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Pain Of Salvation: La Genesi, i Frattali e i Pain Of Salvation

Certo, l’amicizia è un’altra cosa, ma ci parli come a un compagno di viaggio, come parleresti a qualcuno con il quale, dopotutto, hai passato tanto tempo insieme. Misteri dell’Arte che si fa spettacolo. Misteri del caso che ti porta lì, faccia a faccia con Daniel Gildenlow, per un intervista, raccolta insieme all’amico Marco “Lendar” Pessione di eutk, in occasione dell’uscita del discusso “Be”. Le domande da fare sono tante, e le fai finché ne hai, chissenefrega se poi il tour manager freme per terminare l’intervista e mandare Daniel a fare il soundcheck per il concerto di stasera.

Partiamo da “Be”, dai motivi che hanno portato al suo concept e all’orchestra con il quale è stato registrato.
L’idea del concept risale al 1996, anche se all’epoca non sapevo che cosa ne avrei fatto. Poi capita di imbattersi in altre teorie, idee e trovi elementi che in qualche modo interagiscono tra di loro.
Per quanto riguarda l’orchestra: era all’incirca il marzo dell’anno scorso quando sono venuti da noi chiedendoci di fare qualcosa insieme. Inizialmente abbiamo pensato di realizzare la seconda parte di “The Perfect Element”. Non sarebbe però stata una buona idea: con l’orchestra volevamo suonare dal vivo, e non sarebbe stato saggio proporre al pubblico la seconda parte di qualcos’altro.
Un paio di mesi prima avevo iniziato a mettere insieme l’intero concept di “Be” con l’intenzione di farne un album: semplicemente abbiamo deciso di realizzarlo per primo.

Focalizzando l’attenzione sul concept di “Be”: è corretto dire che è profondamente connesso con la realtà di oggigiorno? Quasi fosse una forte critica a ciò in cui l’umanità si sta trasformando?
In ogni disco dei Pain of Salvation ci sono molti risvolti polico-sociali riguardanti ciò che l’Umanità è diventata (e siamo diventati…). Sono temi ricorrenti nei nostri dischi, e sicuramente è lo stesso anche per “Be”.

È corretto dire che presenti un concetto di Dio caratterizzato da una certa vulnerabilità? Un Dio che crea il mondo e l’Umanità allo scopo di capire e imparare qualcosa in più su se stesso, che alla fine non riesce più a controllare il suo Creato.
Uno dei fondamenti dell’intero concept è che tutte le creazioni nascono da un forte desiderio di capire se stessi. Un’altra ipotesi è che tu non sarai mai capace di ricordare la tua creazione, né come umanità né come nient’altro. Niente può ricordare l’esatto momento di venire ad esistere e non sarà mai conscia dell’esatto momento in cui arriva a vivere. Perciò in questo senso io ho fatto una specie di eccezione: se c’è qualcosa che noi chiameremmo Dio (anche se io in realtà penso che non si possa applicare alla vita che noi viviamo, è al di là delle nostre facoltà di comprensione) se c’è una qualche specie di Forza Creativa che noi possiamo chiamare Dio, ho pensato che questo Dio abbia creato la sua, di lei o di lui, immagine per capire qualcosa in più di se stesso. Proprio come noi creiamo costantemente immagini di noi stessi.

Come mai non fai mai riferimento al diavolo né a qualunque altra figura o elemento che possa rappresentarlo
Non ho mai creduto fosse in realtà così importante. Se c’è un concetto di Bene e uno di Male, di qualunque cosa tu voglia chiamare “Bene” o “Male”, c’è sempre un equilibrio tra due differenti aspetti, qualunque cosa siano. Ma non sento che il diavolo sia il vero problema, davvero. L’umanità ha tanti problemi diversi, sotto un certo punto di vista puoi davvero chiederti se non siamo noi il diavolo, o il lato negativo di tutto.

Quali sono le sue influenze musicali di “Be?
Non ne ho idea! Da un certo punto di vista è troppo tardi per cercare di capire cosa ti ha influenzato, perché subisci sempre l’influenza dei tanti stili musicali differenti e delle tante altre cose nelle quali ti imbatti strada facendo.
Alla fine tu hai solo la tua idea circa su come la musica dovrebbe essere. Voglio dire, io cerco sempre di scrivere il mio album preferito, creo l’album che penso mi sarebbe piaciuto esistesse ma che nessuno ha scritto mai… e quindi devo farlo io! Perciò le influenze sono probabilmente tante piccole frazioni che vengono da ogni parte della mia vita, sono quindi molto difficili da individuarle con precisione.

