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Ozpetek e la Ferrari, da Venezia a Milano

A Mostra Cinematografica di Venezia non ancora conclusa, Ferzan Ozpetek e Isabella Ferrari, moderati dall’istrionica Lella Costa, hanno presentato a Milano “Un Giorno Perfetto”. Il luogo prescelto è stato l’Anteo, uno dei cinema storici della città meneghina, gremito di gente. Si è cominciato con la proiezione di un breve backstage della pellicola tratta dal romanzo di Melania G. Mazzucco. Solo allora hanno fatto il proprio ingresso le due star, che Lella Costa ha subito tempestato di domande.

Isabella, è vero che ti sei candidata al ruolo tramite sms?
I. F. Vero, sono una fanatica degli sms, li adoro e quando ho capito che il cast per il nuovo film di Ferzan era aperto mi sono proposta. Avevo anche letto il libro e mi era piaciuto tantissimo. A dir la verità, pensavo di essere più adatta per un altro ruolo, ma poi Ferzan mi ha trasformato in Emma.
Non penso che sia stato un ruolo difficilissimo: ho visto in lei l’anima universale delle donne.

Ferzan, questo è il tuo primo tentativo con sceneggiature non originali. Cosa ti ha convinto?
F. O. È stato Domenico Procacci a ricattarmi. Mi ha inviato la sceneggiatura pronta, così letto anche il libro, che non conoscevo. Accettando la proposta, ho però deciso di farlo un po’ mio, modificando qua e là la storia, cambiando sesso a un personaggio, quello interpretato da Monica Guerritore – inizialmente un professore gay – e aggiungendone qualcuno, come quello di Angela Finocchiaro. Per quanto riguarda il professore gay, molto ha influito il mio desiderio di non ripetermi, riproponendo temi già trattati altrove. Il fatto, poi, che il film sia ambientato a Roma mi ha inizialmente spiazzato. Avevo appena dichiarato che non avrei mai più girato nella capitale e invece…

Nel film c’è anche un bambino, Gabriele Paolino. Com’è stato lavorare con lui?
F. O. Lavorare con bambini, anziani e animali è difficilissimo, ma sono loro a darmi le maggiori soddisfazioni. Nel cinema deve emergere l’istinto: io considero l’attore come un animale, che deve liberare la propria purezza. Per me le scene più belle sono quelle che nascono quasi improvvisando, in cui l’attore mette qualcosa di suo. Di questo film posso citare per esempio il momento in cui Emma-Isabella Ferrari racconta a Mara-Monica Guerritore i primi tempi del suo amore con Antonio-Valerio Mastandrea. Quando riesco a realizzare qualcosa del genere, ecco, vado a dormire tranquillo, soddisfatto.

Isabella, so che sei dovuta ingrassare qualche chilo per interpretare questo ruolo. E guardandoti, con il capello spettinato e quei vestiti da quattro soldi, viene da pensare: “Ozpetek non ti ha trattato proprio bene…”.
I. F. Sì, alla fine sono ingrassata nove chili! E anche per i vestiti la produzione ha risparmiato molto! (ride, ndr) Ma, più generalmente, Ferzan è un regista che tiene molto all’estetica – un’estetica particolare, certo – e mi sono affidata completamente a lui. Un attore è molto generoso quando sa che il regista è una persona attenta, che misura tutto e che farà emergere il suo talento.
F. O. Isabella è una macchina da guerra. Ero un po’ timoroso quando le ho chiesto di farsi sputare in bocca da Mastandrea. E lei che mi risponde? È geniale, Ferzan! Isabella merita davvero tutti i premi che riceverà nella sua carriera.

Parlando invece di Mastandrea, come mai proprio lui in un ruolo negativo, da cattivo? Leggendo il libro si immaginerebbe un personaggio totalmente diverso.
F. O. Valerio mi piace molto proprio perché ha negli occhi la bontà. Il primo nome che verrebbe in mente per un ruolo del genere è Javier Bardem, ma sarebbe stato troppo ovvio. Mastandrea è perfetto perché da lui non ti aspetteresti mai un personaggio in grado di compiere determinate azioni violente.

E la Mazzucco come ha reagito dopo aver visto il film?
F. O. È stata soddisfatta. Mi ha detto: “ho visto ‘Un Giorno Perfetto’ di Ozpetek”.

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