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  • OvLov: SoLo, la recensione

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    Data di uscita: 28-02-2015

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Gli OvLov sono un trio pop-wawe bresciano composto da Lù Pangrazio (voce e chitarra), Luigi Ancellotti(basso) e Simone Cavagnini(batteria).“SoLo” è il loro secondo album: dieci tracce dalle sonorità versatili e accattivanti, prodotte da Andy Rourke, indimendicabile bassista degli Smiths.

Apre il disco “Fall In Down”: partendo da strofe che ricordano “All That Jazz” del musical Chicago, il pezzo cresce in un refrain trip hop e nel finale si snoda tra le distorsioni segmentate e compresse di Xabier Iriondo, storico chitarrista degli Afterhours. Tra strutture e arrangiamenti raffinati, la voce cristallina di Lù Pangrazio, spazia lungo suggestive escursioni di registro; fluttua libera su accordi, dissonanze, echi, riverberi(Again I’m blinded), fino ad esplodere in “Delicious”, un’arguta riflessione sul boom dei programmi di cucina.

“SoLo” è un labirinto di suoni e stati d’animo. Ad un ascolto leggero e distratto, potrebbe risultare difficile cogliere i contrasti e la complessità di ogni singolo brano.
In “It’s Not A Good Feeling” una batteria veloce ed energica unita ad uno slapping galoppante fa da catapulta verso una dimensione sospesa e dai colori tenui.
Dalla frenesia morbida e sofisticata di “Hangover Cure”, brano impreziosito dal violocello di Daniela Savoldi e dal moog di Giovanni Battagliola, d’ un tratto si ha la sensazione di trovarsi immersi in pallidi bagliori di malinconia (River, Menny).
Guidati da Andy Rourke, oltre che produttore anche direttore artistico del progetto, gli OvLov hanno realizzato un album importante e dal sound multiforme.

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Contro

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