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Riesumazioni macabre

In un mercato sano, l’optimum del commercio vorrebbe la specializzazione delle competenze. Ed il fatto che la Lion Music, da un anno, stia aprendo le porte al jazz, al funky o al thrash metal, dà un’idea dell’attuale stato di salute dell’industria discografica. Perché, in queste situazioni, ciò che si perde immediatamente è la qualità.
Così, l’ennesima novità per la label finlandese fondata nel 1989 da Lars Eric Mattsson, ed originariamente dedita al prog ed al neoclassic, si chiama “Overdrive” e scarica nel magazzino una dose massiccia di Heavy classic. Il gruppo, tuttavia, è tutt’altro che giovane: attivo dal 1982, con una produzione limitata, il combo svedese non è mai riuscito a permanere, per più di due album, con la stessa etichetta; tant’è che, quando agli inizi degli anni ’90 si sciolse, poche furono le lacrime versate. L’unico a fare carriera invero fu il chitarrista Janne Stark.
Oggi, pur ingaggiato un nuovo vocalist, Per Karlsson, e con il guest Chris Catena, l’uso del defibrillatore nei confronti di quelle che furono le sonorità della NWOBHM appare intempestivo ed inutile. La scarsa attitudine ad un songwriting di pathos e sentimento è ancora il limite principale degli Overdrive, che pur tuttavia appaiono maturati almeno nella forma e nell’esecuzione. Ritmi veloci ed incalzanti, qualche richiamo ai riff dei Judas Priest, strutture semplici, ma possenti, secondo il più recente regime tedesco. Oltre ciò, non si va. Pur nel compiuto equilibrio tra classico e moderno, l’album risulta scontato e pleonastico.

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