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Oscar 2016 — Gli esclusi: Stranieri, Documentari e Sceneggiature

Proseguiamo la nostra rassegna dei più illustri esclusi dalla corsa all’Oscar di quest’anno.

Qui le altre categorie: Animazione, colonne sonore e canzoni.

MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA

Nomination effettive:

“The Embrace of the Serpent” (“El abrazo de la serpiente”, Colombia), “Mustang” (Francia), “Il figlio di Saul” (Ungheria), “Theeb” (Giordania), “A War” (“Krigen”, Danimarca)

Nomination alternative:

Il club” (Cile), “Rams – Storia di due fratelli e otto pecore” (Islanda), “Un piccione seduto sul ramo riflette sull’esistenza” (Svezia), “Court” (India), “The Assassin” (“Nie yin niang”, Taiwan)

Nelle nomination effettive troviamo due titoli che non potevano non essere considerati e fra i quali c’è il probabile vincitore (“Il figlio di Saul”?). Ma le alternative c’erano, e si sono dovute accontentare dei premioni vinti ai festival internazionali: il nuovo capolavoro del cileno Pablo Larraín “Il club” che vinse il premio della giuria a Berlino; il vincitore islandese di Un certain reard a Cannes “Rams”; i vincitori a Venezia (due edizioni fa) del Leone d’oro in concorso e della sezione Orizzonti, rispettvamente, “Un piccione seduto sul ramo riflette sull’esistenza” dello svedese Roy Andersson e “Court” del giovane esordiente indiano Chaitanya Tamhane; miglior regia a Cannes per “The Assassin” di Hou Hsiao-Hsien. Non nominarli fa peggior servizio all’Academy stessa che a loro…

 

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MIGLIOR DOCUMENTARIO

Nomination effettive:

“Amy”, “Cartel Land”, “The Look of Silence”, “What Happened, Miss Simone?”, “Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom

Nomination alternative:

The Wolfpack”, “Sherpa”, “La memoria dell’acqua” (“El botón de nácar”), “Malala”, “In Jackson Heights

La cinquina effettiva è una bomba, non ci si può assolutamente lamentare. Ma non avrebbero sfigurato fra i bombaroli questi altri documentari notevoli che abbiamo visto ai festival: come il presto dimenticato, ingiustamente, “The Wolfpack” sui fratelli reclusi e riscopertisi filmmaker (vincitore al Sundance e visto alla Festa di Roma); “Sherpa” che ci illumina sullo sfruttamento degli indigeni himalayiani e la loro esperienza nelle scalate; “La memoria dell’acqua” (prossimamente al cinema) del veterano cileno Patricio Guzmán che parte dalle suggestioni grafiche e musicali per arrivare a raccontare della dittatura; “Malala” (uno dei favoriti della vigilia, l’8 marzo in prima TV sui canali satellitari Fox) che porta sullo schermo la storia straordinaria della ragazza premio Nobel Malala Yousafzai e suo padre; “In Jackson Heights” di Frederick Wiseman, nuovo impressionante esplorazione antropologica del grande documentarista americano che stavolta sceglie come campo d’azione l’omonima zona del Queens newyorkese.

 

stevejobs

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MIGLIOR SCENEGGIATURA

Nomination effettive:

(non originali) “La grande scommessa”, “Brooklyn”, “Carol”, “Sopravvissuto – The Martian”, “Room
(originali) “Il ponte delle spie”, “Ex Machina”, “Inside Out”, “Il caso Spotlight”, “Straight Outta Compton”

Nomination alternative:

(non originali) “Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick”, “Revenant – Redivivo”, “Steve Jobs”, “Anomalisa”, “The Lady in the Van
(originali) “The Visit”, “Irrational Man”, “The Hateful Eight”, “James White”, “Youth – La giovinezza

Categorie ricche di “casi” letterari e cinematografici, che quindi non potevano mancare in nomination ma che, a mio modesto avviso, abusano della loro popolarità. A rimetterci sono perle più piccole come “Anomalisa” di origine teatrale, e l’inglese “The Lady in the Van” della leggenda vivente Alan Bennett. Per un punto Sorkin perse la cappa, e partiva da atteso e favorito, per il suo pregiatissimo lavoro sulla biografia di Steve Jobs, nell’omonimo film. Stesso discorso per il lungo, logorroico, esaltante “The Hateful Eight” di Tarantino che sembrava irrinunciabile. E ancora l’horror a sorpresa di Shyamalan “The Visit“, il solito Woody Allen in “Irrational Man“, per gradire.

Pian piano anche l’Academy capirà che la bizzarria di Paolo Sorrentino non sta soprattutto nelle sue storie e sceneggiature, se ne non già con “La grande bellezza”, con “Youth” ha dimostrato una padronanza narrativa e psicologica che lo pone su un piano completamente diverso rispetto a quello dei più convenzionali candidati.

Vorrei poi dare visibilità a dei film indipendenti (in questa e nelle prossime categorie) che l’Academy quest’anno si è scordata completamente, partendo da “James White” di Josh Mond, scoperto allo scorso Sundance Film Festival, che crea due straordinari personaggi contemporanei, urbani, sul tema della gioventù moderna e del cancro.

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