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    Park Avenue

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Morbo di Park

Niente di nuovo da dire, ma ben detto. Il pop rock dei novaresi ammicca un po’ al mercato indipendente, un po’ alla generazione MTV. Di vocazione britannica (Stereophonics e Keane su tutti), la band infila una serie di hook melodici, passando attraverso brani chitarristico-elettronici in stile neo wave, ballate radiofoniche e composizioni semi acustiche.
Curati nei dettagli, particolareggiati, sorprendentemente sopra le righe per una band nostrana. Ma, valicati i limiti transfrontalieri, davanti al più maturo mercato europeo, di nuovo un numero tra tanti. Il morbo che hanno quasi tutte le aziende del made in Italy.

Un songwriting brillante di compiaciuta imitazione. Che poi è un po’ la filosofia di tutti i prodotti rivolti all’fm. Ma i Park Avenue, figli di una globalizzazione musicale che finalmente ha investito il restio orecchio italiano, hanno dalla loro la capacità di sintesi. Sintesi di tutto ciò che è stato sino ad oggi il pop rock. In un unico album.

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Contro

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