Home > Recensioni > Paolo Benvegnù: Hermann

Un viaggio lungo un disco

Se l’ascolto di un disco fosse un rito sacro, Paolo Benvegnù vestirebbe perfettamente il ruolo di sacerdote. L’omelia si confonderebbe con la poesia e alle immagini da venerare si sostituirebbero le sequenze di un film mai scritto.

“Hermann”, terzo lavoro in studio del cantautore milanese, canta l’involuzione dell’uomo fatto di carne e peccato, di vita e tempo sprecato. Pare che a dare ispirazione sia stato un manoscritto di tale Fulgenzio Innocenzi, e poco importa sapere della vera esistenza di questo ingegnere meccanico prestato alla scrittura. Ciò che conta non è neppure il risultato, ma il viaggio. Dantesco o ulissiano che sia, quello del disco è un percorso necessario e illuminato.

Che Paolo Benvegnù sapesse cantare l’uomo e il suo amore, i suoi inferni privati e le sue gioie nascoste, ce n’eravamo accorti.

Al terzo disco – fuori dalla famiglia Scisma – non ha cercato effetti speciali, si è anzi spogliato di ciò che aveva per denudarsi e farsi intimità. “Hermann” è infatti un album capace di far arrossire cantante e ascoltatore, e per il quale non basteranno poche parole, né pochi ascolti.

Dunque: silenzio, si parte.

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