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  • Patrick Watson: Close To Paradise

    Patrick Watson

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Da Montreal a Buckley (Jeff)

Ha già un altro disco alle spalle, ma di lui si è parlato molto poco. Probabile anche che i più attenti ne abbiano ascoltato la voce al servizio della Cinematic Orchestra e che ne abbiano sentito parlare in qualche angolo come di uno di coloro che sono stati conquistati da “Grace” di Buckley.
“Close To Paradise” è quanto di più vicino ci si possa attendere da un disco che giace quasi in segreto in quel di Montreal e senza grossi clamori conquista man mano gli ascolti di chi voglia ancora struggersi su corde che sembravano definitivamente annegate in acque turbolente.
Uno di quesi dischi, insomma, che se lasciato come guida vi potrebbe portare chissà dove senza nemmeno chiedervelo. Non ce ne vogliano gli intransigenti di Devendra o coloro che sono (ancora?) ammaliati da Sufjan Stevens perché ce n’è anche per loro.
Un disco che entra sotto pelle dopo i primi ascolti e punta dritto al cuore, nelle sue molteplici varianti, nelle sue tredici situazioni che rimangono adese a tutto tranne che ad una formula collaudata. È un rock atmosferico, qualcosa che fa di “Daydreamer” non solo una traccia del disco ma un biglietto da visita vincente. Qui e là altri riferimenti, come quella “Man Under The Sea” nella seconda parte del cd che non ci fa rimpiangere il cosiddetto bello dei Radiohead o che ci ricorda qualcosa di Otis Redding giù in fondo a “Bright Shiny Lights” che chiude il lavoro.
Da qualche parte c’è anche una foto di Billie Holiday, ma non siate così poco delicati da farglielo sapere. Partite comunque da “The Great Escape” e da lì in poi, sempre più prossimi al Paradiso.

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