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Parcheggi a Milano

Diciamolo pure, parcheggiare nella zona circostante l’Arena Civica è impossibile. Non c’è verso e pertanto è solo a due pezzi dalla fine della scaletta di Robert Plant e i suoi nuovi vecchi Band Of Joy che riusciamo a mettere piede nella venue.

Per quanto sia indubbiamente piuttosto emozionante sentire quella voce inconfondibile scandire le strofe della bellissima “Ramble On” e del bis “Gallows Pole”, va detto che la veste folk dei Band Of Joy stenta a lasciare il segno come dovrebbe, relegando quasi l’ugola d’oro dei Led Zeppelin ad un immeritato anonimato o talvolta ad un’impressione di forzatura. È altresì importante sottolineare la caparbietà del biondo Robert nel rinnovare ed evolvere continuamente la propria essenza musicale, senza cedere a lusinghiere e remunerative proposte di reunion della storica band del dirigibile che rovinerebbero la magia che fu.

Il pubblico è nel frattempo stimato poco sotto le diecimila unità quando giunge il momento dell’esibizione di Ben Harper. Il bluesman californiano fa il suo ingresso da solo sullo stage, con una semplicità espressa fin dal semplice abbigliamento jeans e t-shirt bianca, lasciando i tattoo maori che ricoprono interamente le sue braccia ben in vista. Ed è subito “Burn One Down”, solo voce e chitarra acustica ad iniziare lo show su una scia emotiva. Il pubblico acclama a gran voce, la band fa il suo ingresso sul palco e sulle prime note della sognante “Diamonds On The Inside” il concerto entra nel vivo. Tutti cantano insieme a Ben l’orecchiabile ritornello ad oltranza finché il musicista, quasi scusandosi, attacca la intro del nuovo “Masterpiece”.

L’esibizione è un susseguirsi di grandi momenti musicali che hanno costellato la carriera di questo talento, dalla scoppiettante “Burn To Shine” al nuovo singolo “Rock N’ Roll Is Free” a “Walk Away”, infuoca di blues con la lap steel di “Ground On Down” passando per le altre hit. Sorprende la sensibilità con cui il Ben Harper uomo si pone nei confronti del suo pubblico, scusandosi per la propria ignoranza nel non conoscere altre lingue oltre all’inglese, spiegando il suo concetto di famiglia e amicizia in relazione alla famiglia di Mike V. E soprattutto sentendosi umilmente fortunato nel fare ciò che gli piace.

Ma lo zenith della serata viene senz’altro raggiunto nel momento in cui viene eseguita “Where Could I Go” tratta dal bellissimo “There Will Be A Light”. A metà del brano Ben zittisce tutto il pubblico e inizia a cantare a pieni polmoni da bordo palco senza microfono regalando un momento di pura emozione da pelle d’oca.
Poco meno di due ore di show che si concludono in un tripudio di fan adoranti che continuano a cantare “With My Own Two Hands”. Unica nota negativa il mancato duetto con Robert Plant che un po’ tutti attendevano.

Burn one Down
Diamonds On The Inside
Materpiece
Number With No Name
Rock’n’roll Is Free
Burn to Shine
Lay There & Hate Me
Walk Away
Forever
Don’t Give Up On Me Now
Ground On Down
Dirty Little Lover
Where Could I Go
Better Way
Ohio (cover di Crosby, Stills, Nash & Young cover)
ENCORE:
Clearly Severly
With My Own Two Hands

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