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Pagine vuote

«Bella, sposami!»
«No! Le smart girls moderne non si sposano giovani, vanno al college!»
«Va bene. Vai al college, allora.»
«No, non voglio andare al college! Mi devi vampirizzare!»
«D’accordo. Prima sposiamoci, però.»
«No, non voglio sposarmi! Pensa a cosa direbbe la gente…»

Questa, in estrema sintesi, l’evoluzione del “rapporto d’amore” tra l’umana Bella Swan e il vampiro Edward Cullen, così come Stephenie Meyer la racconta nelle 600 pagine di “Eclipse”, terzo capitolo della popolarissima serie nata con “Twilight”: il problema, insomma, non è rinunciare alla vita e all’essenza della propria umanità, ma l’opinione delle malelingue di paese di fronte al matrimonio precoce di una teenager.

La sceneggiatrice Melissa Rosenberg riassume la questione in una delle prime scene, suscitando così anche nello spettatore occasionale quelle domande ormai abbondantemente dibattute nella testa di qualche lettore (più ragionevole e meno fanatico) della saga: possibile che per la sedicente innamoratissima Bella Swan il passato di Edward non sia fonte di alcuna sincera curiosità? Possibile che la mentalità antica del giovane vampiro, i suoi dubbi sulla persistenza della propria anima e gli scrupoli morali rappresentino per la ragazza non uno stimolo ad un dialogo autentico per conoscere in profondità il suo Edward, ma solo una noiosa e banale seccatura?

Un intreccio paurosamente povero di eventi non aiuta certo a distrarsi, e la vacuità della storia d’amore inizia a mostrarsi in “Eclipse” nella sua imbarazzante interezza.
Se lo scoglio tipico degli adattamenti di origine letteraria è quello di comprimere troppo materiale in una durata cinematograficamente accettabile, la Meyer sfida invece la sceneggiatrice a stiracchiare faticosamente le pagine dei propri romanzi pur di riempire quel paio d’ore necessario a giustificare il prezzo del biglietto.

Si può riconoscre la dignità narrativa di “Twilight”, in cui almeno il processo della conoscenza, della scoperta e del primo innamoramento tra Bella e Edward richiedeva i giusti spazi, ma se da “New Moon” e “Eclipse” si fosse spremuto un solo film cumulativo, difficilmente si sarebbe trovato qualcosa da eccepire.

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