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Oscar 2015 — Gli esclusi: Sceneggiatura, Film straniero, Documentario, Animazione

Se c’è una cosa che contraddistingue la stagione dei premi cinematografici, quella frenesia che prende i critici e cinefili di tutto il mondo dall’autunno, dall’uscita dei primi nuovi drammi hollywoodiani, fino alla notte degli Oscar alla fine di febbraio, è la polemica: capolavori snobbati, minoranze non rappresentate, chi vince troppo e chi troppo poco, chi li boicotta, chi li ignora, chi li interpreta a modo suo con strilli al limite del truffaldino sulle locandine.

Tutti abbiamo i nostri preferiti e magari ci sentiamo indispettiti da certe scelte dell’Academy, ma quella statuetta dorata, in fondo, è per tutti la stella polare attorno alla quale ruoterà sempre ogni discussione.

C’è sempre qualche film in più che meritava un posto nell’Olimpo dell’Academy, posto magari usurpato da qualcuno molto meno meritevole. Quest’anno proviamo a trovarne non uno ma almeno cinque: cinque nomination alternative in alcune delle categorie più competitive.

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Nomination effettive:
(non originali) “American Sniper”, “The Imitation Game”, “Vizio di forma”, “La teoria del tutto”, “Whiplash
(originali) “Birdman”, “Boyhood”, “Foxcatcher”, “Grand Budapest Hotel”, “Lo sciacallo – Nightcrawler
Nomination alternative:
(non originali) “Unbroken”, “Wild”, “La spia – A Most Wanted Man”, “L’amore bugiardo – Gone Girl”, “The Homesman
(originali) “Fury”, “Turner”, “Selma”, “A Most Violent Year”, “St. Vincent”

Se “Gone Girl” è stata l’esclusione più evidente (da questa e altre categorie), è sorprendente che un film enorme come “Unbroken” di Angelina Jolie (scritto, fra gli altri, dai fratelli Coen, e si nota) sia stato così sottovalutato dai membri dell’Academy. Qualcuno è stato molto infastidito dal fatto che una attrice donna si sia dimostrata all’altezza anche del ruolo di regista?

Un altro autore importante dimenticato quest’anno è il romanziere Nick Hornby, che traduce per lo schermo l’esperienza autobiografica di Cheryl Strayed a piedi sull Pacific Crest Trail in “Wild”, un’escursione spirituale e… spiritosa, anche per lo spettatore.

Fra i tanti film inglesi (o meglio, in inglese ma non americani) che potevano arrivare a infastidire gli yankee (“Locke”, “Under the Skin”, “Tracks”, “Solo gli amanti sopravvivono”, “Pride”…), oltre ai nominati “The Imitation Game” e “La teoria del tutto”, svetta il capolavoro di Mike Leigh “Turner”, che pure ha preso le sue quattro nomination, ma non sono abbastanza!
Da commedia indipendente è difficile farsi largo fra tutto il ben di dio drammatico, ma “St. Vincent”, il burbero già cult interpretato da Bill Murray, poteva benissimo aspirare alla nomination.

Della serie “qualunque cosa purché non ‘American Sniper’”.

unbroken

MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA
Nomination effettive:
Ida” (Polonia), “Leviathan” (Russia), “Tangerines” (Estonia), “Timbuktu” (Mauritania), “Storie pazzesche” (Argentina)
Nomination alternative:
Due giorni, una notte” (Belgio), “Le meraviglie” (Italia), “Force Majeure” (Svezia), “Mommy” (Canada), “Il regno d’inverno – Winter Sleep” (Turchia)

Qui ho barato, lo ammetto. La candidatura ufficiale italiana non era il rustico, favolesco, meraviglioso “Le meraviglie” di Alice Rohrwacher ma la sbandata thriller di Paolo Virzì “Il capitale umano”. Inoltre tutti gli altri nominati, a parte lo svedese, non erano arrivati nemmeno nella shortlist da 9 preselezionati, per cui sapevamo già da mesi che non avrebbero potuto essere nominati. Questo per ribadire, per l’ennesima volta, che il regolamento della categoria del miglior film in lingua straniera è balzano e ingiusto nei confronti di tanti pilastri del cinema mondiale.

Il film dei fratelli Dardenne “Due giorni, una notte” è riuscito a portare in nomination almeno l’attrice protagonista Marion Cotillard (che ha già vinto un Oscar per un film francese, “La vie en rose”), ma la sua assenza fra gli stranieri è grave.

Sembrava scontata anche la nomination per il dramma psicologico svedese “Force Majeure”, come dimostra la composta reazione del regista, che si stava filmando per l’occasione.
Non è la prima volta che il vincitore della Palma d’oro a Cannes e favorito per gli Oscar non arriva a mangiare il panettone (ovvero in shortlist, a dicembre). La malasorte è toccata quest’anno all’immenso turco “Il regno d’inverno”.

