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Paola Turci a Villa Ada – Roma incontra il mondo 2015, report live e scaletta

Ieri sera, 9 luglio 2015, Villa Ada ha accolto una cantautrice nata e cresciuta artisticamente a Roma, Paola Turci. Ad aprire il concerto e accogliere un pubblico in trepidante attesa è stato Pino Marino, cantautore, musicista e fondatore del Collettivo Angelo Mai.

Sulla scena romana da oltre quindici anni e con tre album all’attivo, ha pubblicato lo scorso maggio il suo ultimo lavoro discografico dal titolo “Capolavoro”, un disco sincero che ha la finalità di restituire all’ascolto l’essenza stessa delle canzone, senza filtri. Pino ha eseguito in una modalità totalmente “unplugged” con il solo ausilio di un pianoforte digitale tre brani estratti da questo ultimo, tanto atteso, album.

Giunto al termine il suo mini-live, Paola Turci irrompe sulla scena intonando l’intensa “Volo Così”, una sorta di “manifesto” dell’animo di una cantautrice che non ha alcun timore nel mostrarsi così com’è, di raccontare se stessa, senza più paura di quelle cicatrici, che continuano a far male a lungo, anche quando ormai invisibili (“Volo così perché è così che devo vivere, volo nel cuore di chi ha voglia di sbagliare, volo nel sole perché ho voglia di bruciare, volo così”). Paola saluta il suo pubblico, emozionata nel “sentirsi a casa” e piena d’orgoglio nel poter calcare nuovamente, a distanza di anni, il palco di Villa Ada per presentare il suo ultimo lavoro discografico, “Io Sono“, una sorta di “autobiografia in musica”, una raccolta di brani del passato rivisti e rielaborati con nuove e moderne sonorità più tre inediti (“Questa non è una canzone”, “Quante vite viviamo” e “Io sono”), prodotto da Federico Dragogna (chitarrista della band milanese dei Ministri) “due universi apparentemente distanti ma vicini” , usando le parole stesse di Paola.

E’ la volta di “Io Sono”, la traccia che dà il titolo al suo ultimo album nonchè singolo di lancio, scritta da Francesco Bianconi dei Baustelle e dal cantautore Pippo Rinaldi “Kaballà”, una canzone con la quale mettersi in discussione e portare in superficie ciò che si tende ad occultare, a non mostrare, invitando chi ascolta ad andare oltre le apparenze per cogliere ciò che ad un primo sguardo ci sfugge (“Non sono quello che da sempre credi”).

L’intento introspettivo, intimista insito nei versi di Paola Turci non viene smentito, l’interpretazione sentita, viscerale rende diretto il messaggio delle canzoni che catturano l’animo di chi ascolta portandolo nel “suo mondo”. La band, composta da Pierpaolo Ranieri al basso, Fabrizio Fratepietro alla batteria e Fernando Pantini alla chitarra, è un mix di grinta ed energia che ben si sposano con la carica espressiva della cantautrice.

Dopo un susseguirsi di vecchi e nuovi successi, arriva un’interpretazione magistrale e al tempo stesso struggente del brano portato al successo da Domenico Modugno, “Dio come ti amo”, abilmente rivisitata in una veste più moderna, pur mantenendone inalterato lo spirito poetico.

Giunti a metà serata, compare nuovamente sulla scena, Pino Marino mettendo in atto un simpatico e surreale siparietto tra il comico e il poetico, intonando (seguendo l’esempio di Paola) una canzone di Modugno, “Ciao ciao bambina” con un accompagnamento, alquanto “atipico” e originale, registrato su musicassetta che ben contribuiva a mantenere inalterato il gusto retrò del brano.

Di colpo, si fa un salto indietro nel tempo al lontano 1989, anno in cui Paola Turci fece il suo esordio sul palco del Festival di Sanremo, occasione che la proiettò nell’olimpo della musica italiana, interpretando il brano “Bambini”, un’appassionata denuncia al vergognoso e spietato destino di molti bambini nel mondo, un’accusa nemmeno troppo velata verso chiunque chiuda incivilmente gli occhi davanti a questi drammi.

Giunti quasi al termine della serata, la band abbandona per un attimo il palco lasciando Paola sola sulla scena, e lei coglie questo momento di intimità per regalare una versione “solo voce” della toccante “Io Ti Amerò Lo Stesso”, cantata quasi all’unisono col suo pubblico, una canzone d’amore senza confini, a quell’amore che c’è e ci sarà, sempre, nonostante tutto…(“io ti ascolterò quando non parli, quando non mi guardi, io ti vedrò lo stesso”).

Segue poi una versione voce e chitarra di “Sabbia Bagnata”, una canzone questa volta più amara, intrisa di quel senso di rabbia e disillusione che coglie in seguito alla fine di una storia, in cui la sabbia bagnata altro non è se non una metafora per indicare il fastidio derivante da frasi solo apparentemente convincenti che conducono inevitabilmente a una conseguente “presa di coscienza”.

Il finale è affidato al brano “Sai Che E’ Un Attimo”, storico singolo di assicurato successo, estratto dal primo album della cantautrice “Oltre le nuvole”. Ma per il pubblico non è ancora abbastanza…Paola, temporaneamente uscita di scena, viene richiamata sul palco per un’ultimissima canzone da intonare nuovamente insieme, spetta infatti a “Stringimi, Stringiamoci” la chiusura di una serata trascorsa all’insegna della condivisione, perché anche se la notte naviga veloce, noi non restiamo soli.

 

La Scaletta Paola Turci a Villa Ada – Roma incontra il mondo 2015:

 

Volo così

Stato di calma apparente

Io sono

Questa non è una canzone

Fuck you

Lettera d’amore d’inverno

Ragazzi bellissimi

Attraversami il cuore

Ringrazio Dio

Dio come ti amo

Quel fondo di luce buona

L’uomo di ieri

La felicità

Ciao ciao bambina (Pino Marino)

Non basterà (Pino Marino)

Io e Maria

Mi manchi tu

Questione di sguardi

Bambini

Dove colpire

Saluto l’inverno

Io ti amerò lo stesso

Sabbia bagnata

Sai che è un attimo

Stringimi Stringiamoci

 

 

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