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Rabbia in bello stile

Ecco un altro di quei gruppi HC che fa tornare la fiducia nella New School, e rinverdisce la speranza di poter trovare tra le nuove uscite stimoli interessanti e ricerche musicali che non si limitino a noiose intrusioni in campi posthardcore. Gli Outcry Collective sono una delle migliori promesse dell’hardcore d’oltremanica sin dal 2007, quando hanno debuttato sulle scene con il primo EP ricevendo un’ottima risposta dal pubblico e dagli addetti ai lavori. Il clamore suscitato li ha portati subito all’attenzione della label indipendente Visible Noise, che da anni lancia su mercati a scala più ampia le piccole realtà della nicchia underground dell’HC anglosassone: da tale unione nasce il primo lavoro su lunga durata degli OC, “Articles”.

Un disco insolito che, nel senso più britannico del termine, non affonda le proprie radici nella brutalità incontrollata ma poggia le proprie basi in territori eterogenei, dove si fondono influenze che vanno dal metal al southern. La maggior particolarità e punto di interesse sta però nello studio delle sonorità e nell’accorto calcolo delle interazioni tra gli strumenti: i ragazzi si affidano nella composizione soprattutto ad una solida base ritmica, su cui la chitarra di Chris Phelps traccia schizofrenici disegni multicolori, mentre le urla di Stephen Sitkowski donano la dose di cattiveria necessaria.

Il lavoro riesce eccome e, pur non liberandosi interamente di alcuni stereotipi HC, spazia in territori raramente battuti con tanta autorità per un disco di debutto. Un gruppo da seguire con attenzione.

Un disco riuscito che sembra porre basi interessanti per i futuri lavori del gruppo, generando indubbio interesse ed attesa. Consigliato ad amanti dell’HC e non solo.

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Contro

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