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Paolo Benvegnù: Il Sentimento è l’essenza delle cose

Avevamo ancora delle domande per Paolo. Domande a cui il tempo non aveva lasciato lo spazio. Lo abbiamo trovato in occasione del concerto a Schio (VI), ed è stato ancora uno di quegli incontri per cui si è grati del lavoro che svolgiamo. Paolo, te ne siamo grati.

Musica: quanto conta la sostanza rispetto all’immagine, o addirittura viceversa?
La musica è nettamente sostanza. Nel mio caso specifico è stato addirittura un bisogno, un percorso di formazione. Forse, sono addirittura arrivato al punto di abbruttirmi il più possibile, perché ciò che contava era raggiungere l’essenza delle cose. Non mi interessa nulla della musica fatta da intrattenitori, della musica come estetica; io cerco dalla musica una bellezza pura, e la bellezza come sai passa attraverso molte cose che possono apparire esteticamente in modo poco gradevole. La bellezza passa anche attraverso il dolore ad esempio, e nella sua essenza o purezza è bello. È qualcosa che lascia il segno, è entrare in uno spazio e uscirne completamente cambiati. Capisco il bisogno di un’estetica nell’arte, capisco anche l’uso dell’immagine, come nell’epoca degli Scisma, ma sono cose che spesso mi hanno anche fatto del male; comprendo ma non condivido. È contro la mia natura.

Quali sono i luoghi o i momenti di maggior ispirazione? Ci sarà stato un motivo per cui sono passati quattro anni tra un LP e il successivo…
Guarda, credo che dal di fuori si percepisca la cosa come la poni tu, mentre dall’interno può essere completamente differente. Dico ‘può essere’, perché per molti casi è una pausa di riflessione. Nel mio caso io non sono mai stato deconcentrato. Da quando faccio il cantautore non c’è stato momento in cui mi sono detto ‘Ok Paolo, è arrivato il momento di condensare due anni di ispirazioni’. Esiste, magari, da un punto di vista fisico, nel senso che tecnicamente organizzi il tuo lavoro in studio quando devi registrare. È come il momento dell’impressione sulla pellicola dell’immagine fotografata. Però dal punto di vista del vissuto artistico, io conosco soltanto questo tipo di vita che percepisce l’accadere sempre come momento artistico, e non parlo di attenzione all’uso degli strumenti o allo studio di soluzioni estetiche: parlo di attenzione alla vita, ai gesti inconsci, che sono quel materiale che parla di più delle parole stesse. Come ti dicevo il mio percorso attuale è volto all’essenza delle cose, dei sentimenti, di me stesso. Alla fine è questo vivere che ti appassiona, come l’amare incondizionatamente una cosa: uno stato tutt’altro che facile, che ti impone anche dei dolori, talvolta anche fisici. La mia esperienza mi ha portato a capire che è questa, comunque, l’unica strada per affrontare le cose, le persone, e verso l’Altro, quello con la A maiuscola.

Perché è blasfemo l’amore che conosce le parole?
Conoscere le parole ha un senso estremo. Conoscere le parole significa trattenerle, significa non usarle mai per il proprio tornaconto. Per esempio cosa differenzia a mio parere Baricco da Montale? C’è chi usa le parole per sedurre, e chi semplicemente non le usa. Nel caso del brano è blasfemia fermare le parole e non usarle, come è blasfemia farlo in questo mondo. Pensa all’Idiota di Dostojevski: è blasfemia essere ingenui in questo mondo corrotto. È blasfemia un fiore che non vuole morire. È blasfemia amare una persona che scopa con tutti. Ma… è sbagliato? O forse è quello il vero amore, perché è incondizionato?

Le stagioni del cuore secondo te. Come si sentono l’inverno e l’estate tra due persone?
L’inverno è quando si comincia a mentire, a non dire la verità. Io non l’ho quasi mai detta completamente fino a pochi anni fa, la mia vita è stata fatta di tante porzioni di verità. È da poco che riverso la verità completa in quello che dico e nei rapporti con le persone. Ma non accadeva per cattiveria, in questa vita si passano costruzione, decostruzione, processi di genesi e decadenza dell’ego. Qualche volta non ero nemmeno io consapevole della verità. Ed è per questo che posso dire che l’inverno è quel momento in cui parli e agisci diversamente da quello che senti. L’estate è quel momento in cui non hai bisogno delle parole.

