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Passione Tortourr

Hai ragione, considerando il rapporto tra durata dell’apparizione e fama, Jesus è sicuramente il personaggio più efficiente che abbia mai interpretato. John Turturro conviene con noi sul mitico giocatore di bowling del Grande Lebowski, che con soli 3 minuti e mezzo è entrato nell’immaginario collettivo di un’intera generazione. Cosa c’entra questo con “Passione” e la canzone napoletana? NIENTE. Però era un’occasione che nessuno si sarebbe lasciato sfuggire.

La star di Hollywood è infatti giunta a Civitavecchia solo per godersi l’ennesima tappa del tour che ha portato nelle piazze italiane il suo ultimo film da regista, quel “Passione” che è un omaggio a Napoli e al suo patrimonio musicale. Tutti i suoi principali interpreti sono presenti stasera per dar vita a uno spettacolo che si muove schizofrenicamente tra risa, sorrisi e brividi, in una fedele rappresentazione sonora della città partenopea. Inizia Pietra Montecorvino, aggredendo il cuore del pubblico con una voce vibrante profonda disperazione come il mare di notte, sporcandone l’anima come solo secoli di miseria e sole potrebbero. Una creatura antica, che ride come una bambina quando le diciamo che il suo amico James Senese suonava 2 sassofoni contemporaneamente, Non ci credo, dice, Lo facevo giusto pe’ ffà na strunzat, conferma James.

C’è un inquieto Gennaro Cosmo Parlato che vortica in Vesuvio di sigarette sempre accese e poi sale sul palco infiammando anche il pubblico con una stupenda “‘O Sole Mio”. Raiz arriva giusto in tempo per esibirsi, con la sua voce che non tutti vorrebbero e nessuno saprebbe imitare. “Nun Te Scurdà” e un’intensa “Era De Maggio” ci lasciano senza parole. Le ritroviamo per ridere con Peppe Barra, santone della cultura napoletana che ci intrattiene con “Don Raffaè” e “Tammurriata Nera”. Poi tutte le voci, anche le nostre, si fondono in “Napule è”.

Uno spettacolo brutalmente verace, ne vedi il sangue – azzurro – in ogni nota. E fa sorridere che sia nato tutto dall’idea di un attore americano, la cultura glocale, si dice. Ma quale cultura globale, locale e glocale. Prima di trafiggerci il petto col suo sassofono, il leggendario James Senese, proprio lui che è figlio di una “Tammurriata Nera”, ci confida che in 50 anni di carriera in giro per il mondo non ha mai voluto imparare l’Inglese. Pecché so’ Napulitan, c’aggia fà.

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