Home > Recensioni > Pain Of Salvation: The Perfect Element Pt.1

Elemento Pain Of Salvation

Album numero tre per Daniel Gildenlow e soci, molto probabilmente il capolavoro tuttora ineguagliato della produzione griffata Pain of Salvation. “The Perfect Element Pt.1″ è un album coerente, che non rinnega nessuno dei clichè artistici proposti dalla band riuscendo però a spostare ancora più in là i confini creativi dei Nostri.
Ci sono strutture più articolate e meglio calibrate, che a volte creano e giocano sul potere espressivo di ossimori musicali, come nell’ottima “Used”, dove ad una strofa che sostanzialmente rappa su un intreccio strumentale metal e progressivo (soluzione simile anche per “Idioglossia”, e in entrambe serpeggia l’ectoplasma faithnomoriano di Mike Patton) va a contrapporsi un ritornello che ha il sapore neanche troppo celato di soul nero. Presenta qualcosa di analogo anche “Her Voice”, dove dolci e soavi atmosfere acustiche vanno ad aprirsi prima in interludi elettrici e tesi, poi in un finale imponente, finendo per preferire alla dolcezza la tristezza e la tensione, forse rabbia, probabilmente disperazione.
“The Perfect Element Pt.1″ è un altro concept, per l’esattezza è la prima metà (la seocnda sarebbe arrivato nel gennaio 2007, con “Scarsick”) di un’opera sull’infanzia, l’adolescenza e sulle esperienze che possono incidere sullo sviluppo di un individuo, con un focus maggiore sugli aspetti sociali e formativi della crescita. Non è un manuale di pedagogia, ma un disco di musica e parole, qualcuno direbbe di Immagini & Parole, immagini questa volta composte non sono solo dalle note sullo spartito ma anche dalle vere e proprie reminiscenze evocate dall’agglomerato artistico creato da questi svedesi. È infatti fin troppo facile immaginarsi il personaggio femminile che racconta “In The Flesh”, le sue insicurezze, la violenza domestica subita, la sua debolezza e il suo bisogno d’amore vero. Non risulta difficile nemmeno avvertire quel senso di disperazione e abbandono che pervade un po’ tutto il disco e che viene infine a materializzarsi nella title-track. “The Perfect Element”, preceduta da un interludio strumentale titolato “Falling” eseguito da chitarra e tastiere, diventa poesia pura, leggendola e ascoltandola le immagini liriche si formano nella mente, scorrendo e imprimendosi quasi fossero scene di un film, andando così a quadrare figuratamente il cerchio della coraggiosa proposta usical edei Pain Of Salvation.
Un disco difficile da capire, ma che merita l’attenzione necesaria per farlo.

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