Quante volte, infatti, la comunicazione gestita in modo irresponsabile genera conflitti, confusione, sovrastrutture. Che rapporto hanno le parole con gli esseri umani rispetto ai gesti, secondo te? E come può avvenire un livello di comunicazione sano?
Ognuno ha gli interlocutori che si merita. Se tu hai bisogno di soffrire per amore è ovvio che ti troverai un interlocutore particolarmente libertino. Se invece stai cercando di costruire qualcosa di diverso, per esempio la tua vita, cerchi un interlocutore che in qualche modo ti dia uno specchio o una lente di ingrandimento su ciò che hai in mente. Noi siamo come i cani. Io con l’altro, io contro quell’altro, io contro tutti, io verso tu, eccetera. Sviluppiamo spesso e volentieri un sistema di controllo delle forze in gioco. Non accade spesso che due persone siano come noi, tranquille e in posizione aperta ed estroversa. Molto spesso si inquadrano gli elementi in gioco, chi è più debole, chi ti può sostenere, chi ti può attaccare… Liberarsi di questi procedimenti e affrontare le persone nella loro umanità è un procedimento lungo una vita. Hai bisogno di abbattere le barriere, le strategie, e fare un lavoro dentro che non prevede scorciatoie. Questo discorso, traslato sulla comunicazione in senso civile, è ancora più problematico. Come diceva Pasolini, ogni comunicazione imposta è priva della spontaneità dei gesti, anche quando è positiva o didascalica. È il motivo per cui Pasolini si struggeva per lo scomparire della cultura contadina, una forma di comunicazione spontanea, che era appunto basata sui gesti. La parola era quasi onomatopeica; persa questa dimensione, ne abbiamo conquistato una dove la comunicazione ristagna. Io ho deciso di uscire completamente da questa dimensione, ed è per questo che quando salgo sul palco come il cantante dei Paolo Benvegnù, canto l’essenza più semplice delle parole che adopero.
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Sembra una dimensione di una bellezza recuperata da una depurazione di strutture inutili…
Sì è per quello che ritengo che mentre nella vita posso essere come un animale solitario, quando sono sul palco e canto la nostra energia e le nostre canzoni è come se mi trasformassi in una donna bellissima.

Un’ultima domanda: è ancora possibile credere nell’amore… e nel calore delle labbra?
Nel calore delle labbra sì. È una cosa bellissima che non possiamo controllare. Ci pensi a quanto è incredibile il miracolo che siamo? La bellezza del calore, del respiro, delle possibilità incredibili del nostro sistema di comunicare, di poter condividere una cosa percepita insieme… Anche quando sono arrabbiato con una persona, spesso mi capita di fermarmi e vederla, vederla respirare, i segni della vita che gli scorre dentro e… come si fa? Come fai ad arrabbiarti con un bambino, con una persona che si è comportata male? Avrà la sua vita, pagherà le sue colpe, e va bene così. Avrà la sua vita, ed io ho la mia a cui già pensare. Ma forse sono andato fuori tema. Qual era l’altra cosa?

Credere nell’Amore…
Sì. Perché devi credere a tutto. Se tu adesso mi raccontassi una storia, anche inventata, io ci devo credere; perché mi arricchisce. Se anche ne inventassi una per impressionarmi, per non crederci dovrei essere così bravo da saperla analizzare, individuare il valore assoluto e scorporarlo da quello che è la parzialità della tua visuale, delle tue distorsioni, la tua parte di ego. Invece per me è un’opportunità che posso cogliere di far mia un’altra prospettiva, sulla quale posso andare oltre rispetto alla mia. Non è così semplice, in quanto molto spesso non abbiamo il tempo e lo spazio interiore per potercelo permettere. E dunque ci devi credere nell’amore. Anche se ne hai sofferto. Anche se sei stato vittima di un carnefice, anche se hai sofferto pur essendo in una condizione pura, incondizionata, dedicata, nulla dice che ogni vittima ha virtù e ogni carnefice una colpa. Forse, la vittima ha bisogno di un carnefice per uscire da una situazione sbagliata, andare oltre, e conquistare il gradino successivo. Magari puoi soffrire perché l’altra persona non sapeva nemmeno dire a sé stessa ciò che aveva dentro, magari può farti male, ma puoi andare oltre. Quindi ritornando alla tua domanda, è un sentimento a cui devi credere, perché nell’andare oltre c’è la capacità di saper credere incondizionatamente in qualcosa. Nel momento in cui smetti di amare chiedendo qualcosa in cambio, ti accorgi che stai già amando, o imparando ad amare. Ed è una cosa che arriva.

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