Il vero scandalo però è l’assenza di “Mommy” del giovane quebecchese Xavier Dolan, ancora troppo scomodo a parlare di malattia mentale e di violenza, e a giocare con il linguaggio stesso del cinema.

mommy

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Nomination effettive:
“Citizenfour”, “Alla ricerca di Vivian Maier”, “Last Days in Vietnam”, “Il sale della terra”, “Virunga”
Nomination alternative:
“Life Itself”, “Jodorowsky’s Dune”, “The Galapagos Affair – Satan Came to Eden”, “The Kingdom of Dreams and Madness”, “Nick Cave – 20.000 Days On Earth

Tanti documentari interessanti hanno occupato i festival e le (sempre troppo poche) sale cinematografiche, alcune persino in Italia. Ciononostante è quasi inutile stare a immaginarsi delle nomination alternative, quando c’è un sublime, inarrivabile, “Il sale della terra” di Wim Wenders già candidato e che dovrebbe vincere a man bassa (se non la spunta il caso nazionale di “Citizenfour”, cronaca dello scoop di Glenn Greenwald e Edward Snowden sullo spionaggio selvaggio della CIA). Ma stiamo comunque al gioco.

Fra queste cinque alternative ho inserito tre ottimi documentari sul cinema. “Life Itself”, che in una nomination ci sperava parecchio, è la biografia del critico cinematografico Roger Ebert, basata vagamente sulla sua autobiografia omonima, star del giornalismo e della tv americani e stroncato da malattie e paralisi che non gli hanno però impedito di continuare a lavorare fino all’ultimo giorno.

Poco discusso ma meritevole di mille e mille onori è il prezioso “Jodorowsky’s Dune”, il racconto dettagliatissimo di genesi e declino di “Dune”, il capolavoro mai realizzato del regista e scrittore cileno Alejandro Jodorowsky.

E ancora sulla magica arte del cinema, in particolare dell’animazione, è il documentario “The Kingdom of Dreams and Madness”, uno sguardo esclusivo, realistico e poetico, sullo Studio Ghibli e i suoi tre fondatori, il produttore Toshio Suzuki e i due grandi vecchi Hayao Miyazaki e Isao Takahata, durante la produzione in contemporanea dei loro due ultimi capolavori: “Si alza il vento” (nominato come miglior film d’animazione l’anno scorso) e “La storia della principessa splendente” (nominato come miglior film d’animazione quest’anno).

Un documentario che sembra un film di finzione: questo è “The Galapagos Affair – Satan Came to Eden”, la storia incredibile di alcuni “Crusoe” volontari partiti dal vecchio continente all’inizio del Novecento per andarsi a contendere la minuscola isola di Floreana, nell’arcipelago delle Galapagos.

Conclude questa cinquina alternativa, l’autocelebrazione del musicista Nick Cave “20.000 Days On Earth”, documentario al limite della finzione dove Nick Cave interpreta se stesso e si lascia psicanalizzare dalla cinepresa meglio che dall’analista vero e proprio che pure vediamo in scena, alternato a concerti, sale di registrazione, e dialoghi con i fantasmi del passato.

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MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Nomination effettive:
Dragon Trainer 2”, “Big Hero 6”, “The Boxtrolls”, “La storia della principessa splendente”, “Song of the Sea
Nomination alternative:
The LEGO Movie”, “Il libro della vita”, “I Pinguini di Madagascar”, “Cheatin’”, “Rocks in My Pockets”

Sorprendente l’esclusione di “The LEGO Movie”, che è quindi il principe delle nomination alternative, anche se in questa categoria la selezione dell’Academy è già di ottimo livello. Fra le altre opzioni possiamo ricordare “Il libro della vita”, un racconto sulla festa messicana dei morti (che ha probabilmente causato il rinvio indeterminato di un film simile già in lavorazione alla Pixar) che ci regala un tripudio di colori e anche alcune divertenti canzoni.

Dei blockbuster dobbiamo segnalare lo spinoff “I Pinguini di Madagascar”, di natura chiaramente ipercommerciale e legato alla omonima serie TV in onda su Nickelodeon, ma che non tradisce l’umorismo irresistibile dei quattro Pinguini. Peccato per l’assenza di “Cheatin’”, il nuovo lungometraggio di Bill Plympton che nemmeno quest’anno è riuscito a agguantare una nomination per i suoi lavori geniali e animati interamente da lui stesso. Ci ha provato “Rocks in My Pockets”, che era anche la proposta ufficiale della Lettonia per la categoria del miglior film straniero, film autobiografico dell’animatrice Signe Baumane che racconta in maniera ironica della lotta delle donne nella sua famiglia contro la depressione e altri disturbi mentali.

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