Pensi che l’Uomo possa arrivare davvero a capire se stesso?
Mettiamola così: Io credo nei frattali, che sono un termine matematico per indicare un modello, uno schema, che si ripete a livelli differenti. Se tu sei situato a un certo livello di questi frattali, sarai in grado di distinguerne un certo numero sopra di te, e un certo numero sotto di te. Dopo un po’ diventa impossibile spingersi oltre perché diventano molto differenti, anche se si tratta sempre dello stesso schema. Io credo che se c’è qualcosa al di là di questo mondo del quale abbiamo esperienze, esso è un frattale al di là della nostra comprensione e non può essere compreso come tale. Ciò significa che dobbiamo portarlo al nostro livello, abbiamo l’esigenza di trasformarlo in qualcosa che possiamo capire. E nel modo in cui noi facciamo ciò, distruggiamo il messaggio o lo schema, il modello e questo implica due differenti territori del mondo umano, o del nostro frattale: l’aspetto religioso e l’aspetto scientifico: entrambi giungono a conclusioni molto diverse tra loro, ma è possibile che abbiano una visione distorta di questo frattale più grande perché è impossibile da comprendere in un contesto umano. Questo significa che loro pensano di avere messaggi diversi ed opposti, in special modo nel caso di religioni diverse, si uccidono l’un l’altro combattendo sullo stesso messaggio, ma semplicemente non hanno la totalità della comprensione sul messaggio, perché è impossibile! [...] [PAGEBREAK] Questo a mo’ di premessa. Poi Daniel continua esponendo la sua personale metafora sulla condizione dell’Uomo.
[...]Ho una specie di metafora per sottolineare quanto diversi possano essere questi frattali. Paragono l’Umanità agli ultimi ritrovati tecnologici; è dalla rivoluzione industriale che l’uomo ha preso l’abitudine di paragonare se stesso alle macchine… Io in realtà penso che sia esattamente il contrario: sono le cose che creiamo che sono immagini di noi stessi, e quando le abbiamo create diciamo “Oh, aspetta un po’, questo è un po’ come funzioniamo noi, non è vero?”. Ci dicono cose su noi stessi. Perciò, quando abbiamo inventato il computer, inventando il modo in cui funzionava, probabilmente a livello inconscio stavamo semplicemente creando un’immagine di noi stessi, e all’improvviso si imparano molte cose a proposito della psicologia umana e puoi iniziare a confrontare l’Uomo con questo computer.
Ipotizziamo che il mondo che noi conosciamo, l’intero universo e qualunque altra cosa siano dei frattali, e che costituiscano l’Hard Drive di un computer. Per prima cosa c’è l’hard drive fisico e poi ci sono le informazioni, noi possiamo immaginare che ciò che chiamiamo vita è in realtà uno stato binario. Ogni pezzo di informazione può rappresentare un individuo, e ogni informazione può essere 1 o 0. 1 è “vita”, 0 è “non-vita”. Quando noi parliamo della morte, crediamo sia qualcosa dopo la vita, non prima, ma questo soluzione binaria significa che tu hai “vita” (1) e un altro stato (0) che sta sia oltre la vita che prima della vita. Che cosa esso sia esattamente, non ci è dato saperlo.
Dunque, ipotizziamo che noi abbiamo tre di questi pezzi di informazione: abbiamo un 1, che ora noi chiamiamo “Vita”, abbiano un pezzo di informazione di carattere scientifico, uno scienziato, un’altra informazione di carattere religioso, un religioso. Ad un certo punto l’1 si trasforma in 0. Lo scienziato e il religioso si discutono su cosa è effettivamente accaduto. La parte scientifica dirà: “Ok, questa informazione è persa” e diciamo pure che loro sono così acculturati e capaci da riuscire a dimostrare che effettivamente quell’informazione non è più da nessuna parte dell’Universo conosciuto. E perciò la loro è un’asserzione corretta. La parte religiosa dice “No, è passato ad un livello superiore, ha raggiunto un’altra dimensione” o qualcosa del genere.
In ogni caso l’intero concetto di questo stato diverso da 1 sarà colorato, interpretato da questa vita nell’hard drive. Perché è tutto ciò che conoscono! Tutto ciò che loro sapranno raggiungere con la loro immaginazione per forza di cosa sarà caratterizzata dalla loro vita in questo hard drive. Ogni tipo di mondo differente dal loro che cercheranno di immaginare, ricorderà per forza di cose la loro vita nell’hard drive: perché è tutto ciò che conoscono!
Supponiamo poi che io digiti la parola “YES” o qualunque altra cosa. Facendo questo, io distruggerò e creerò un certo numero degli individui nell’hard drive perché io sto cambiando lo stato di molti di questi 1 in 0 o viceversa. Non è la mia intenzione, sto solo scrivendo la parola “YES”… C’è un proposito più elevato per le vita e la morte di questi individui nell’hard drive, ma per loro è impossibile coglierlo. Com’è per loro, così è per noi.
Io penso che l’idea della vita sia semplicementecome qualcuno che sta scrivendo “YES” su un immenso computer… Non è parte del frattale al quale appartiene l’hard drive, è impossibile. Voglio dire, se quelle informazioni, quegli “individui” nell’hard drive si chiedessero “C’è un Dio che ci fa vivere o morire?” semplicemente sentirei che non è possibile rispondere a una domanda come questa, è una domanda che non può avere una risposta! C’è soltanto un ragazzo seduto davanti a un computer!…
Non voglio dire che le cose stiano effettivamente così, ma è semplicemente il mio modo di descrivere quanto diversi possono essere questi frattali e quanto difficile possa essere per noi cogliere ogni tipo di frattale più elevato quando tu appartieni a un livello molto più basso. (Questi sono i danni che crea una mente dalla chiara vocazione e attitudine umanista, quando viene applicata ad astrazioni matematica: che sia questo il segreto dei Pain of Salvation?… n.d.r.)

