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Pain: Il volto del “Dolore”, il dolore sul volto

La loquacità non è mai stato il suo forte. Aggiungiamo il fatto che solo alcuni giorni fa è stato costretto al ricovero ospedaliero a causa di un’aggressione di cui porta ancora visibili i segni sul viso. Così l’incontro con Peter Tägtgren, nucleo pulsante dei Pain e degli Hypocrisy nonché figura illustrissima in ambito di produzioni estreme, si è rivelato uno stringato ed asciutto dialogo che ha lasciato ben poco spazio ai fuori programma. Ciò nonostante abbiamo trovato il modo di estorcergli qualche notizia.

Ciao Peter, come stai?
Diciamo bene.

Per prima cosa, puoi raccontarmi cos’è successo esattamente a Lipsia in Germania il 22 Febbraio scorso?

Eravamo tutti così ubriachi che francamente non te lo so spiegare. Qualcuno ci ha aggredito alle spalle e ci ha stesi. Non li abbiamo visti arrivare. È stato tutto molto veloce. Quello che mi ricordo è che subito dopo ero già in ospedale. Mi pare di aver capito che fossero degli skinhead o gente che aveva ostilità nei confronti di quelli con i capelli lunghi. Una brutta faccenda. Non ti so dire di più.

Al di fuori di questo spiacevole incidente, come sta procedendo il tour europeo con i Nightwish?
Davvero molto bene. Troviamo un pubblico numerosissimo e i Nightwish sono sempre molto carini con noi. Ci stiamo divertendo.

L’abbinamento Pain-Nightwish non ti pare però un po’ stridente? Non siete band dalle sonorità assimilabili.

Sì è vero. Eppure il tour sta funzionando alla grande lo stesso. La gente è molto calorosa con noi e siamo contenti così.

Venendo alla vostra ultima uscita “Psalms Of Extinction”, quali sono le tue sensazioni?
Sono felice di quello che ho tirato fuori. È sempre piacevole lavorare su nuove idee, ma questa volta è stato molto lungo: ho impiegato due anni per completarlo. Soprattutto per me che scrivo, suono e registro tutto da solo è laborioso e dispendioso in termini di tempo produrre il nuovo materiale. Spesso mi trovo a buttare via intere parti e ricominciare da capo. È un processo lento.

La scelta di Alexi Lahilo e Peter Iwers come special guest da dove derivata?
Alexi ha suonato un solo di chitarra mentre Peter appare in due canzoni. Semplicemente, siamo buoni amici.

Anche in quest’album si percepisce chiaramente la tua visione pessimista del mondo.
Certo.

Come mai questo pessimismo?

Semplicemente perché non si può essere ottimisti. Sfortunatamente le cose vanno così: ti metti un attimo sotto il sole, ti bruci e ti viene il cancro. È così che va il mondo.

Tornando all’album. Ho avuto modo di notare molte soluzioni sperimentali, fra cui dei particolari drum loops.
Credo che quando si ha un computer si possa fare un drum loop con qualsiasi suono. Per esempio si può sbattere una porta e farla diventare una cassa e così via per qualsiasi altra cosa. Qualche volta funziona, qualche volta no.

Cosa puoi dirmi della cover di “Play Dead”? Björk non è un artsta troppo distante dalla tua sfera musicale?
Sì e forse è proprio per questo che ho scelto questa come cover. È stata una sfida cercare di rendere al meglio un brano di un’artista con un suo suono così specifico e particolare. Mi piace molto quel pezzo, anche per questo ho optato per questa soluzione.
[PAGEBREAK] Tu rappresenti una delle personalità di spicco nell’ambito delle produzioni di musica estrema. Non hai mai pensato di produrre anche dei gruppi al di fuori di quel segmento?
Certo, perché no!

E se potessi sceglierei un artista con cui portare a compimento questo sodalizio, chi sceglieresti?
Shania Twain (!!! n.d.r.)

Tornando a quella che fu la sessione di registrazione di “Dancing With The Dead”, cosa è accaduto realmente? Si sa di una sorta di tua morte provvisoria.
Sì, stavo registrando quando il mio cuore ha smesso di battere e sono svenuto. Non so per quanto tempo; un minuto, forse due. Poi sono stato soccorso e rianimato.

Come si può spiegare un fatto simile?
Mi è stato detto che è dipeso dal grande accumulo di stress.

Che cosa pensi della morte?
Non riesco a vederci la luce, non riesco a vederci niente. Credo che dopo ci sia qualcosa, ma non so dire cosa.

Hai una tua spiritualità? Un tuo credo?
No. Niente di tutto ciò.

Hai qualche nemico?
No, la vita è troppo breve per avere dei nemici.

So che hai prodotto “Bloddrunk”, il prossimo album dei Children Of Bodom. Puoi darci qualche anticipazione?
Ho prodotto solamente le linee vocali. È una questione che ha riguardato solo Alexi Lahilo. Non posso dirti di più.

Quale sarà il prossimo futuro per i Pain e per gli Hypocrisy?

Sto lavorando al prossimo album dei Pain. Dovrebbe uscire a Settembre di quest’anno; mentre con gli Hypocrisy ci stiamo prendendo una lunga vacanza. Non c’è niente all’orizzonte per il momento.

Un’ultima domanda. Tu nei Pain componi, registri e suoni personalmente ogni strumento. Per forza di cose però in sede live sei costretto ad appoggiarti ad altri musicisti. Lo ritieni un compromesso artistico il fatto di lasciare forzosamente che altri mettano in scena la tua musica?
No, è fantastico. C’è una grossa differenza per me tra la fase del tour e quella della stesura dei pezzi, ma mi piace molto poter andare sul palco con una band.

Ti ringrazio per la disponibilità.
È stato un piacere.

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