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Oscar 2015 — Guida pratica alla Awards Season

It’s that time of the year again. I comuni mortali addobbano gli alberi di Natale, mentre gli ossessionati dalle statuette d’oro fanno i loro conti, le loro statistiche, le loro analisi di mercato per tentare di predire chi trionferà ai premi Oscar.

Ogni circolo di cinefili, ogni congrega di giornalisti, ogni orgoglioso sindacato di settore prepara i bagni d’oro per le proprie targhe e statuine, per mettere in scena il presepe più scintillante del mondo. E ogni loro decisione, come il proverbiale battito d’ali di farfalla, è capace di rimescolare le carte sul tavolo degli Oscar, sensibile a ogni fluttuazione, almeno fino a metà febbraio quando tutti i giochi saranno fatti.

Le nomination ai premi Oscar veranno votate fra il 29 dicembre e l’8 gennaio, e saranno annunciate la settimana successiva, giovedì 15 gennaio 2015. Tempo un mese e dopo un nuovo giro di votazioni conosceremo i vincitori nella tradizionale cerimonia di premiazione domenica 22 febbraio 2015 (la notte fra domenica e lunedì in Italia). La cerimonia sarà presentata per la prima volta da Neil Patrick Harris, già esperto di premiazioni grazie alle sue leggen(aspettate…)darie conduzioni degli Emmy e dei Tony Awards. NPH appare anche in uno dei film di punta della gara di quest’anno, “L’amore bugiardo – Gone Girl”, in un ruolo da non protagonista che però non mancherà di generare battute.

L’Academy of Motion Picture Arts & Sciences (AMPAS), l’accademia del cinema americano che assegna gli Oscar, ha già consegnato qualche statuetta di peso, ovvero gli Oscar onorari a Jean-Claude Carrière, Hayao Miyazaki e Maureen O’Hara.

La settimana appena trascorsa siamo stati bombardati di nomination e premi. La influente National Board of Review e l’altrettanto influente circolo di critici di New York hanno proclamato i loro film dell’anno, così pure i premi del cinema indipendente Gotham, con risultati molto vari (miglior film, rispettivamente, “A Most Violent Year”, “Boyhood” e “Birdman”). Ancora in fase di nomination i premi Satellite della stampa internazionale, i premi del cinema indipendente Spirit, e i premi dell’animazione Annie.

Questa settimana non è affatto da meno. Dopo le nomination dei SAG (sindacato degli attori), ci aspettano oggi quelle dei Golden Globes, e la premiazione dei 27esimi European Film Awards sabato 13 dicembre da Riga, Lettonia (qui le nomination).

Insomma, cosa dobbiamo aspettarci da questa stagione dei premi, o Awards Season? Chi saranno quelli che vinceranno tutti questi premi, e perché? E, soprattutto, in Italia ce li hanno fatti già vedere? Ce li faranno vedere prima del 22 febbraio?
Uhm… vediamo un po’.

Le grandi star

Cominciamo con i grossi nomi, i più probabili nominati per le categorie più importanti.

Fra le grosse produzioni troviamo in pole position David Fincher e Paul Thomas Anderson, il primo con “L’amore bugiardo – Gone Girl” (recensione dal Festival di Roma, in uscita giovedì 18 dicembre in Italia) e il secondo con “Vizio di forma – Inherent Vice” (in Italia il 26 febbraio, subito dopo gli Oscar), entrambi di atmosfera noir e tratti da romanzi di successo.

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L’amore bugiardo – Gone Girl

A metter loro i bastoni fra le ruote troviamo le immancabili “storie vere”. Le due biografie degli scienziati inglesi Alan Turing e Stephen Hawking hanno raccolto un plebiscito di applausi alle loro prime apparizioni ai festival di Telluride e Toronto. Stiamo parlando di “The Imitation Game – L’enigma di un genio”, del regista norvegese Morten Tyldum (in arrivo a Capodanno) e “La teoria del tutto” (da noi due settimane dopo, il 15 gennaio; qui la recensione da Torino e l’intervista al protagonista Eddie Redmayne) di James Marsh, già vincitore di un Oscar per il documentario “Man on Wire”.

Anche il nuovo film di Tim Burton è una biografia, “Big Eyes” (uscita a Capodanno), sulla storia della pittrice Margaret Keane. Favorito per un posticino fra i migliori attori c’è l’interprete di un’altra leggenda: Chadwick Boseman nel film “Get on Up – La vera storia di James Brown” di Tate Taylor (uscito in sordina a novembre; recensione).

Le storie vere non finiscono qui. Altri due nomi di rilievo ci si sono cimentati quest’anno. Una è Angelina Jolie, alla regia di “Unbroken” (il 29 gennaio), storia di Louis Zamparini sopravvissuto a un campo di concentramento giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, scritto dai fratelli Coen, e l’altro è Clint Eastwood con “American Sniper”, storia del famigerato “cecchino più letale d’America” in Iraq (anche questo delizierà il nostro capodanno).

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American Sniper

Per trovare una storia di fantasia dobbiamo affidarci al buon Peter Jackson, che la settimana prossima (17 dicembre) concluderà la sua colossale saga tolkeniana con il sesto e ultimo film, “Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate”. Il terzo film de “Il Signore degli Anelli” dieci anni fa fu capace di raccogliere la quota record di undici premi Oscar. Difficilmente ci riuscirà anche “Lo Hobbit”, ma stavolta qualche premio in più rispetto ai due capitoli precedenti (rimasti a tre nomination ciascuno senza mai vincere!) dovrebbe riuscire a vincerlo.