Cambiando argomento: quando scrivi musica usi un computer e programmi particolari, classici spartiti, altro?
Non scrivo mai sul computer. Uso il computer come un magazzino per salvare informazioni, più che altro. Larga parte della musica che scrivo è quanto più finita possibile, prima di pensare a metterla giù su spartito far vedere agli altri ragazzi come dovrà essere quella canzone. Quindi tanta della mia musica nasce e si sviluppa prima di tutto nella mia testa, con tutti gli strumenti. Probabilmente il 99% di tutta la musica che creo nella mia mente la lascio semplicemente stare, lascio che scompaia dalla mia mente perché non è molto originale o granché interessante. Cerco di tirare fuori qualcosa soltanto da una piccola frazione di tutta la musica che mi passa per la testa, e a volte vengono fuori delle cose piuttosto buone, altre volte vorrei semplicemente spegnerla per un po’.

Come mai hai usato il latino per i titoli delle canzoni?
Sarò un po’ complicato anche per rispondere a questa domanda! (risate n.d.r….)
La prima cosa che ha colpito la mia mente mentre stavo scrivendo questo concept è stato il mito della creazione. In ogni angolo del mondo puoi trovare differenti versioni di questo mito. Se però li metti tutti uno di fianco all’altro, se li deprivi di ogni ostacolo semantico e cerchi di intravedere il frattale più elevato, lo schema alla base di tutto, tutto d’un tratto inizieranno a raccontare tutti la stessa storia! Ma è di nuovo una storia che è impossibile da raccontare, perché se iniziassi a metterci attorno parole per narrarla, in quello stesso momento inizieresti a limitarla e diventerebbe una storia personale anziché la “Vera Storia”. Questo è stato il modo in cui ho iniziato a lavorare all’idea dei frattali: cercare di aggirare l’ostacolo semantico in ogni concetto o storia nella quale mi imbattevo.
Il problema era, però, che avendo tutte queste differenti teorie e cercando di spingerle nello stesso concept tutte assieme, avevo una sensazione come vedere qualcosa di bellissimo e immenso, e poi tutto d’un tratto accorgersi di non riuscire a coglierlo, in qualche modo. Puoi soltanto vedere, in quello specifico stato: non appena inizi a descriverlo è come avere un sogno che è talmente particolare e strano da non poter essere raccontato a parole.
Perciò il problema era questo: dopo avere tolto tutti i valori semantici a tutte le teorie, miti e narrazioni, pronto per poterne tirare fuori un concept in qualche modo, dovevo comunque ritornare ad usare le parole, ed è stato molto frustrante! Ho dunque pensato di usare il latino, per prima cosa perché mi piace il suo suono.
In secondo luogo perché offre uno spettro di interpretazioni molto più vasto per uno stesso termine, è meno macchiato da un contesto umano, in un certo senso. Forse perché è una lingua più antica. Così, per esempio, ANIMA, in ANIMA PARTUS, può essere Dio, può esser lo Spirito, il vento, può essere il respiro… Si riesce a creare uno spettro più ampio di significati!
Lo scopo dell’intero concept è cercare di vedere al di là il contesto umano e il latino si presta davvero bene a questo scopo. Proprio perché offre un più ampio range di significati per ogni parola.
Inoltre, come terza e ultima ragione, ti permette un grado di libertà poetica più ampio, forse perché, nonostante sia arrivato in qualche modo fino a noi, nessuno cresce più imparando il latino come propria lingua madre. In questo modo si finisce per avere un rapporto più intellettuale che emotivo, con questa lingua. È un po’ come dire parolacce in una lingua diversa dalla propria: in realtà potresti dire qualsiasi cosa, perché non senti dentro di te l’emozione connessa a quella parola specifica!
