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Oscar 2017: Guida ai cortometraggi – Animazione

Cinquina abbastanza coraggiosa quella che l’Academy ha confezionato quest’anno per la categoria dei cortometraggi d’animazione. candidati agli Oscar 2017. Poesia, provocazione grafica e traguardi tecnologici. Non mancano dei corti più tranquillizzanti: guarda caso sono anche quelli piú popolari.

Alcuni di questi corti sono disponibili gratuitamente online, altri ancora a pagamento online o già in Blu-ray/DVD.

Shorts HD, come ogni anno, metterà comunque a disposizione il programma completo dei corti per l’acquisto o il noleggio su iTunes e altre piattaforme di video on demand. Per questo però bisogna aspettare però il 21 febbraio (pochi giorni prima delle premiazioni alla Notte degli Oscar, il 26-27).

Vedi anche la nostra guida ai cortometraggi live-action.

Ecco il nostro commento (non spoiler) sui cinque cortometraggi animati, in ordine di preferenza dal migliore in giú.

PIPER

di Alan Barillaro (Stati Uniti, 6′) (clip / in vendita con il Blu-ray/DVD di “Alla ricerca di Dory”)

piper

Di questo già celebre cortometraggio, l’ennesima eccellenza nella filmografia Disney/Pixar, abbiamo parlato in occasione della sua anteprima insieme al lungometraggio “Alla ricerca di Dory” al festival di Annecy lo scorso giugno.

Tenerissimo, strapparisate, ma soprattutto un saggio delle potenzialità tecniche e narrative della computer graphic. Ritornano ovviamente i temi educativi e formativi cari allo studio d’animazione californiano.

È sicuramente il corto che poteva beneficiare del maggior budget fra quelli in gara, ma nemmeno un penny di quella spesa è andato sprecato in qualcosa di non creativo. Non è manifesta superiorità: gli autori di questo sono stati gli artisti migliori fra quelli in gara. Non dovrebbe sorprendere che altri due dei corti candidati quet’anno sono opera di artisti che fino a pochi anni prima lavoravano nella bambagia degli studi Disney o Pixar e non sono certo venuti su viziati.

PEARL

di Patrick Osborne (Stati Uniti, 6’) (guarda online)

pearl

L’evento animato dell’anno. Già da qualche tempo Google (o meglio la sua sezione sui progetti futuristici ATAP) ha inaugurato questa serie di cortometraggi d’autore (animati ma non solo) chiamata Google Spotlight Stories. Google mette a disposizione dei migliori cineasti e studi d’animazione una piattaforma che permette agilmente di creare da zero dei mondi immersivi a 360°.

Pearl”, di Patrick Osborne (già premio Oscar con il cortometraggio Disney “Winston”), è quindi il primo cortometraggio VR (realtà virtuale) a essere nominato agli Oscar, segnando un riconoscimento storico.

Può essere visto facilmente su YouTube e esplorato in vari modi (con il dito sugli smartphone, con il cursore del mouse), ma l’esperienza ideale è con lo smartphone inserito in un visore VR (se ne trovano a poco prezzo e addirittura fai-da-te).

Il film racconta la di una bambina che vive in macchina con il padre musicista di strada e contiene una delicata canzone originale.

BLIND VAYSHA (VAYSHA L’AVEUGLE)

di Theodore Ushev (Canada, 8’) (trailer)

vaysha

Siamo in quota National Film Board of Canada, il programma governativo canadese a sostegno del cinema e dell’animazione, che agli Oscar non manca quasi mai.

Tratto da un racconto dello scrittore bulgaro Georgi Gospodinov (pubblicato in Italia nella raccolta “… E altre storie” da Voland Edizioni), “Blind Vaysha” è la storia di una bambina dagli occhi di colore diverso e con una particolare disabilità visiva: dall’occhio sinistro può vedere solo il passato e dal destro solo il futuro; cieca del presente.

Ushev, di origini bulgare ma che lavora in Québec, sperimenta una tecnica grafica che richiama le incisioni su legno. Il regista ha dichiarato: “di fatto non abbiamo animato i personaggi, ma i colori”. È possibile intercettare una velata connotazione politica sulla pressione del presente e le paure del futuro (un destino fatale evidenziato dalla musica funebre di Henry Purcell di kubrickiana memoria), ma piú in superficie ha il fascino della tradizione del racconto orale tradotto in immagini nell’ipnotica e spirale “animazione dei colori”.

PEAR CIDER AND CIGARETTES

di Robert Valley (Canada/Regno Unito, 35′) (VOD)

pear-cider

Potremmo chiamarlo mediometraggio, vista la sua appagante durata oltre la mezz’ora.

Robert Valley è un celebrato autore di fumetti e animatore; il suo stile lo ritroviamo evidente in serie come “Æon Flux” (1991) e “Tron: Uprising” (2012).

Versione animata di una delle storie della serie di fumetti dello stesso autore “Massive Swerve”, “Pear Cider and Cigarettes” racconta, per voce del suo migliore amico che cerca di salvarlo, il declino dello scapestrato Techno Stypes, scampato da un incidente ma in attesa di trapianto di fegato.

Alcol, sesso, affari loschi internazionali, ma anche ricordi di infanzia, amicizia e rapporti filiali. Una parabola underground dai colori fluorescenti e dal suono psichedelico della musica elettronica e della voce suadente del narratore.

 

BORROWED TIME

di Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj (Stati Uniti, 7’) (trailer)

borrowed-time

Questo cortometraggio diventato virale su internet qualche mese fa è alla fine approdato agli Oscar. Molti l’hanno frettolosamente scambiato per una produzione Pixar (non lo è), ma gli va riconosciuto che i modelli, i tempi e l’animazione sono molto simili a quelli dei cortometraggi pixariani, ovvero di qualità eccellente. Non sorprende scoprire che gli autori sono transfughi dello studio di Emeryville, California.

Ha tutta l’aria di essere un’idea bocciata da John Lasseter, il fondatore e direttore creativo della Pixar, per evidenti motivi di registro: eccessivamente drammatico e con tracce di violenza.

Il corto dimostra una straordinaria padronanza della tecnica narrativa, oltre che di animazione. Se da un lato però c’è, nel concept iniziale, la legittima urgenza di svincolarsi dal genere per famiglie, dall’altro eccede nel ricatto emotivo cercando di suscitare lacrime facili e emozioni sproporzionate per come sono stati gestiti questi sette minuti.

Ripaga di tutto la musica di Gustavo Santaolalla.

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