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Ossimoro: Il cielo spento sopra Roma

Gli Ossimoro da Roma rientrano di diritto in quelle band che, una volta ascoltate, ti entrano in testa per un motivo o per un altro.
La voce ipnotica, le chitarre roboanti, i testi inquietanti ed intriganti, la ritmica potente, tutto sembra funzionare nel loro recente cd “Corvi Nel Cielo Spento”, lavoro che anche se non perfetto, riesce a ritagliarsi un suo spazio ed a farsi apprezzare.
Ne discutiamo con il bassista della band romana, Paolo Recchia.

Ciao ragazzi, allora iniziamo come e’ di rito con una breve presentazione della vostra band riassumendo la storia dalla formazione ad oggi che siete alla terza release discografica.
Prima di tutto, un saluto a tutti voi ed ai vostri lettori. Gli Ossimoro nascono nel 2002, a Roma, dalle ceneri di precedenti esperienze. Dopo un po’ di problemi di line–up si arriva a quella che è l’attuale formazione che vede Federico Venditti alla chitarra, Francesco Fornara alla voce, Fabrizio Ferrante alla batteria e il sottoscritto Paolo Recchia al basso. Questa line up è insieme dal 2005, ed ha inciso nello stesso anno “Astri”, un demo promozionale di 4 brani prima di quello che consideriamo il nostro primo vero lavoro, ossia “Corvi Nel Cielo Spento”. Al momento la situazione si è stabilizzata e siamo contenti di come vanno le cose.

Ossimoro e’ solitamente il termine che definisce l’accostamento letterario di concetti tra loro stridenti. Qual e’ nel vostro gruppo la contraddizione o meglio come si accosta questo concetto polivalente alla vostra identita’ di band?
Sai, di base la parola Ossimoro definisce sia il nostro approccio alla musica sia, più in generale, il nostro approccio alla vita. Siamo persone che amano guardarsi intorno e riflettere su quello che ci circonda, come si vede dai nostri testi che risultano piuttosto oscuri e personali, ma anche se l’approccio è quello da voi descritto in sede di recensione, alla fine puoi ritrovarci a cazzeggiare e divertirci esattamente come facevamo qualche anno fa. Due anime le riscontriamo anche musicalmente, visto che i nostri pezzi sono caratterizzati da riff heavy e ritmiche sostenute accompagnati però da una forte componente melodica che il cantato italiano rende, secondo noi, perfettamente.

Nel recensire il vostro album ho notato una somiglianza piuttosto evidente con gli Alice In Chains in particolare e con le tematiche del grunge in generale, siete d’accordo?
Assolutamente sì. In realtà le nostre influenze sono più varie e spaziano da cose più heavy, come Slayer, Metallica, Sepultura, ad uscite più recenti come Alter Bridge o Black Stone Cherry per arrivare alla scena italiana con Litifba, Marlene Kuntz o CCCP. Di sicuro però, quando si mette tutto nel calderone alla fine soprattutto grunge e stoner prevalgono nel nostro stile, con l’idea però di rivederli il più possibile in chiave moderna. Personalmente penso che la tua definizione robusto sound post-grunge non privo però di altri numerosi spunti stilistici” sia perfetta.

Mi ha molto sorpreso una qual certa similitudine vocale con Gianni Leone del Balletto Di Bronzo nell’album “Ys”, grande lavoro incentrato sull’alienazione provata dall’ultimo uomo rimasto sulla terra. Ne eravate coscienti e riscontrate anche voi questa somiglianza?

Confessiamo di no. Ma dopo aver letto quello che avevi scritto siamo corsi immediatamente a sentire qualcosa e dobbiamo riconoscere che non hai tutti i torti. Il tema dell’alienazione, poi, è qualcosa che decisamente ci piace trattare.

Com’e’ la situazione live nella vostra zona e che tipo di risposta state ottenendo nel proporre il vostro materiale on stage?
Per certi versi dobbiamo dire che non è un granché. Ci sono molte opportunità di suonare ma non sempre la musica originale ottiene l’appoggio che meriterebbe. A Roma, come ovunque, i locali propongono cover bands all’ordine del giorno in quanto si tratta di soldi facili. Tuttavia, girando molto ci siamo accorti come la scena a Roma sia viva. Ci sono molti gruppi che meriterebbero un’attenzione diversa sia dal pubblico, che da locali e media. Per quanto ci riguarda, i riscontri sono molto positivi, in particolare relativamente al nuovo materiale che stiamo provando live in vista di una prossima entrata in studio.

Avete ricevuto qualche offerta che state valutando da parte di etichette discografiche?
Al momento ancora no. Il nostro lavoro con la Kick Agency si è inizialmente concentrato sulla distribuzione ai media per valutare l’opinione della critica sul nostro lavoro. E di questo siamo molto soddisfatti. Anche laddove ci sono state delle critiche, sono state sempre molto costruttive, e questo è un ottimo segno. Abbiamo appena cominciato a distribuire il cd alle etichette e vediamo cosa uscirà fuori. Ma non è una cosa su cui perdiamo il sonno, con “Corvi…”, che è interamente autoprodotto, abbiamo ottenuto riscontri al di là di quelle che erano le nostre aspettative e se non arriverà qualcosa di davvero interessante, dal punto di vista dell’impegno, della distribuzione, della promozione, credo che ripeteremo l’esperienza dell’autoproduzione.

Loudvision vi ringrazia per la disponibilita’. Concludete lo spazio come desiderate.
Siamo noi che vi ringraziamo per la disponibilità e l’attenzione. Come dicevo prima, probabilmente a breve entreremo in studio e speriamo di avere il nuovo CD pronto per dopo l’estate. Speriamo di ottenere la stessa attenzione e di ritrovarci qui con voi su queste pagine tra qualche mese. Ci teniamo inoltre a salutare ancora tutti i lettori e ad invitarli a seguirci, sia sul nostro my space, dove è possibile ascoltare alcuni nostri brani nonché leggere notizie e scoprire le nostre date, sia live. Se vi capita l’occasione, passate a dare un’occhiata!!!!

Ok allora, ora tocca alle etichette… fatevi sotto.

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