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Oscar Mania: The Tree of Oscar da Parigi a Cannes

Non è mai troppo presto per iniziare a fare i pronostici dei titoli acchiappa-Oscar del 2011. E quale stagione migliore dell’estate per passare il tempo in svaghi cinefili e frivole previsioni sotto l’ombrellone? Vincere un Oscar è qualcosa che ha a che fare più con il momento storico, con il mercato e con il supporto dei media che con il valore artistico dei film o delle performance. Perché allora tanto interesse? Perché ogni anno noi oscar-maniaci di tutto il mondo facciamo un tifo da stadio per la nostra star preferita? Seguire il meccanismo degli Oscar e le strategie promozionali di un film può essere frustrante se a trionfare, come a volte accade, è il titolo o la performance peggiore, ma per i cinefili affamati di red carpet ad essere entusiasmante è il cammino piuttosto che l’arrivo, lo spazio che si riempie di sogni piuttosto che il traguardo. Anche l’Oscar, in fondo, è una religione. Ed ognuno sceglie la catarsi che vuole.

Che ne sarà di questo 2011 da qui a gennaio quando verranno annunciate le nomination? Quali film sorprenderanno e quali deluderanno? Come sempre dovremo aspettare la fine dell’autunno per veder schierati i titoli di maggior appeal in termini di Oscar chances. Tuttavia sono già usciti almeno un paio di film che non dovrebbero mancare il bersaglio delle nomination più importanti.
Stiamo parlando di “The Tree of Life” e “Midnight in Paris“. L’ultimo sperimentale lavoro di Terrence Malick, fresco trionfatore a Cannes, con i suoi simbolismi e la sua narrativa non lineare ha riproposto la questione dell’autorialità, diviso la critica in adepti e scettici e fatto assopire il pubblico meno preparato. Ma i bookmaker sono pronti a scommettere sulle nomination per miglior film, regia e fotografia.
Quanto alla nuova commedia di Woody Allen, nessuno a Cannes ha gridato al capolavoro ma l’America ne è stata conquistata. “Midnight In Paris” ci restituisce un Allen in forma smagliante e sta registrando il miglior risultato alleniano al box office dai tempi di “Hannah E Le Sue Sorelle”. Difficilmente l’Academy potrà ignorare lo straordinario successo della pellicola.

Nella lista dei dieci migliori titoli dell’anno potrebbero entrare a sorpresa due film di genere che hanno finora messo d’accordo pubblico e critica: “X-Men: L’Inizio” ha brillantemente rinnovato la serie, ma in questi giorni l’interesse dei cinefili è catturato da “Super 8“, science fiction movie diretto da J.J. Abrams e prodotto da Spielberg. Un gruppo di ragazzini gira un film in super 8 sul deragliamento di un treno e scopre una presenza misteriosa che si aggira in città: i critici sembrano impazziti e il pubblico sta rispondendo calorosamente.

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Altri titoli molto apprezzati questa primavera ed ancora inediti da noi sono “Jane Eyre” di Cary Fukunaga, con gli inquieti Mia Wasikowska e Michael Fassbender; l’action-thriller al femminile “Hanna” di Joe Wright, con l’elettrizzante Saoirse Ronan e Cate Blanchett alle prese con un nuovo, enigmatico accento straniero; e la commedia “Beginners” con gli strepitosi Christopher Plummer e Ewan McGregor nei ruoli di padre e figlio. L’uscita ad inizio anno potrebbe porre questi film automaticamente fuori dalla corsa per gli Oscar. L’Academy ha la memoria corta ed è per questo motivo che le case di distribuzione affastellano tutti i titoli su cui ripongono più speranze sotto l’albero di Natale.

E i film del Festival di Cannes? Paolo Sorrentino, snobbato dal Palmares col suo applauditissimo “This Must Be The Place“, potrebbe portar fortuna al già due volte oscarizzato Sean Penn e alla sempre brava Frances McDormand. Tutto dipenderà dalla distribuzione e dalla campagna promozionale, ma l’accoglienza della stampa lascia ben sperare.

Se Pedro Almodovar non ha convinto del tutto con “Le Piel Que Habito“, con la sua infelici dichiarazioni filonaziste Lars Von Trier si è giocato qualsiasi possibilità di sostegno dalla stampa americana, sebbene “Melancholia” sia stato salutato come uno dei suoi film migliori. Kirsten Dunst potrebbe comunque strappare una candidatura come miglior attrice, e sarebbe cosa buona e giusta. Stessa cosa dicasi per l’eccellente Tilda Swinton di “We Need To Talk Abou Kevin” di Lynne Ramsay, già snobbata negli ultimi due anni nonostante le torreggianti performance in “Julia” e “Io Sono L’Amore”.

Ma il film che potrebbe davvero far colpo ai prossimi Oscar è il francese “The Artist” di Michel Hazanavicius, fantasia cinefila sul passaggio dal muto al sonoro fotografata in un malinconico bianco e nero e girata come se fosse davvero un film muto anni ’20. Lo straordinario Jean Dujardin, premiato a Cannes, dovrebbe senza fatica esser candidato come miglior attore.

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