Home > Recensioni > Paradise Lost: In Requiem
  • Paradise Lost: In Requiem

    Paradise Lost

    Data di uscita: 21-05-2007

    Loudvision:
    Lettori:

La sorpresa di un una forma ritrovata

Sin dalle prime note di “Never For The Damned” si rimane sospesi: tra lo stupore di una profondità inaspettata e il déjà-vu di un tocco che si credeva ormai una fotografia lontana. Tutti i grandi nomi del gothic (e tutto ciò che sta nell’evo-involuzione goth) venuti fuori dal 1997 ad oggi possono fare le valigie e tornare da dove sono venuti: papà è rientrato a casa. Bentornati, Paradise Lost.
La monolitica ritmica chitarristica comincia a prendere terreno, e sono subito note apocalittiche, tensioni ad ampio respiro, break sincopati pieni d’atmosfera ed assoli acidi del più fine stampo stoner-doom. E se “The Enemy”, primo singolo estratto, ricorda nel suo riffing roccioso e monocorde, e nei cori accattivanti, una dimensione gotica dei Rammstein, episodi come “Ash & Debris” e “Requiem” riportano in alto le capacità del combo di Halifax di stimolare un dinamico groove sapientemente alternato ad attenuazioni più sfumate. Emerge dal contesto la bellissima ballad melodico-decadente “Praise Lamented Shade”, la cui intensità non teme il ripetersi della formula verse-chorus-verse. “Fallen Children” lascia inoltre il segno per la dicotomia tra motivi contemplativi e le percussioni ossessive ed animose. La restante parte del disco attinge, infine, al più pacato passato recente, il tocco di classe in un “In Requiem” decisamente completo e complesso al punto giusto: quello dove si usa descrivere la proposta piacevolmente raffinata.
Pur non essendo l’album dell’anno, e pur presentando scelte ritmiche in parte collaudate e poche altre soluzioni innovative, i Paradise Lost hanno una loro austera epicità, un timbro di classe e distinzione che gli permette d’essere sempre sopra la media. “In Requiem” è una grande prova di forza, e una nota d’orgoglio per un gruppo che sposa l’idea di un’evoluzione attenta alle tappe fondamentali di un passato di certo ingombrante, ma ugualmente onorevole.

Scroll To Top