Ancora presto, invece, per giudicare il musical disneyiano “Into the Woods” con la megera Meryl Streep, diretto da Rob Marshall, che gli americani vedranno il giorno di Natale (mentre noi dobbiamo aspettare aprile!).

Per altri film attesi ma sottovalutati forse rimarranno le briciole. Parliamo di “Noah” di Darren Aronofsky (recensione; speriamo in nomination per gli effetti speciali e la colonna sonora), il musical sui Four Seasons “Jersey Boys” di Clint Eastwood (recensione; l’Academy sa apprezzare un buon film in costume); e “Fury” (29 gennaio), Brad Pitt contro i nazisti (again, ma stavolta più drammatico), che può vantare la colonna sonora del premio Oscar dell’anno scorso Steven Price (“Gravity”) e il montaggio di Jay Cassidy (già nominato nelle ultime due edizioni con “American Hustle” e “Il lato positivo”).

Gli indipendenti

Ma è fra gli indipendenti che troviamo l’imbarazzo della scelta, e sarà sicuramente imbarazzante la scelta dell’Academy di snobbarli quasi tutti.
A rappresentare questo bellissimo e maltrattato mondo nelle categorie di maggior rilievo saranno probabilmente solo “Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)” di Alejandro G. Iñárritu (recensione dalla Mostra di Venezia; al cinema il 5 febbraio), “Foxcatcher” di Bennett Miller, vincitore come miglior regista a Cannes (in uscita il 5 marzo; recensione dal Festival di Cannes), e l’acclamatissimo “Boyhood” di Richard Linklater (recensione). Sorpresa degli ultimi giorni, che potrebbe puntare alto agli Oscar: “Selma” di Ava DuVernay, la storia della marcia condotta da Martin Luther King del 1965 dalla città di Selma, Alabama (nelle sale dal 12 febbraio).

Birdman

Birdman

Non so proprio come faranno i membri dell’Academy a ignorare altri film indipendenti come “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson (recensione) e “Lo sciacallo – Nightcrawler” di Dan Gilroy (recensione dal Festival di Roma).

Avranno vita dura agli Oscar anche alcune perle indipendenti del Sundance Film Festival (ne parlammo qui) come il vincitore “Whiplash” di Damien Chazelle, mostrato anche al Torino Film Festival (qui la recensione, ma l’uscita italiana è ancora incerta), del cui non protagonista J.K Simmons stanno salendo molto le quotazioni; e uno degli ultimi film con Philip Seymour Hoffman, presentato da lui in persona al festival solo due settimane prima di togliersi la vita, “La spia – A Most Wanted Man” di Anton Corbijn (recensione).

Film come “La ragazza del dipinto” (“Belle”, uscito a agosto) e “Beyond the Lights” (film romantico, troppo poco visibile per un’uscita italiana; ne riparleremo, forse, se vincerà qualcosa) potrebbero essere trascinati agli Oscar dall’ascesa improvvisa della loro protagonista Gugu Mbatha-Raw, che manda in visibilio i critici di mezzo mondo, e non solo per la sua folgorante bellezza.

Un’altra attrice ha alte probabilità di agguantare almeno una nomination con i suoi tre film di quest’anno. Si chiama Jassica Chastain e è stata già candidata agli Oscar due volte nelle ultime tre edizioni. Quest’anno è protagonista di due importanti film indipendenti (oltre che di “Interstellar”): “La scomparsa di Eleanore Rigby: Loro”, in coppia con James McAvoy (recensione da Torino; esce il 5 febbraio) e “A Most Violent Year” di J.C. Chandor, con Oscar Isaac (già nominato all’Oscar per la sceneggiatura di “Margin Call”; uscita italiana incerta).

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A Most Violent Year

E sempre a proposito di grandi attrici, ce n’è una che è a caccia della sua quinta nomination e, sperabilmente, della sua prima statuetta. Julienne Moore quest’anno si è superata in ben due ruoli memorabili: un’attrice ossessionata in “Maps to the Stars” di David Cronenberg (recensione) e una giovane insegnante malata di Alzheimer in “Still Alice” (recensione dal Festival di Roma).

Dopo l’Oscar a Christopher Plummer nel 2010 per aver interpretato un anziano omosessuale in “Beginners”, possono avere qualche speranza anche i due anziani omosessuali protagonisti di “I toni dell’amore – Love is Strange” (uscito a novembre) che hanno commosso i critici e le giurie americane e sono interpretati da John Lithgow e Alfred Molina (più probabile una nomination per quest’ultimo, considerato non protagonista).

Una nomination da protagonista la merita anche il Timothy Spall di “Mr. Turner” di Mike Leigh (recensione dal Festival di Cannes), che ha già portato a casa dalla Croisette il titolo di miglior attore.

Un’ultima speranza la riserviamo agli attori di questi altri due film indipendenti: “Wild” di Jean-Marc Vallée e scritto da Nick Hornby (già candidato agli Oscar per “An Education”), con Reese Witherspoon e Laura Dern (recensione dal Torino Film Festival; al cinema il 5 marzo); “The Homesman” (recensione dal Festival di Cannes; uscita italiana incerta) scritto, diretto e interpretato da Tommy Lee Jones, troppo spesso snobbato dall’Academy come autore, ma mai dimenticato come attore.

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