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  • Pain Of Salvation: One Hour By The Concrete Lake

    Pain Of Salvation

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Inside-Inside/out

Se già il debut album “Entropia” aveva fatto intendere al pubblico che questi 5 svedesi facevano sul serio, nonostante servisse ancora un po’ d’esperienza, “One Hour By The Concrete Lake”, secondo capitolo della saga Pain Of Salvation, testimonia in effetti un deciso salto di qualità: ora alla band appare più chiaro il cammino da seguire, ha sviluppato un discorso artistico ancora più delineato, possibilmente più personale e, per l’appunto, più maturo. Quasi come se avesse focalizzato meglio i propri obiettivi.
Abbandonate le sfuriate elettriche, cariche e oscure del debutto, ora ci si concentra su atmosfere intime ed eleganti, sviluppando un lato elettroacustico che insieme a melodie e atmosfere dal sicuro impatto emotivo marchierà anche le uscite successive della band. Queste le caratteristiche di cui si fa forte l’album, il quale, inoltre, mette nuovamente in bella mostra le capacità della formazione, che non sono solo tecniche (peraltro impressionanti, a volte pure acrobatiche ma quasi senza volerlo, perché l’obiettivo qui non sono le piroette) ma soprattutto creative, dimostrate nella composizione e arrangiamento di canzoni mai scontate, anzi elaborate, intricate, saltuariamente frammentarie, è vero, ma sempre arricchite e coordinate dalle interpretazioni del prezioso Daniel Gindelow.
Cos’ha “One Hour…” in più rispetto alla concorrenza? Forse nulla di così significativo. O forse “A New Year’s Eve”, che commuove, “Handful Of Nothing”, la cui linea di batteria è un piacevole e assillante rompicapo, forse “Water” e “Home” che una volta sentite non si schiodano più dalla orecchie, probabilmente “Inside” e “Inside Out”, all’inizio e alla fine del lavoro, che fanno tremare i polsi. Oppure ancora, a mo’ di riassunto, il livello di profondità che esso sa raggiungere, un grado di penetrazione a cui il panorama musicale attuale non è più tanto abituato. Una marcia in più che si sente, al di là del gusto soggettivo, che rimane comunque difficile da spiegare a parole.
“One Hour By The Concrete Lake” si pone come una delle migliori e più significative produzioni progressive degli ultimi anni, ma la band sarà in grado di evolvere ulteriormente e i risultati di questa crescita si vedranno nel disco successivo, l’album della consacrazione artistica definitiva.

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