Quindi, avendo un rapporto più intellettuale che emotivo con il latino, puoi anche permetterti di deformare la lingua e non sarà mai tanto fastidioso per la gente, perché per nessuno è la propria lingua madre. Con l’inglese, una lingua parlata, che abbiamo sempre intorno a noi, sarebbe tutta un’altra cosa…Gli errori, anche se intenzionali, darebbero fastidio!… Come per esempio Nihil Morari dove Nihil è “Niente”, “Morari”, ciò che resta dopo che qualcuno ha portato via qualcosa. Queste parole hanno una loro connessione con la canzone, ma anche se le metti insieme e le traduci parola per parole in inglese avresti “Nothing remains”, ma “remains” potrebbe esser il plurale del nome ma quando lo leggi hai comunque la sensazione del verbo…
Con il latino, puoi giocare con le parole con più libertà.
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Hai detto che quando si parla una lingua diversa dalla propria lingua madre, si potrebbe dire qualunque cosa perché manca la connessione emotiva con la parola. Ecco: cosa provi, sotto questo punto di vista, a cantare in inglese e non in svedese?
Mi viene molto naturale, sarebbe molto più strano se mi mettessi a cantare in svedese! Forse perché il 50% degli artisti svedesi, o forse anche di più, cantano in inglese. Noi non doppiamo i film perciò abbiamo l’inglese intorno a noi costantemente, molto di più che in tanti altri Stati. Inoltre mi piace molto di più il suono della lingua inglese, rispetto allo svedese. Non so perché, ma lo svedese è più “rigido”, “duro”.

Passando a parlare di un altro album, “12:5″, come mai non avete inserito nessun pezzo da “One Hour By The Concrete Lake”?
Questa è una buona domanda… C’è stato un fan che ce lo aveva chiesto, e io gli ho detto di controllare bene, per forza qualcosa ci doveva essere, e invece… non c’era! Non ci avevo mai pensato…
Credo che la ragione sia nel fatto che “12:5″ si è trasformato in una sorta di concept relazionale e penso che “One Hour…” sia quello contenente meno aspetti di quel genere. Probabilmente questo elemento è stato qualcosa che mi ha trattenuto, a livello inconscio, dall’inserire canzoni da quel disco. Non ho pensato molto a dove prendere le canzoni da inserire in quell’album sono andato a memoria ed è venuto com’è venuto.

Piani futuri per i Pain Of Salvation? È per caso arrivato il momento della seconda parte di The Perfect Element?
Veramente stiamo pensando di scioglierci! (ride N.d.R.).
Non sarebbe una buona idea realizzarlo come prossimo album perché sarà anch’esso con l’orchestra. Il che significherebbe avere due album basati sull’orchestra l’uno di seguito all’altro: tutti direbbero “Ok, ora sappiamo che cosa sono i Pain of Salvation: un orchestra-band”. Perciò credo che dovremo fare almeno un altro disco nel mezzo, e poi vedere cosa succederà. Ovvaimente non c’è nulla di definito, vedremo.
Comunque sia tieni presente che di solito noi sorprendiamo noi stessi non meno di quanto facciamo con voi!

E se sorpresa si cercava, sorpresa c’è stata alla pubblicazione di “Scarsick”, vale a dire proprio la seconda parte di “The Perfect Element”: di sicuro non si potrà dire che Gildenlow non sia di parola.

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