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Dalla Svezia con furore, vent’anni dopo

“Angelmaker” è un disco che ha tutte le carte in regola per accattivarsi le benevolenze degli amanti del genere.

Da “Signs All Over” in poi, infatti, il platter del nuovo disco degli svedesi Overdrive – i quali, tolte le varie separazioni e reunion, sono in giro dal 1984 – si svolge sulla base di pochi ma solidi ingredienti: batteria incalzante, riff di scuola New Wave of British Heavy Metal conditi da un po’ di power, thrash e sonorità hard rock, linee vocali melodiche ricche di cori, assoli sbrodoloni.

Tuttavia, quattro minuti possono diventare infiniti e dodici canzoni impossibili da ascoltare dall’inizio alla fine quando manca dinamicità compositiva.

Mentre brani come “In Gut We Trust” o “It’s A Thriller” fanno drizzare le antenne per grip e potenza, canzoni come “I Know There’s Something Going On”, “See The Light” o “To Grow” fanno scemare la passione causa ripetitività incessante tipo disco rotto. In altre parole, gli episodi davvero riusciti si contano sulla punta delle dita di una mano, il resto è più o meno noia. Ciò non toglie che la noia sia meglio del vuoto o che non si possa trasformare in goduria infinita per i super appassionati del genere.

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Contro

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