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Pain Of Salvation: La parola ai gregari

I Pain Of Salvation sono a Milano per la loro unica data nel Bel Paese, così eravamo pronti ad intervistare Daniel Gildenlöw, vera anima creante del combo svedese, per prendere in esame molti temi riguardanti il passato, il presente e il futuro dei PoS e per analizzare nel dettaglio le peculiarità della band nonché alcuni temi di attualità, musicale e non, che sappiamo essere di grande interesse del vocalist svedese sia a livello personale che a livello compositivo. Purtroppo una lieve infezione alla gola dell’ultim’ora ha reso impossibile l’intervista (senza però compromettere la buona riuscita del concerto). Proprio all’ultimo minuto il fratello Kristoffer Gildenlöw e Fredirik Hermansson (rispettivamente bassista e tastierista della band) si sono resi disponibili per una breve intervista.

Ciao Fredrik (Hermansson), ciao Kristoffer (Gildenlöw), come state?
Bene grazie.

Aspettavo Daniel (Gildenlöw) per l’intervista, qualcosa non va forse?
Ecco, Daniel ha un po’ di mal di gola ed è molto stanco. Ha deciso di riposarsi un po’ prima delle ultime prove del pomeriggio e soprattutto di risparmiare la voce per la serata.

Capisco. In questo caso avrò il piacere di fare due chiacchiere con voi due!
Ok! (ridono)

Allora, come sta procedendo questa prima parte del tour europeo?
Molto bene grazie, ci stiamo divertendo moltissimo.

Il DVD di “Be” è la vostra ultima release, che va a completare l’ambizioso mosaico-concept intrapreso alcuni mesi fa con l’omonimo platter, che ci aveva offerto testi e musiche e che ora può essere integrato con le immagini. Questo tassello dà probabilmente completo compimento all’opera.
Sì, è così, il grande capitolo di “Be” ora è finito.

Bene, allora, immagino che adesso starete lavorando ad un nuovo album, giusto?
Sì, ci stiamo lavorando.

Potete fare qualche anticipazione circa il sound, le tematiche, o magari il titolo?
No, ci spiace. Possiamo dirti che non sarà 2The Perfect Element Pt.2″.

E a quando l’appuntamento con il seguito di “TPE Pt.1″?
Proprio non lo sappiamo!

Dando uno sguardo alla vostra carriera, si nota una grandissima eterogeneità nel sound proposto, partendo da “Entropia” fino ad arrivare a “Be” avete esplorato molti ambienti sonori, passando anche per un lavoro acustico come “12:5″ che manifesta sempre più la vostra versatilità espressiva. La ricerca e la sperimentazione di sonorità sempre diverse sono per voi un obiettivo oppure questi continui mutamenti sono per così dire casuali?
È vero, ogni nostro album ha un proprio ambiente sonoro. Ma non credo sia corretto dire che i Pain Of Salvation abbiano cambiato gradualmente modo di suonare negli anni né che la causa di questi continui mutamenti sia attribuibile ad una precisa volontà di rinnovamento. Semplicemente, ogni nostro lavoro è figlio di un’idea; così ogni concept ha bisogno di un proprio sound. La musica è visceralmente relazionata alle tematiche trattate; dunque differenti concept, differenti sound… Il prossimo album avrà un nuovo concept, dunque inevitabilmente anche nuove sonorità.
[PAGEBREAK] Venendo alla parte compositiva, per il futuro sarà sempre Daniel a creare integralmente o quasi musiche e testi oppure anche voi e gli altri membri della band saranno maggiormente coinvolti nella stesura dei nuovi materiali?
Daniel è una fucina d’idee… Un grandissimo e profondo compositore. Ha idee complesse e complete; davvero insuperabile! A volte lo vediamo arrivare da noi e invece di dirci qualcosa come “Sapete, ho pensato a questo o a quel riff, a questo o a quel suono” lui ci dice: “Ecco, ho sviluppato tutto il materiale, questi sono i riff, queste le partiture del basso, questa la batteria, ecco qui il lavoro per le tastiere e infine questo è il testo della canzone…” e ci spiega tutto, senza mai lasciare nulla al caso. È incredibile, sorprendente! Oltretutto abbina a questa sua esplosiva creatività anche una grande rapidità. Magari qualcuno di noi sta pensando ad un pezzo, ci sta lavorando… e nel frattempo Daniel ne sta ultimando una quindicina. A noi va benissimo suonare la sua musica, è la migliore.

Sì, le idee di Daniel sono decisamente straripanti. Ecco, a questo riguardo, trattando delle tematiche che i vostri lavori prendono in esame, mi sembra che abbiate sempre dato un grande spazio a problematiche complesse e d’interesse comune, come la guerra e le sue conseguenze (“Entropia”), la cattiva gestione delle risorse idriche mondiali (“One Hour By The Concrete Lake)” o la bramosia di potere dell’uomo (Mr. Money ne è il perfetto interprete proprio in “Be”) solo per fare qualche esempio. In quanto artisti vi sentite anche interpreti del ruolo di comunicatori di idee e valori?
Vedi, la musica fine a se stessa è perfettamente in grado di suscitare emozioni anche senza bisogno di parole. È evidente. Quando sali su un palco anche senza un vocalist, sai che puoi trasmettere alla gente che sta lì emozioni forti. La musica ha innatamente questa peculiarità. Oppure puoi trasmettere queste stesse emozioni con canzoni i cui testi sono del tutto accessori. Le nostre lyrics però ci permettono di creare un canale di comunicazione ancor più forte, permettendoci di esprimere le nostre idee, di dire qualcosa. Trattare di temi così sentiti e concreti è un qualcosa in più di prezioso. Questo non significa che siamo in grado di cambiare le cose, di migliorare il mondo, ma possiamo dare alla gente l’occasione per riflettere sulle loro scelte e far capire loro che ci sono alternative, altre soluzioni. È importante per noi sapere che la gente ascoltando la nostra musica si faccia delle domande, abbia la possibilità di interrogarsi sulle tematiche di cui trattano i nostri album.

Avete mai pensato di lavorare ad un progetto solista?
Fredrik: No, francamente no.
Kristoffer: Be’, in un certo senso… Ho appena finito di incidere un demo. Proverò a registrare una mia release per conto mio forse, ma più avanti, vedremo.

I Dark Suns vi stanno accompagnando in questo tour; come mai questa scelta? Forse le per le affinità che possono riscontrarsi con le vostre sonorità?
Oh, perché loro sono i migliori! Assolutamente! C’è stata data la possibilità di scegliere fra sei bands e loro erano davvero i migliori. Ci piace la loro musica e sanno stare sul palco; è vero, in piccola parte il sound che i Dark Suns propongono si avvicina al nostro, ma solo un poco.

Parlando dei vostri gusti musicali, che genere di musica ascoltate?
Fredrik: Un po’ di tutto, ma direi non metal. Nella mia personale collezione c’è grande varietà; mi piacciono molti genere anche decisamente distanti fra loro, dalle Spice Girls ai System Of A Down.
Kristoffer: In questo momento sto ascoltando particolarmente bands come Anathema, Porcupine Tree, il nuovo lavoro dei Blackfield…

Ok, vi lascio ai preparativi per il concerto. Grazie della disponibilità per questa intervista fuori programma!
È stato un piacere.

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