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The Panicles: il nuovo album “The Simplicity” raccontato brano per brano

I The Panicles tornano con un nuovo album “Simplicity“. Si tratta di un disco che inneggia il ritorno alla semplicità, nelle parole e nei fatti.
«La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità.»  è un concetto di Charles Bukowski a cui la band fa riferimento in apertura del video del nuovo singolo.

I The Panicles hanno lanciato anche un’App gratuita (per Android e iOs) per i loro fan, realizzata da rockstudioweb.com (su GooglePlay per i dispositivi Android è già disponibile, mentre per iOS arriverà il 31 con il l’uscita del singolo).

L’App permetterà, direttamente tramite una o più fotografie scattate con il proprio smartphone, a nuovi e vecchi fan di essere coinvolti nella realizzazione della copertina per l’album della band “Simplicity: the universe (extended)” che uscirà entro fine anno.

La App “The Panicles” regala inoltre a chiunque la scarichi un brano inedito che non sarà contenuto nel disco ufficiale.

 

Qui “Simplicity”, raccontato brano per brano:

 

Simplicity
 
Questa canzone è per noi la fenice di fuoco che brucia le città grigie con l’amore e la passione e riporta il colore nel mondo, così come la ha vista Davide Di Sarò, il regista e animatore che dal Canada ha creato il clip per questo primo singolo estratto dall’album. Nè più, né meno.

Feeling High

E se ti sentissi perso, come se qualcuno avesse spento la luce all’improvviso, eppure dentro senti che qualcosa è pronto ad esplodere?
Siamo connessi, al mondo, alle altre persone, solo che ogni tanto non lo vediamo, e rispondiamo agli impulsi in maniera meccanica.
Feeling High è sentirsi ubriachi di quella sensazione che ti fa avvertire d’essere parte del tutto.

Paralyzed

Sono stato bloccato da certe risposte che mi ha dato la vita, o meglio, le persone mi hanno servito, anche giustamente, alcune batoste. Delle volte non ho saputo far altro che restare immobile, per far passare il dolore, per poi tornare ad agire, quindi posso dire che sto imparando ad ACCETTARE. E quando finalmente il miracolo avviene, quando “te la metti via”, la delizia è sentirsi tornare a casa, al riparo, di nuovo pronto per tentare il meglio.

I fall
 
Tanti arrangiamenti possibili per questa canzone. Così tanti che due parecchio diversi fra loro sono finiti nel disco.
Ci lavoravamo dall’inizio del 2013: in apertura ai Deep Purple nel luglio 2013, la suonammo in un modo quasi completamente diverso, probabilmente riusciva bene da metà in poi, e anche il pubblico se ne sarà ovviamente accorto.
Però la melodia e le parole ci sono sempre piaciute: parla di quel momento, che può capitare quando meno te lo aspetti, una, dieci, cento volte, in cui ti senti cadere nel vuoto, perché hai perso qualcosa, forse il filo di logica che sta dietro al tuo pensiero intero, e stai agendo senza rispettare il tuo equilibrio. Nel testo non c’è una vera e propria risoluzione, per fortuna la musica però tiene su fino alla fine i ritornelli: “nella notte più scura, io cado”.

Universe (extended)

E’ il brano dell’album che sembra più rarefatto e diretto. Sbagliato. Infatti dobbiamo ancora imparare a suonarlo come si deve dal vivo: è complicatissimo e delicato! La registrazione è stata un caso dell’ultimo giorno di sessioni, l’ho portata a casa con la sola compagnia e supervisione del tecnico del suono, Andrea De Marchi, in qualche ora. Dentro le parole c’è il sacrificio nella speranza, e sono anche quelle difficili da cantare. La linea melodica nacque una mattina, senza gli accordi, a letto la canticchiai, perché c’era un così bel sole, quel mattino, che persino svegliarsi per andare a lavoro parve in tutto e per tutto divertente: così dovrebbe sempre essere. Un universo esteso, grazie alla semplicità.

While I’m-down-and-out
 
Quando non ci sono sicurezze, quando arrivare a fine mese è un problema e devi contare i cazzo di soldi, beh, se non hai nessuno accanto che ti sopporta e ti comprende, ti innervosisci, diventa dura. “Aiutami ad essere gentile, ad essere ricco, anche quando sono povero in canna e fuori dai giochi”, dice sostanzialmente questo pezzo. E questo argomento mi fa incazzare, perché lo sento da vicino, in prima persona mi è capitato qualcosa del genere, ma in molti, moltissimi tra familiari e amici sanno di cosa sto parlando. Per fortuna accanto io qualcuno lo avevo, e lo auguro a chiunque passi per situazioni che possono essere decisamente peggiori della mia. Questa è la cosa importante, non sentirsi soli quando si è nella merda.

Your Limits

Questo pezzo è forse nato del 2009, 2010. Ma non era mai arrivato a questa sua forma così colorata.
Nemmeno quando provammo a registrarlo per il primo EP, durante le session ad Abbey Road del 2011.
E’ tornato a piacerci, e ci piaceva l’idea che il suo colore potesse influenzare l’andamento del disco con qualcosa che facesse muovere il culo. La cassa dritta e… le congas, ci sono le congas e i claps!

B/W Photographs

Un brano che suonai a lungo con la mia prima band, in una sua versione abbastanza simile, rudimentale. Ha sicuramente dieci anni, e parla chiaramente di una storia d’amore intensa, ma sfortunata…
Ci piace suonarlo, ha una bella atmosfera, calda e malinconica, la sviluppa da solo, basta entrarci dentro piano.

 
Tell me something I can sing

Ok, se a qualcuno vengono in mente gli U2 del 1992 a noi va bene, basta che non ne facciate una malattia. Questo brano potremmo suonarlo per un’ora o due (come è accaduto la prima volta, in sala prove) senza stancarci, anzi, la sua ciclicità ci ipnotizza, di solito.
E se i nostri ascolti qui si percepiscono, non è un caso. Questo è un omaggio.
Ma dentro ci sono anche Dave Grohl e Jeff Buckley, allora. Dipende se volete ascoltare le influenze, o ascoltare una canzone. Ascoltiamo i Muse o i loro debiti con i Radiohead? Gli onestissimi Rival Sons o il loro suono ledzeppeliniano? I Black Keys hanno inventato veramente qualcosa o ripropongono con stile il vintage? Allora: W la musica, e W il rock’n’roll, che è ancora vivo e vegeto, per come lo vediamo e sentiamo noi! Basta dire: “è morto”! Come dicevo ad un mio amico qualche tempo fa: IL ROCK E’ VIVO. Il rock è morto se le persone sono morte culturalmente. Non facciamo che ciò accada definitivamente, perché il cataclisma è in corso dagli anni ’60, e ultimamente ha accelerato. Mettiamo in circolo pensieri positivi: di qui la base per il prossimo brano qui sotto, “Revolution”.

Revolution

Omaggio al folk, al rock, al sound americano, allo spiritual, e a tutti coloro che pensano che siamo ancora in tempo per una rivoluzione. Una rivoluzione diversa, sia chiaro, che parte dal piccolo, dalle cose di tutti  i giorni, da ciò che siamo noi, dal rispetto per gli altri. Credeteci, crediamoci.

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