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Paolo Rossi sul Primo Maggio 2016 di Roma: “Qualcuno potrebbe dire che ha meno senso di una volta”

Non solo musica al Concerto del Primo Maggio 2016 di Roma, o meglio non solo cantautori e musicisti. Piazza San Giovanni diventa in occasioni come queste teatro d’essay anche per artisti di diversa parrocchia, come nel caso del maestro Paolo Rossi. Sul prestigioso palco del Concertone, il comico si è voluto esibire (prima di perdere l’effetto della tachipirina, causa febbre!) con una sua personale interpretazione di “Ghemma” (celebre poesia dell’autore Stefano Benni) e successivamente, con la complicità del musicista Fausto Mesolella (già membro della Piccola Orchestra Avion Travel) e di Raiz (al tempo Gennaro Della Volpe, leader degli Almamegretta) con un omaggio a Gianmaria Testa (il cantautore italiano scomparso il 30 marzo scorso) intonando una delle sue canzoni più celebri canzoni, tesoro della cultura popolare italiana: “Al Mercato di Porta Palazzo” (2006). Momenti di ilarità conditi di lieve cinismo, tipico di un maestro della satira come Paolo Rossi che deve fare i conti oggi con una realtà artistica visibilmente impoverita e che necessità di reinventarsi per non morire. E proprio su questi temi ha voluto sfogarsi con noi di LoudVision dietro le quinte del Concerto del Primo Maggio 2016 di Roma.

Cosa pensi dei giovani che affrontano le tematiche sociali odierne?

Ciascuno dovrebbe fare sempre qualcosa nel proprio piccolo. Io ho una compagnia teatrale dove ci lavorano i giovani e cercano di adoperarsi al meglio. E poi c’è la strada, che ti dice sempre cose diverse dalla televisione e ti insegna molte cose.

E a proposito del tema del lavoro legato all’attività di un artista, considerando anche le nuove leve che fanno estrema fatica a emergere e a campare di questo mestiere?

Ehhh…una volta c’erano molti più spettacoli dal vivo, non c’era bisogno di diventar famosi. Quando ero bambino io c’erano le orchestrine che lavoravano e anche bene, c’erano i gruppi eccetera. Probabilmente bisogna reinventarsi per cambiare anche le carte in tavola.

E per quello che riguarda il teatro, la satira ha ancora voce in capitolo?

Oggi è davvero difficile fare la parodia di una parodia, imitare un imitatore. Anche qui occorre trovare nuove strade.

Come vivi questo Primo Maggio?

“Qualcuno” potrebbe anche dire che ha meno senso di una volta.

E allora cosa l’ha convinta allora a venire qui?

Beh, se devo essere sincero…mi hanno chiamato e sono venuto!

In Italia la satira può avere ancora un ruolo importante?

Certo, ma deve necessariamente cambiare. Ripeto, è difficile fare la parodia di una parodia o imitare un imitatore che poi ti imiterà meglio di quanto tu imiti te stesso. Lo so, sembra una battuta metafisica, ma io non me intendo perché in realtà sono nato metafisico!

Perché il lavoratori nel campo dello spettacolo non tutelano se stessi e i loro diritti, specie in simili circostanze?

Personalmente credo che il sindacato degli attori e degli artisti in generale sia a volte un paradosso. Voglio dire, noi siamo precari da secoli! Ma credo che questo succeda perché i lavoratori dello spettacolo sono molto divisi: non c’è unione, solo tanti piccoli clan che fanno fatica persino a scioperare (o se lo fanno, lo fanno persino nei giorni sbagliati!).

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