di batteria di Antonio Sanchez (qui un assaggio della proiezione con musica dal vivo avvenuta pochi giorni fa a Los Angeles).

Siccome le due nomination effettive per “Grand Budapest Hotel” e “The Imitation Game” non gli bastano, quest’anno a Alexandre Desplat gliene riconosciamo pure una terza, quella per il sottovalutato “Unbroken”.

Ignorato anche quest’anno, dopo la splendida score di “All Is Lost” l’anno scorso, il musicista indie Alex Ebert è tornato a fare struggenti faville con il regista J.C. Chandor nel loro nuovo gioiellino, “A Most Violent Year”, imperdibile.

Anche quella fra Clint Mansell e il regista Darren Aronofsky è una collaborazione nota e sempre apprezzata (non dall’Academy, ovviamente). Il kolossal “Noah”, acciaccato da troppi compromessi commerciali ma comunque splendido, ci consegna una nuova potente colonna sonora che non possiamo lasciar cadere nel dimenticatoio.

La storia della principessa splendente” e l’ultimo capitolo de “Lo Hobbit” però pretendevano a gran voce (anzi, a grande orchestra) una nomination, e possibilmente una vittoria. Joe Hisaishi merita un riconoscimento dell’Academy per ognuna delle cose che ha fatto in carriera con Hayao Miyazaki e con Takeshi Kitano (comincino a pensare a un Oscar onorario, allora!), e non di meno lo meriterebbe il suo lavoro nell’ultimo film d’animazione di Isao Takahata. Stesso discorso vale per Howard Shore, anche se la sua bella scorpacciata di Oscar se la fece già all’epoca della trilogia de “Il Signore degli Anelli” (un Oscar per il primo film, due per il terzo).

birdman

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
Per questa categoria rimandiamo all’articolo che abbiamo già pubblicato su LoudVision quando selezionai 25 delle 79 canzoni in gara, e sbagliai rovinosamente il pronostico. Lì di nomination alternative ne trovate ventuno, a conti fatti: crepi l’avarizia!

MIGLIORI ATTORI
Nomination effettive: sono troppe, confrontatele qui.
Nomination alternative:
(protagonisti) Jack O’Connell in “Starred Up” e “Unbroken”, Timothy Spall in “Turner”, David Oyelowo in “Selma”, Chadwick Boseman in “Get on Up – La storia di James Brown”, Philip Seymour Hoffman in “La spia – A Most Wanted Man”, Joaquin Phoenix in “Vizio di forma”, Jake Gyllenhaal in “Lo sciacallo – Nightcrawler
(protagoniste) Amy Adams in “Big Eyes”, Jennifer Aniston in “Cake”, Julianne Moore in “Maps to the Stars”, Anne Dorval in “Mommy”, Gugu Mbatha-Raw in “La ragazza del dipinto” e “Beyond the Lights
(non protagonisti) Ben Mendelsohn in “Starred Up”, Henry G. Sanders in “Selma”, Alfred Molina in “I toni dell’amore – Love Is Strange”, Martin Short in “Vizio di forma”, Tony Revolori in “Grand Budapest Hotel”
(non protagoniste) Jessica Chastain in “A Most Violent Year”, Katherine Waterstone in “Vizio di forma”, Uma Turman in “Nymphomaniac”, Agata Kulesza in “Ida”, Tilda Swinton in “Snowpiercer

Chiedo scusa se per i protagonisti maschili mi sono lasciato prendere la mano, ma ognuna di queste otto performance alternative è stata sorprendente a dir poco (sorprendenti come uno solo dei nominati effettivi: Michael Keaton in “Birdman”). Chiaramente quelle dei protagonisti sono ogni anno due categorie molto serrate, subito riempite da exploit interpretativi che non si possono ignorare, perciò tanti meritevoli leader di film un po’ meno importanti devono fare veri e propri miracoli per elemosinare una nomination. Anche nel caso delle donne troviamo delle illustri escluse, dalla mimetica Amy Adams, alla pazza e pazzesca Julianne Moore nell’ultimo film di David Cronenberg, dalla straordinaria madre coraggio sui generis di “Mommy”, la canadese Anne Dorval, alla scoperta dei Golden Globe Jennifer Aniston che è bravissima in “Cake” (film simile a “Still Alice”, per tema e struttura), per finire con l’inglese Gugu Mbatha-Raw che si è fatta notare quest’anno sia da non protagonista sia da protagonista di queste due piccole perle che ho citato (diversissime fra loro: uno è un film in costume, e l’altro un film su una popstar) e che un Oscar fra qualche anno se lo prenderà di sicuro.

Fra i non protagonisti mi sono sbizzarrito con nomination insolite: non performance rivoluzionarie ma ruoli iconici come l’esordiente Tony Revolori, il fattorino di “Grand Budapest Hotel”, il dentista cocainomane di “Vizio di forma” Martin Short, o la stralunata Tilda Swinton in “Snowpiercer”, ma anche ruoli di intensità inversamente proporzionale alla breve durata sullo schermo, come l’indimenticabile sceneggiata passivo-aggressiva di Uma Thurman in “Nymphomaniac” e il monologo straziante di Henry G. Sanders nei panni luttuosi del nonno di Jimmie Lee Jackson in “Selma”.

most-violent

MIGLIOR FILM
Nomination effettive: “American Sniper”, “Birdman”, “Boyhood”, “Grand Budapest Hotel”, “The Imitation Game”, “Selma”, “La teoria del tutto”, “Whiplash
Nomination alternative:
“Interstellar”, “Foxcatcher”, “Turner”, “Vizio di forma”, “Wild”, “Gone Girl”, “Nightcrawler”, “The LEGO Movie”, “Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate”, “Unbroken”;
“Big Eyes”, “Magic in the Moonlight”, “Fury”, “La spia – A Most Wanted Man”, “A Most Violent Year”, “Maps to the Stars”, “The Homesman”, “St. Vincent”, “Mommy”, “Starred Up”.

Questa è la categoria le cui nomination effettive mi hanno infastidito maggiormente, oltre che per la presenza di “American Sniper”, soprattutto per l’essersi limitata a otto candidature, quando il regolamento ne prevede un massimo di dieci. Lo stesso regolamento però, a causa della dispersione di voti, arriva ad escludere, ad esempio, queste venti (VENTI) grandiose alternative.

Le ho divise in due gruppi da dieci: il primo contiene film che hanno comunque ottenuto almeno una nomination in altre categorie, per cui potevano benissimo aspirare a essere la nona e decima candidatura nella categoria ammiraglia; il secondo gruppo contiene film completamente ignorati anche nelle altre ventitré categorie.

nightcrawler

Ho cercato di essere realistico; non ho farcito queste alternative di titoli da festival, di documentari, o di film porno (“Nymphomaniac Director’s Cut”), ma ho voluto comunque inserire qualche rappresentante di genere che sicuramente avrebbe fatto notizia, dai film stranieri (come il grandissimo “Mommy“, o l’inglese “Turner”), dalle commedie (“St. Vincent” con Bill Murray, why not?), dall’animazione (quanto sarebbe stato divertente avere il film dei LEGO fra i migliori dieci dell’anno? Tantissimo), a effetti speciali (l’imperituro sogno di una nomination per Christopher Nolan, pur con il controverso “Interstellar”, ma anche “Lo Hobbit” come flebile eco delle vittorie record del Signore degli Anelli).

Insomma, ogni anno gli Oscar sono anche l’occasione di parlare di cinema, soprattutto del cinema che l’Academy ha ignorato, vuoi per moda, vuoi per forza di cose: centoventi nomination sono comunque, sempre, troppo poche.

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