Home > Recensioni > Palma Violets : 180

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Quello che stava aspettando Londra

Sam Fryer e Chilli Jesson, i nuovi Pete Doherty e Carl Barât della situazione.
Non sono due ragazzi qualsiasi, bensì i frontmen dei londinesi Palma Violets: il primo ne è il chitarrista, il secondo il bassista.

“180” è il titolo dello studio in cui hanno registrato l’album omonumerico, ma probabilmente i quattro nascondo ulteriori riferimenti.
Sicuro è che conoscono la musica che li ha preceduti- specialmente britannica-, a partire da The Clash, per poi arrivare alle droghe pesanti dei Libertines (senza assumerne, per carità).
Con un produttore del calibro di Steve Mackey la vitalità sprigionata dal quartetto nelle performance live viene catturata dal nastro senza rischiare di far suonare imprecisi e raffazzonati gli undici brani.

Dall’incipit alla chiusura dell’LP si sente che i Palma Violets non sono una band indie rock sempliciotta che si limita a creare riff accattivanti nel solito stile uguale a sé stesso. Sul finale, nel dettaglio, “14” cambia le carte in gioco dimostrando che essere acerbi non va a braccetto con essere ignoranti.
Se la storia andrà avanti così questa band riuscirà a spodestare molte colleghe. Glielo auguriamo.

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