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Pasolini: diario di un incontro

Posti vuoti.
Una statua di legno di Joyce attende con statica pazienza inanimata la performance dei Tre Allegri Ragazzi Morti: “Pasolini: Diario Di Un Incontro”.
Una, due, tre persone entrano.
Voci, attesa, buio… silenzio, è l’Inizio.

Salgono sul palco tre personaggi mascherati, due musici Enrico (chitarra) e Luca (batteria) e un disegnatore Davide che dalle sue mani farà nascere la storia di un grande artista italiano: Pier Paolo Pasolini.
Un proiettore per illuminarci di immagini e note per accompagnarci all’interno di una realtà diversa.
Tutto ha inizio con le parole del Maestro che come un testamento esistenziale ci indirizzano alla sua personalità, parole che ardono di intenti, di energia illustrando il pensiero di una figura che in Italia è stata storpiata e trasformata in un controtipo; idee sulla tecnologia e sullo sviluppo, frasi che forse varrebbe la pena ascoltare e su cui riflettere.
Foglio bianco, pennello e tempere.
L’estro di Davide Toffolo inizia a creare immagini in successione, contornate e penetrate da citazioni del Poeta, prima una linea impercettibile ad ingabbiare l’idea da concretizzare e poi colore per dare vita, il nero per le immagini e per i pensieri da sfondo e poi il rosso delle parole gridate, colpevoli di importanza e del sangue.
I disegni sembrano muoversi, crescere e metamorfizzarsi davanti agli occhi degli spettatori, c’è chi fa foto, chi osserva colpito dal susseguirsi di linee da cui far nascere idee e domande e chi, non riesce a chiudere la bocca dallo stupore, il pubblico è rapito, è unito dal silenzio e ha gli occhi all’interno dello schermo.
Nessuno viene lasciato solo, si viene condotti all’interno del viaggio dalle note dilatate in chiave acustica dei brani più importanti dei Tre Allegri Ragazzi Morti, come “Mai Come Voi”, “Piccolo Cinema Onirico” e “Non Mi Manca Niente” creando così il flusso temporale in cui quel mondo disegnato si evolve e prende dapprima un’aurea di magica fantasia e poi di melanconia verso un personaggio che alcuni hanno vissuto e altri devono ancora scoprire.
Si arriva ad un punto in cui disegno, voce e musica si incontrano e si compenetrano, senza mascherarsi, anzi, con il giusto equilibrio proseguono dando tridimensionalità alle emozioni. I Tre si rivestono di un’aspettata “teatralità” facendo pienamente partecipare l’osservatore al loro moto interiore, attuando una trasfusione emotiva totale.

Fine.
(Applausi)

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